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giovedì 30 agosto 2012


Non ho potuto fare a meno di inserire questa notizia trovata su TMNEWS. Primo perché di questo problema ne avevo già parlato in passato. Secondo perché siamo tutti, o quasi, in regime di dieta. Terzo perché trovo il filmato molto divertente, con quelle donne obese ma con l’immancabile micro-bikini! Sem vergonha mesmo, né??

Rio de Janeiro (TMNews) - Il Brasile vanta un certo culto per il corpo: muscoli scultorei e curve provocanti invadono le spiagge, dopo faticosi allenamenti e un regime alimentare attento ed equilibrato. Ma non vale per tutti: il 48% della popolazione brasiliana è, infatti, in sovrappeso e almeno il 16% clinicamente obeso.Il perché è presto spiegato, i ritmi di vita sempre più frenetici tolgono tempo alla cura del corpo e una cattiva alimentazione ne è la conseguenza."Ci sono dei giorni che esco di casa alle 13 - dice questa ragazza - non ho tempo di pranzare così mangio delle patatine fritte".Vita sedentaria e alimentazione squilibrata aumentano il numero degli obesi in tutto il paese. Con quello che ne consegue in termini di problemi di salute con malattie come diabete e ipertensione. Tanto che molti ricorrono alla chirurgia.Solange ha 38 anni e pesa 123 kg. Si è sottoposta a un intervento di bypass gastrico e ora, grazie a un dieta a base di frutta e verdura ha già perso 15 dei 50 kg in eccesso."In media - spiega questo chirurgo - con il bypass un paziente perde circa l'80% del peso in eccesso. Ovviamente poi dovrà essere accorto per il resto della vita con una giusta alimentazione, con controlli medici e anche un supporto psicologico".Se non si corre ai ripari, a questi ritmi nel giro di pochi anni il problema dell'obesità in Brasile potrebbe raggiungere livelli preoccupanti, paragonabili a quelli degli Stati Uniti. Una situazione d'allarme che medici e autorità sperano di evitare.(Immagini AFP)

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La notizia è “curiosa”, considerando il periodo che stiamo vivendo. E per la verità non è nemmeno molto chiara, dato che non chiarisce se questi soldi sono lordi o netti. E nemmeno dà un’idea di quanto sia il costo di vita in Norvegia. Ma è certo che stiamo parlando di molti soldi (quasi 12.000 euro al mese). Sarà certamente un lavoro durissimo e in estreme condizioni, ma un pensierino lo si potrebbe anche fare…

Norvegia, 143.000 euro non bastano: gli impiegati del settore petrolifero in sciopero

Il settore è in crescita, Oslo non accusa la crisi e i lavoratori chiedono gli aumenti
Vivere con 143.000 euro l'anno può essere un problema, per qualcuno, e quindi è giusto scioperare per avere un aumento. In Norvegia i lavoratori del settore petrolifero, la cifra indicata è la paga media di ciascuno di loro (in Inghilterra un impiego analogo vale 74.000 euro), da mesi sono in vertenza per ottenere un salario migliore.
LA CRISI QUI NON C'È - Può sembrare una bestemmia, ma in realtà la Norvegia non è stata toccata dalla crisi che ha colpito il resto del mondo e la pretesa dei lavoratori, che ad agosto ha portato i lavoratori sulle piattaforme a 16 giorni di sciopero (chiedevano anche il diritto alla pensione anticipata) e che dovrebbe portare quelli dei servizi a terra ad altrettanto, è legittima. Ed è legata saldamente alle proteste degli insegnanti, degli impiegati pubblici, di quelli del servizio aeroportuale.
SETTORE IN CRESCITA - La Norvegia nel secondo quarto del 2012 ha registrato un'economia in crescita del 5% su base annuale, non ha debiti, ha il bilancio in attivo e ha ammassato 600 miliardi di dollari (120.000 dollari per cittadino, poco più di 95.500 euro a testa) derivati dal petrolio in un fondo sovrano. I lavoratori arrivano a frotte, e il settore petrolifero - che vale circa un quinto del pil - è in grado di accoglierli quasi tutti. Ecco perché il settore richiede un aumento.
GLI INVESTITORI ESITANO - La competizione può migliorare ulteriormente la condizione dei lavoratori in quello che è il terzo esportatore mondiale di petrolio (in Australia gli stipendi stanno rapidamente raggiungendo gli stessi livelli, e i lavoratori norvegesi chiederanno aumenti ulteriori per evitare il trasferimento), ma paradossalmente farà del male alla Norvegia in termini di competitività. Ryan Lance, amministratore delegato delle raffinerie ConocoPhillips, spiega: «Quello che sta accadendo rende il paese meno competitivo di come era una settimana, due settimane o un mese fa in termini di investimento. È sempre un paese attraente, ma lo diviene sempre meno».

