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venerdì 9 marzo 2012

Il Brasile non paga i debiti


La Giustizia italiana ha condannato mercoledì scorso il governo brasiliano a pagare 15,7 milioni  di euro (R$ 36,4 milioni) e ha bloccato i conti bancari  del Ministero degli Esteri brasiliano, per coprire il deficit di un presunto debito applicato dal Valec – impresa pubblica brasiliana che si occupa dei trasporti e delle ferrovie – con cui l'azienda italiana ha sviluppato progetti per il treno ad alta velocità  Rio-São Paulo.

La condanna, per una causa giudiziale che discute di un debito totale di 261,7 milioni di euro (R$ 607,8 milioni), è partita dal Tribunale di Arezzo, in Toscana, e impedisce l'uso delle risorse da parte dell'Ambasciata del Brasile a Roma e dei suoi consolati, e che impone restrizioni al pagamento del personale e delle spese.

Secondo gli atti, il Brasile non ha presentato nessuna difesa per la sentenza che ha imposto il debito nel mese di settembre dello scorso anno, che avrebbe potuto annullare questa decisione. Ma siccome non pagò l’importo entro 60 giorni dalla notifica, il giudice ha dovuto emettere il mandato di blocco e il sequestro delle risorse, che è sta avvenendo da gennaio di quest’anno.

Di fronte al problema delle ripercussioni diplomatiche, il Ministero degli Esteri brasiliano ha rifiutato di esercitare pressioni politiche sul governo italiano. Secondo quanto rivelato, a causa del caso Cesare Battisti, l'unica opzione, per il momento, era solo di fare qualcosa per risolvere il problema nell’ambito della giustizia.

Con sede a Terranuova Bracciolini, la Italplan Engineering (società italiana che ha realizzato il progetto dell’alta velocità brasiliana) afferma di aver ricevuto dalla Valec nel 2005, dopo il processo di selezione, il compito di redigere il progetto di base, lo studio di valutazione economica e finanziaria e ambiente di progettazione per il treno ad alta velocità. [Peccato che non sia mai stata pagata – nota personale]

fonte: Estadão.com

Già due anni fa, si leggeva questa notizia:
Per salvare Italplan Simoncini scrive alla Farnesina

Realizza progetti per l'alta velocità brasiliana ma non è stata mai pagata

11 agosto 2010

Per la società Italplan la Regione chiede l'intervento del ministro degli esteri. Italplan engineering environment & transports spa è un'impresa con sede a Terranova Bracciolini, in provincia di Arezzo, incaricata nel 2005 di progettare la ferrovia dell'alta velocità fra Rio de Janeiro e San Paolo del Brasile. 

Un incarico prestigioso che, per la piccola società, significa la svolta. Cinque anni di duro lavoro per realizzare il progetto preliminare e poi per quello esecutivo.
Un investimento ingente, che ha consentito nel tempo di dare lavoro a oltre 40 persone, fra ingegneri, architetti, geologi, personale amministrativo. Ma oggi tutto questo è a rischio, perché il committente, la società concessionaria delle ferrovie brasiliane Valecsa, ha cambiato idea e non sta onorando i suoi impegni.

A portare il caso della Italplan all'attenzione del ministro degli esteri Franco Frattini è l'assessore alle attività produttive, lavoro e formazione Gianfranco Simoncini che, in una lettera, riassume la vicenda e chiede l'intervento del ministro presso il governo brasiliano.

«La Italplan spa - spiega l'assessore Simoncini – è una realtà piccola ma di eccellenza, che dà lavoro qualificato a oltre 40 persone, per la maggior parte giovani. Il mancato rientro dell'investimento legato alla commessa brasiliana, rischia di penalizzare una realtà innovativa e di valore che, non caso, è riuscita con le sue sole forze ad imporsi nella competizione internazionale. E' per salvaguardare questa realtà che abbiamo deciso di rivolgerci al ministro».

Nel ripercorrere le tappe della vicenda, Simoncini ricorda che «a consegna avvenuta, Italplan ha saputo che, per non meglio individuate scelte di ordine politico, il suo progetto non avrebbe più costituito il riferimento della gara di appalto».
Nonostante il decreto ingiuntivo dell'autorità giudiziaria italiana (che dovrebbe essere recepito dalle autorità brasiliane), la situazione non si è sbloccata.

