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venerdì 24 febbraio 2012

I brasiliani non lavorano abbastanza


Non lo dico io ma è quanto afferma Terry Gou, presidente della Foxconn, azienda taiwanese che produce prodotti elettronici per le maggiori aziende del mondo, come Apple, Motorola, Sony e Nokia (ma l’elenco è lungo).

Durante un programma televisivo di Taiwan, Mr. Gou ha detto che il Brasile è una "terra ricca di potenzialità", ma ha avvertito che il paese offre "solo" il mercato locale e per dipiù richiede il trasferimento di tecnologia: "Alcuni dicono che è necessario allargare gli affari. E io voglio allargarmi, ma il Brasile mi dà solo il mercato locale, e dobbiamo anche trasferire la nostra tecnologia”.

Il presidente della Foxconn ha anche detto che i brasiliani "non lavorano molto, perché sono in un paradiso." E il paese, rispetto a Taiwan, "non dispone di tecnologia avanzata".

Questa non è la prima volta che Mr. Gou dice che i brasiliani lavorano poco. Due anni fa, ha detto al Washington Post, che non considerava aprire fabbriche in Brasile, perché, presumibilmente, i lavoratori di qui smettono di produrre per ballare la samba o per vedere una partita di calcio.

Il presidente di Foxconn, produttore di marchi come Apple e HP ha anche comparato il Brasile con "la vecchia Taiwan esportatore delle banane". Citando il suo incontro con Dilma Rousseff quando era in Cina per trattare con un investimento di12 miliardi di dollari in Brasile, il leader del colosso taiwanese aveva mostrato interesse per "modernizzare Brasile", scambiando la vendita materie prime per i suoi semiconduttori. Mr. Gou ha però aggiunto di non credere che il Brasile possa competere con le fabbriche americane o cinesi.

Ora non si sa se vorrà aprire cinque fabbriche in Brasile come alcuni presumevano. La scorsa settimana, l'imprenditore Eike Batista (l’uomo più ricco della America Latina) ha detto che un'unità della società avrebbe aperto in Minas Gerais. Tuttavia, dall’annuncio di installazione della fabbrica Foxconn in Brasile nessuna notizia ufficiale è stata data per certa.

Da ricordare che questo colosso taiwanese è anche tristemente famoso per le condizioni in cui lavorano i suoi operai, con turni di 12 ore al giorno, con operai costretti a lavorare in piedi per lunghi lassi di tempo e alienati dal lavoro estremamente monotono. Condizioni che potrebbero aver causato 18 suicidi negli ultimi anni, attirando per la prima volta l'occhio pubblico dei Paesi occidentali dove Apple vende la quasi totalità dei propri prodotti.
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10 commenti:

  1. E la stessa Foxconn per la quale i ministri Aloizio Mercadante (Scienza e Tecnologia) e Fernando Pimentel (Sviluppo) stavano litigando di santa ragione per decidere la localizzazione degli stabilimenti di produzione??

    Oppure è la Foxconn che per voce del suo CEO, alla domanda "Costituirete una società?" rispondeva "Non posso dare ulteriori informazioni??

    Oppure è la Foxconn che per voce del suo CEO,alla domanda sul finanziamento del BNDES, che dovrebbe far parte dell'accordo rispondeva: "Non ho ancora nessun contratto firmato"?

    La storia dei cinque stabilimenti Foxconn in Brasile era una colossale menzogna della ciarlatana Dilma Vana Rousseff, che non poteva dire di essere andata in Cina e a Taiwan, a spese del popolo brasiliano, con oltre cento persone al seguito, ed era tornata solo con le spese sostenute per il faraonico viaggio.

    In realtà non è mai stata espressa una posizione ufficiale della Foxconn per la presunta installazione dei cinque stabilimenti. Le presunte dichiarazioni di Gou gli sono state messe in bocca da giornalisti compiacenti.

    E la cosa è talmente evidente che anche le pietre lo hanno capito. Un monitor LCD costruito in Cina viene a costare meno di 5 US$, ed u operaio ne produce decine al giorno. Lo stesso monitor costruito in Brasile verrebbe a costare più di 30 US$ e un operaio ne produrrebbe poche unità al giorno.