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mercoledì 22 agosto 2012


Io non capisco se veramente la gente non pensa o se i problemi se li vanno apposta a cercare.

Hanno appena passato il testimone dei Giochi Olimpici a Rio, e il video della canzone ufficiale proposto dai quei geni della Prefettura di Rio de Janeiro è già fonte di polemica.

Ma perché associare sempre il Brasile come il paese delle spiagge, delle belle donne e del samba? Perché mostrare un fantomatico dio greco Dionisio con un bicchiere di cerveja in mano, così ubriaco da cadere a terra? Più che un promo dei Giochi Olimpici sembra uno spot turistico su Rio. Non c’è nessun riferimento ai Giochi, nemmeno una allusione a qualche sport. Ma dove cazzo hanno la testa questi signori?

Cena com homem caindo de bêbado no clipe da Rio 2016 causa polêmica

Para diretor do vídeo encomendado pela Prefeitura do Rio, trecho não denigre a imagem da capital fluminense no exterior. Comente no final

Criado para apresentar a canção-tema das Olimpíadas de 2016, o clipe “ Os Grandes Deuses do Olimpo visitam o Rio de Janeiro” tem causado polêmica nas redes sociais. Além de não fazer referência a qualquer esporte olímpico ou mesmo às transformações que a cidade está vivendo, um trecho do vídeo lançado na segunda-feira mostra um homem caindo no chão nas proximidades da Central do Brasil com um copo de cerveja na mão, como se estivesse bêbado.

O personagem é interpretado pelo artista plástico Ernesto Neto, uma das celebridades convidadas a dar vida a alguns deuses da mitologia grega no clipe. Ele, no caso, interpretou Dionísio, divindade do vinho, daí viria a lógica de sugerir a embriaguez. Entre os outros famosos que aparecem no vídeo estão Rodrigo Santoro, como Apolo, o deus do sol, e Carolina Dieckmann, como Afrodite, a deusa do amor.

Na internet, a cena gera protestos. “Um vídeo que só fala de festa e com um cara bebendo e caindo não é uma boa imagem para ninguém. Esse vídeo também deveria mostrar as pessoas trabalhando”, lamentou a internauta Luana Ramos da Costa Bravo, no iG. “O foco deveria ser as Olimpíadas e não aumentar a divulgação da imagem que o estrangeiro tem do Rio: uma cidade da gandaia, bebedeira e favela”, protestou outro internauta, Herson de Souza.

Encomendado pela Prefeitura do Rio de Janeiro, o clipe foi dirigido por Estevão Ciavatta, da Pindorama Filmes. Para ele, a polêmica é desnecessária já que a cena não denigre a cidade no exterior.

“É uma coisa teatral, o Ernesto estava representando um deus. O que é ruim para a imagem do Rio são os mendigos e a falta de educação e saúde no Brasil que faz com que o País fique em 22º nas Olimpíadas. Não é uma pessoa beber cerveja”, alfinetou, citando a posição que o Brasil ficou no quadro de medalhas nos Jogos de Londres.

Entre as críticas feitas à cena está o fato de mostrar bebida alcoólica em vídeo feito para exaltar a chegada de uma competição de práticas esportivas, geralmente associadas à saúde. Ciavatta ressaltou, no entanto, que o vídeo não é institucional e, sim, artístico.