«E' ovvio – scrive l'assessore – che le sorti di Italplan spa, che in questi anni si è fortemente indebitata nella prospettiva di rientrare, un giorno, nell'investimento effettuato, sono indissolubilmente legate alla favorevole risoluzione della controversia internazionale e il mancato pagamento del credito potrebbe mettere a rischio la stessa continuazione dell'attività produttiva». 

Al ministro degli esteri l'assessore Simoncini chiede quindi di operare per far rispettare le norme internazionali «vigilando, in particolare, che la Corte suprema brasiliana si conformi alla disciplina che regola la materia».
Barbara Cremoncini

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7 commenti:

  1. Treno Alta Velocità??? In Brasile???
    Qui mi viene spontaneo ricordare una vecchia canzone degli anni '40, che diceva "Dove sta Zaza?" che ovviamente,, nella versione brasiliana diventa "Dove sta TavTav?"

    Nessuno lo sa, 'mmiez'a tutta chella gente, se fumarono a TavTav!...

    Mi sembra che Tav e aerei da caccia facciano la stessa fine, tante ciancie, tante fanfaronate, tanta pubblicità elettorale, e poi non ci sono i soldi neppure per la carta igienica.

    Anche in questo caso attendo alla finestra lo scorrere degli eventi.

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  2. E' un vero peccato che in Brasile non si sia evoluta la ferrovia. Considerando le dimensioni di questo paese poteva essere un'ottima soluzione di trasporto sia di persone che di merci, evitando così gli innumerevoli problemi dovuti al trasporto su strada.

    E' vero che la morfologia del suo territorio non aiuta a fare le cose semplici, ma non posso fare a meno di pensare ai tratti ferroviari della Liguria o del Appennino Centrale.

    Ah già... ma ora il terzo mondo siamo noi.

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  3. Franco non usare il termine "terzo mondo".

    Per la morfologia brasiliana, il trasporto su rotaia era più che adatto. Non ci sono grandi montagne ne grandi cordigliere, in generale il Brasile è una grande pianura su più livelli.

    Quello che manca veramente e solo la voglia di fare, e quando manca quella non c'è niente da fare.

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  4. Poi mi ero dimenticato un piccolo particolare, me ben piccolo, quasi invisibile. Di cui hai parlato su questo blog il 26 dicembre, quando hai scritto un testo intitolato "Opa!".

    Ma se l'Italia sta arretrando a rotta di collo, come affermano economisti fatti con i Punti Mira Lanza, mentre il Brasile cavalca l'onda, e dopo aver superato l'Italia ha raggiunto, superato e distanziato la "perfida Albione", com'è che un'azienda 100% statale non riesce a pagare una bezzecola in confronto al costo preventivato per il Treno Alta eVanescenza, ops. volevo dire Velocità.

    Sarà che Lula e Dilma hanno fatto campagna pubblicitaria sulle spalle dell'azienda italiana, inventandosi un treno che non sarà realizzato nei prossimi 10/15 anni?

    Ai posteri l'ardua sentenza.

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  5. mah andate a cagareeeeeeeeeee

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  6. Non si è capito "chi" deve andare a cagare: io e Giancarlo o quei simpaticoni di brasiliani che hanno preso per il culo sia i loro connazionali che noi italiani. Se puoi spiegarti meglio, ammesso che tu riesca con i pochi neuroni che hai, ti saremmo grati.

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  7. Hai perso 30 secondi per rispondere? Io ho attivato la funzione che solo gli utenti registrati possono rispondere.

    Neppure conosce l'italiano "mah" è che congiunzione avversativa "ma" usata in funzione interiettiva per indicare incertezza, perplessità di fronte a una domanda a cui non si sa rispondere.

    Quindi, l'intelligente (poco) anonimo vorrebbe chiederci, con la sua domanda idiota, se siamo regolari di intestino.

    Io posso rispondere, che per quanto mi riguarda, sono regolarissimo. Al contrario dell'anonimo che sicuramente sarà talmente stitico che sta iniziando ad uscirgli dalla bocca.

    Nossa!! Oggi mi sento poeta.

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