    La Foxconn non è una ONG e neppure una Onlus, non fa beneficenza, ma pensa al guadagno. Ecco perché il Brasile può solo sognare di produrre tablet e bazzecole varie. Insomma, un'altra menzogna della Dilma, che ha appreso molto bene la lezione del Messianico.

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  2. Concordo con Juliana, anche se penso che se un'azienda decide di costruire una fabbrica in un altro Paese, deve tener conto e quindi utilizzare le direttive di tale Paese. Quindi se la Foxconn dovesse aprire uno stabilimento qui in Brasile gli operai di tale stabilimento avrebbero un salario e un orario secondo le leggi brasiliane, non cinesi.

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  3. Juliana ha ragione, ha ragione da vendere, alla quale io mi accodo. Ma il signor Terry Gou non si importa per niente delle nostre ragioni.

    Vi siete mai chiesti quanto costa al produttore cinese un cellulare "medio" che in Brasile viene venduto sui 350/400 R$ ?

    Circa 3 (tre) dollari, ossia, al cambio di oggi, 5,12 reais. Lui lo rivende a 40/50 dollari in stock di migliaia di pezzi. Anche perché ad un prezzo superiore nessuno li compera.

    Se li produce in Brasile gli costano dai 25/30 dollari l'uno. fatevi voi il conto di quanto perde.

    Ma incolpare i vari Terry Gou del mondo è pura demagogia. Tra i lettori di questo blog, dei miei blog, tra i miei conoscenti, tra i conoscenti di Franco o Jualiana, esiste qualcuno che quando compera un apparecchio elettronico al prezzo di 15 banane (1,5 R$) guarda dove è stato prodotto e dice: "Questo non lo compero perché è stato prodotto in Cina, con il lavoro in regime di schiavitù"?

    Nessuno. Io stesso, spesso, scelgo l'oggetto meno costoso. E per questo motivo Terry Gou e compagni di merende continueranno a produrre in Cina accumulando fortune enormi.

    E noi continueremo a lamentarci.

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  4. "Ma incolpare i vari Terry Gou del mondo è pura demagogia. Tra i lettori di questo blog, dei miei blog, tra i miei conoscenti, tra i conoscenti di Franco o Jualiana, esiste qualcuno che quando compera un apparecchio elettronico al prezzo di 15 banane (1,5 R$) guarda dove è stato prodotto e dice: "Questo non lo compero perché è stato prodotto in Cina, con il lavoro in regime di schiavitù"?"

    Ma è naturale che il 99% dei consumatori non siano in grado di fare ragionamenti del genere, non nel senso che sono tutti stupidi, ma il fatto è che la maggior parte della gente vede solo la convenienza a breve termine, e non si sforza di andare oltre, anche perché magari non tutti hanno la cultura minima necessaria per fare un ragionamento più ampio e lungimirante.

    Poi parliamoci chiaro, esiste un monopolio dello sfruttamento cinese, il grosso dei prodotti elettronici e informatici, sono tutti MADE in China, Taiwan, o Hong Kong e simili...tutte zone in cui i diritti dei lavoratori sono quasi inesistenti, e le condizioni di sfruttamento simili. Quindi il consumatore non ha praticamente scelta, o rinuncia la PC, al cellulare, alla fotocamera digitale, e simili, oppure non può far altro che finanziare le aziende che si comportano come FOXXCON

    Il compito di disincentivare queste situazioni di schiavitù, spetterebbe agli stati, che potrebbero ad esempio mettere dei dazi più elevati sui prodotti elettronici e tessili, prodotti senza tutele minime dei lavoratori. Ma ormai, con l'ideologia della globalizzazione, i dazi verso la Cina sembrano diventati TABU', chi prova a fare proposte simili viene quasi preso per matto!
    Il business della schiavitù cinese è enorme, e i leader mondiali sono corrotti

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  5. "Circa 3 (tre) dollari, ossia, al cambio di oggi, 5,12 reais. Lui lo rivende a 40/50 dollari in stock di migliaia di pezzi. Anche perché ad un prezzo superiore nessuno li compera.