“O trecho em questão é muito pequeno. O clipe tem outros valores passados que são tão fortes quanto. Para mim, é um clipe da alma carioca. Encarei dessa maneira. Não estou encarando como um convite ao esporte. E, sim, um convite à cidade aos deuses do Olimpo”, argumentou o diretor, marido da atriz Regina Casé, que também participa do clipe.

Procurada pela reportagem, a Prefeitura do Rio de Janeiro não se manifestou sobre o assunto. Pasta responsável pelo vídeo, a Secretaria Municipal da Casa Civil não informou como será a estratégia de divulgação e nem quanto foi gasto na produção.

A polêmica com o trecho do deus grego embriagado não foi a primeira envolvendo o clipe oficial que marca o início da contagem regressiva para as Olimpíadas Rio 2016. Torcidas do Fluminense e Botafogo ficaram indignadas com o fato de aparecerem apenas Flamengo e Vasco no vídeo. Entre as escolas de samba, só Portela e Vila Isabel foram prestigiadas, gerando reclamações de outras agremiações do carnaval carioca.

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martedì 21 agosto 2012


Nonostante la crescita economica, che ha portato il paese a superare il Regno Unito e consolidare il sesto più grande prodotto interno lordo (PIL) di tutto il mondo, il Brasile è ancora una nazione delle grandi disuguaglianze sociali.Secondo la relazione sulle città latino-americane da parte delle Nazioni Unite per gli insediamenti umani (UN-Habitat), il Brasile è il quarto paese più diseguale in America Latina nella distribuzione del reddito, dietro a Guatemala, Honduras e Colombia.
[Ancora con questa storia del PIL? Ma non hanno capito che non serve a niente questo dato?]

onu-americalatinaIl Brasile, tuttavia, negli ultimi decenni sta facendo progressi nella lotta contro le disuguaglianze. Secondo lo studio, il paese era nel 1990, il numero 1 nella classifica delle nazioni con la distribuzione del reddito peggiore.
[Caspita, che progresso! In 22 anni è sceso di 3 posizioni. Complimenti per lo sforzo!]

Secondo l'indagine, "Estado de las ciudades de América Latina y el Caribe 2012- Rumbo a una nueva transición urbana", pubblicato oggi (martedì 21), l'America Latina è la regione più urbanizzata del mondo. Il rapporto prevede che il tasso di popolazione urbana raggiungerà il 89% nel 2050. Il tasso di urbanizzazione in Brasile era il più grande in America Latina tra il 1970 e il 2010. Oggi, 86,53% della popolazione vive nelle città.
La rapida crescita, tuttavia, non ha portato lo sviluppo delle regioni urbane che soffrono di problemi di infrastrutture, alloggi, mezzi di trasporto, inquinamento e la sicurezza pubblica.
[E’ proprio il caso di dire “vado a vivere in campagna”]

arteonu-2Inoltre, cinque città brasiliane sono tra quelle con la distribuzione del reddito peggiore tra gli strati della popolazione in America Latina: Goiania, Fortaleza, Belo Horizonte, Brasilia e Curitiba. Lo studio evidenzia la forte crescita del PIL del Brasile dal 1970 al 2009, lasciandosi alle spalle il Messico ei paesi che compongono il Cono Sud - Argentina, Cile, Uruguay e Paraguay. Oggi, il PIL del Paese rappresenta il 32% del PIL totale dell’America Latina. Eppure, se si considera il PIL pro capite, il Brasile occupa un posto modesto 13 °, poco più di 4.000 dollari l'anno, al di sotto della media dell'America Latina e dei paesi più sviluppati della regione, come il Messico, Cile, Argentina e Uruguay, e anche il Venezuela, che ha l'economia molto più dipendente dal petrolio.
[Questo PIL ormai ai brasiliani non glielo levi più dalla testa. E nonostante questo, il Brasile occupa la 13° posizione su 22]

Il Brasile perde ancora col problema della povertà per la maggior parte dei vicini . Poco più del 20% della popolazione vive in condizioni di povertà o di indigenza, una percentuale superiore a quella in Uruguay, Argentina, Cile e Perù. Costa Rica e Panama sono anche davanti a Brasile, con il più basso tasso percentuale di povertà urbana.
[Capito? Paesi come Uruguay e Costa Rica hanno meno poveri del “grande” Brasile]
Tuttavia, il numero dei poveri e bisognosi in Brasile si è dimezzato in due anni: dal 41% nel 1990 al 22% della popolazione nel 2009. Argentina e Uruguay ha anche ridotto della metà il numero di persone povere, che ora sono il 9% della popolazione in entrambi i paesi. Ma il Cile è stato il vincitore nella lotta contro la povertà, con una riduzione del 70% - 39% nel 1990 al 12% nel 2009 la percentuale di persone povere del paese.
[Quindi, ricapitoliamo: in 19 anni il Brasile ha “ridotto” (anche se sappiamo tutti bene come la Dilma ultimamente è riuscita a diminuire drasticamente il numero dei poveri con una strategia degna di lei – non è un complimento) di circa il 45% i poveri del suo paese. Argentina e Uraguay circa il 50% e il Cile un bel 70%]

Secondo il ricercatore Vittrup Erick, il maggior funzionario delle Nazioni Unite per gli insediamenti umani (UN-Habitat), oggi ci sono 124 milioni di poveri che vivono in città dell’America Latina, il che equivale a circa il 25% della popolazione totale. Di questi, 111 milioni vivono in baraccopoli.
UN-Habitat considera come poveri quelle persone che vivono con meno di 2 dollari al giorno. "Se non si fa nulla per cambiare questa situazione, in tutto il mondo, tutte le famiglie urbane di oggi, che rappresentano 3,5 miliardi di persone, vivranno in baraccopoli entro il 2050," ha detto.

Vediamo più in dettaglio ciò che la relazione parla del Brasile:
Risanamento: lo Studio di UN-Habitat mostra che il Brasile è solo 19° in America Latina nella cura dei servizi igienico-sanitari. Secondo l'indagine, poco più del 85% della popolazione urbana dispongono di servizi igienici in casa, e le città intermedie sono più svantaggiate in questo senso.
Acqua: Erick Vittrup sottolinea che, sebbene quasi tutto il territorio brasiliano è coperto da approvvigionamento di acqua corrente, ci sono ancora problemi di approvvigionamento nelle favelas e nelle zone alla periferia della città, dove le interruzioni di fornitura accadono con una certa frequenza. "La qualità delle acque in molte regioni è anche pessima perché c'è scarsa copertura degli impianti di trattamento," ha aggiunto.
Favelas: Il Brasile è il 14° paese in America Latina, dice il rapporto, con più persone che vivono nelle baraccopoli. A livello nazionale, il 28% della popolazione vive in comunità con infrastrutture carenti, la maggior parte in una situazione informale. L'indice degli abitanti delle baraccopoli in Brasile è superiore alla media latinoamericana, che è  del 26%.
Inquinamento: Il sondaggio dice che il Brasile è il secondo più grande inquinatore in America Latina, responsabile delle emissioni di gas che provocano il 23% dell'effetto emissioni nella regione. La percentuale è pari alle emissioni di tutti i paesi dei Caraibi aggiunti i quattro paesi del Cono Sud. Il Brasile è secondo solo al Messico, che è responsabile della produzione del 30% di gas inquinanti nella regione. Secondo il sondaggio, il 77% dell'anidride carbonica emessa nella città di São Paulo provengono da mezzi di trasporto individuali, come le autovetture, furgoni, autocarri e motocicli. E’ la percentuale più alta del Brasile
Trasporti: San Paolo viene anche citata in studiare come una delle città brasiliane più colpite dal traffico. Secondo il rapporto, ogni occupante di una macchina produce in numero di ore, la congestione 11 volte maggiore di un passeggero di autobus. Sempre secondo lo studio, gli ingorghi della capitale causano un costo aggiuntivo di gestione del 15,8% per il trasporto pubblico.
Violenza: Il rapporto afferma che la violenza e la criminalità sono considerati, secondo i sondaggi, le principali preoccupazioni dei cittadini latino-americani. Il tasso di omicidi annuo nella regione è la più alta del mondo, con più di 20 morti ogni 100 000 abitanti."Rio de Janeiro era rimasta nella top 10 delle città più violente. Ora, le città sono più insicuri sono in Guatemala e Messico. Ma il Brasile ha ancora città molto violenti ", dice Erick Vittrup. Lo studio dice anche che il Brasile è uno dei paesi con il più alto tasso di omicidi di donne del mondo, rimanendo in 11 ° posizione in America Latina.
Futuro promettente in vista: Lo studio delle Nazioni Unite- Habitat rileva che, nonostante i problemi e le sfide nelle città in via di sviluppo, il Brasile e l'America Latina stanno per sperimentare un nuovo ciclo di transizione urbana, che mira a garantire "un sostanziale miglioramento della qualità della vita nelle città", con l'uguaglianza e la sostenibilità.
[Qui i commenti non sono necessari]

Lo studio afferma inoltre che "uno dei più famosi e di successo" dell’America Latina rispetto alla regolamentazione delle città, è la Lei de Responsabilidade Fiscal, adottata in Brasile nel 2000. La legge impone un controllo sulla capacità di indebitamento e di equilibrio dei conti pubblici, e vieta l'accumulo di deficit in un periodo di governo ad un altro.

Per Erick Vittrup, le principali soluzioni per le città è quello di promuovere politiche di armonizzazione e la coesione territoriale, di accelerare il ritmo delle riforme urbane e dedicare più sforzi nelle città di monitoraggio. Per lui, nessuna esperienza, la capacità, le risorse e la consapevolezza politica di migliorare la qualità della vita nelle città. "La sfida principale è come sviluppare gli strumenti per affrontare le forti disuguaglianze all'interno delle città", conclude.

Tradotto e adattato da Globo.com
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lunedì 13 agosto 2012


fonte: Folha.com

O 22º lugar no quadro final de medalhas de Londres já não foi nada brilhante.

Mas muito pior foi o Brasil na Olimpíada de 2012 se levado em conta o tamanho da sua delegação, da sua população e da sua economia.

Mesmo com um aumento de 44% nos repasses da Lei Piva, a principal verba de financiamento do esporte no país, o Brasil só aumentou em dois pódios (uma prata e um bronze) seu desempenho em relação a Pequim-2008.

O que significa um aumento de 13% nas premiações, suficiente para fazer a sede dos próximos Jogos subir só uma posição no quadro geral. Mas, de força intermediária no número absoluto de pódios, o Brasil vira "turma do fundão" quando se verifica sua produtividade.

Em um ranking com a divisão do número de atletas inscritos pelo número de pódios, o Brasil ficaria em 51º lugar entre os 85 países que ganharam medalhas em Londres.

Foram 258 brasileiros nos Jogos. Entre os países que mandaram aos menos 200 atletas, só Canadá e Polônia foram menos premiados.

Pior ainda é a colocação do Brasil nos rankings de produtividade por tamanho da população e pelo PIB (produto interno bruto). No primeiro, o país seria apenas o 68º, e, no segundo, o 70º. Tanto em população quanto no tamanho da economia o Brasil está entre os dez maiores do mundo.

Com a exceção das potências Estados Unidos e China, nenhum país que terminou a Olimpíada de Londres com mais medalhas do que o Brasil tem uma população maior do que a brasileira.

Oito nações que superaram o Brasil têm menos de 20 milhões de habitantes, ou população menor do que a residente na Grande São Paulo. Mesmo decadente esportivamente e com um PIB que não chega a 2,3% do brasileiro, Cuba ficou sete posições à frente no quadro, com duas medalhas de ouro a mais.

A equipe enviada pelo COB não pode se orgulhar de formar um time competitivo na maioria das modalidades. O Brasil subiu ao pódio em oito esportes diferentes, número idêntico ao registrado em Pequim, há quatro anos.

A Espanha, que ganhou as mesmas 17 medalhas que o Brasil, foi premiada em 11 modalidades diferentes. A equipe nacional não teve o gosto de ganhar uma medalha no mais nobre dos esportes olímpicos.

No atletismo, só quatro dos países que ficaram à frente do Brasil --Coreia do Sul, Holanda, Coreia do Norte e Espanha-- não medalharam no atletismo. Na natação, os brasileiros ficaram sem ouro.
Nas duas modalidades, assim como na vela, o número de finais disputadas por atletas brasileiros caiu.

PAULO COBOS
EDITOR-ADJUNTO DE 'ESPORTE'

Brasil: campeão mundial em Mortes no Trânsito (1520)
(07h43) há 3 horas
Eu não me importo muito com nosso desempenho olímpico, mas me incomoda saber que somos a 6ª ECONOMIA do planeta mas apenas o 84º colocados no Rankind de Desenvolvimento Humano da Onu (IDH) e 82º colocados no ranking de Educação da Unesco.
Este país nunca vai formar atletas se antes não souber formar CIDADÃOS.
Baba O Railly (1714)
(10h22) há 43 minutos
Ao contrário do mundo civilizado, isso aqui ainda é "terra de ín-dio". Pregui-çosos e indolentes como somos, JAMAIS IREMOS A LUGAR ALGUM. Estudo e trabalho duro, é o que faz o País avançar.Enquanto essa mentalidade do "levar vantagem" não for eliminada do "imaginário popular", não seremos nada além do que um País de acomodados.Acorda Brasil
Ademir Dalalibera (436)
(10h20) há 45 minutos
Ridiculo, se você pegar grande parte da população mal sabe assinar o nome, saúde, educação, segurança, empregos decentes inexistem , auto-estima zero, ai querem passar para o mundo a imagem de que aqui todo mundo é feliz com uma vassoura na mão, este país tem muito que se desenvolver a começar pelo povo que aceita tudo numa boa, adianta muito jogar milhões e milhões fora se de nada vai mudar o bem estar geral da população, ficam dando bolsa esmola ao invés de investir em educação e trabalho.
Alexandre Galvão (12)
(09h44) há 1 hora
O cocozinho do Neymar nem fez nada e nem esta ai pois o que importa e o salario dele de R4.000.000,00 todo mes.O que importa e talco no pe dele
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mercoledì 1 agosto 2012


Chi ha più di 40 anni si ricorderà certamente di quella pubblicità della grappa Bocchino con lo scomparso Mike Bongiorno dove, dalla vetta del Cervino, gridava la sua frase famosa “Sempre più in alto!”.

Bene, il Brasile sta diventando come questa grappa, nel senso che se ne assumi troppo fa male, ma anche per l’incredibile ascesa in tutti i campi.

E’ di ieri che il Venezuela si è unito agli altri Stati del Mercosul (Mercato Comune del Sud) e la nostra beneamata Dilma non ha perso l’occasione di esternare la “sua” supremazia prendendosi tutto il merito. Infatti possiamo trovare sui giornali frasi come:

"O Mercosul se transforma agora na quinta economia mundial", com um Produto Interno Bruto (PIB) de US$ 3,3 trilhões, e se consolida como uma "potência" nas áreas de energia e produção de alimentos, declarou Dilma Rousseff ao oficializar a entrada da Venezuela como quinto membro do bloco…
Dilma deu uma "calorosa boas-vindas" a "todo o povo venezuelano" ao Mercosul, que agora passa a ser uma zona econômica com 270 milhões de habitantes e que representa 70% da população sul-americana…
"Isso inspira a perspectiva de o Brasil vir a se transformar na quinta economia do mundo, possivelmente ao final da próxima década em que estamos ingressando"… e via discorrendo.

Ora, al di là del fatto che queste affermazioni siano vere o false, è proprio necessario che sia sempre la Dilma a parlare? Sarebbe merito suo se il Venezuela si è aggregato agli altri paesi? Perché solo il Brasile potrà diventare la quinta economia del mondo? Ma perché questa donna non impara un po’ di diplomazia e la smetta, almeno per un attimo, di atteggiarsi a grande padrona del mondo? Ma nessuno ha insegnato a questa donna un poco di umiltà? Ma evidentemente la modestia è una virtù che ben pochi brasiliani hanno.
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