    Se li produce in Brasile gli costano dai 25/30 dollari l'uno. fatevi voi il conto di quanto perde."
    Comunque se si vendono a 40-50 dollari il pezzo, anche producendo a 30 dollari, ci sarebbe margine di profitto molto alto(il 25% non è affatto poco, la maggior parte delle attività imprenditoriali e commerciali sopravvivono benissimo anche su margini di profitto anche più bassi). Se il governo Brasiliano mettesse un dazio doganale molto alto sui cellulari prodotti in Cina, in modo da vanificare i vantaggi della manodopera-schiavizzata orientale, e magari concedesse un po' di agevolazioni fiscali per chi produce in Brasile a ritmi di lavoro umani, e salari dignitosi, le multinazionali che producono telefonini, sarebbero costrette ad aprire bottega in Brasile.
    Il mercato brasiliano è importante, e non gli conviene perderlo!

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  6. Non vado a cercare tabelle, oggi e domenica, ma se non erro il dazio del Brasile si aggira sul 45%, che non è basso.

    Il 25% è un discreto margine di profitto, ma il rapace Terry Gou dice: "perché guadagnare il 25% quando posso guadagnare l'80% o più?"

    Avevo visto in un negozio di Fortaleza un 'boné' della tedesca Adidas (http://www.netshoes.com.br/produto/132-4525-058-03) che costava 60 R$, poi in internet ho trovato lo stesso a 49,90. La caratteristica, per me molto importante, che il "boné" in questione è 100% puro cotone.

    Proprio ieri (sabato) mia moglie ha visto nel negozio della Bibí un berretto vagamente simile, al modico prezzo di RS 15 (a Fortaleza lo stesso lo averi pagato solo R$ 10) e lo ha comperato.

    Il fatto che sia 100% acrilico non è stato neppure percepito, il fatto che sia stato prodotto in Cina viene giustificato con "o que faz?".

    Spiegare che il berretto, al produttore viene a costare mono US$ 0,50 non porta a nulla, sarebbe come parlare al muro che si trova alle spalle del tavolino sul quale si trova il mio PC con il quale scrivo queste righe.

    Infine Andrea scrive "magari concedesse un po' di agevolazioni fiscali per chi produce in Brasile a ritmi di lavoro umani, e salari dignitosi" a tal fine gli consiglio questa propedeutica lettura http://goo.gl/zmVf2

    Giancarlo
    http://www.mostachetti.net

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  7. X Giancarlo

    Grazie per la risposta, e per l'interessante link
    Praticamente la politica economica in Brasile è organizzata un po' a cavolo, e molto influenzata dalla corruzione. Insomma per certi versi assomiglia molto alla situazione italiana!

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  8. "Spiegare che il berretto, al produttore viene a costare mono US$ 0,50 non porta a nulla, sarebbe come parlare al muro che si trova alle spalle del tavolino sul quale si trova il mio PC con il quale scrivo queste righe."

    Concordo, per questo credo che in queste questioni dovrebbero intervenire i governi. Ovviamente cercando di non usarla come una scusa per fare gli interessi personali di politici corrotti e imprenditori che pagano la mazzetta, ma con cognizione di causa!

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  9. Italianos que falam mal do Brasil mas moram no Brasil.Algo muito estranho.Infelizmente a Juliana, por algum motivo defende esse tipo de gente.

    Se o brasileiro trabalha pouco,o que poderiamos falar dos italianos que devem agradecer aos estrangeiros por fazer a economia crescer.

    E quando fui visitar a famosa terra da bota a turismo,que nunca irei voltar pelo povo mal educado que é,o que mais vi foi estrangeiro trabalhar.Italiano somente fingindo trabalhar.

    Trabalham tanto que as obras do terremoto duraram séculos e ainda tem coisa pra reconstruir.

    Os que trabalhavam imigraram para o Brasil antes.Hoje somente tem quem finge trabalhar.

    Jonas Mendes Schneider-POA

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  10. Questo commento del calciatore raccoglitore di caucciù mi era sfuggito ieri. La mia veneranda età fa di questi scherzi.

    Vorrei spiegare ai raccoglitori di caucciù che nelle fabbriche della Foxconn non sono abituati alle misure brasiliane, ma a mega struttura. In una delle loro fabbriche lavorano oltre 400.000 (quattrocentomila persone) di cui un terzo sono ingegneri altamente qualificati e motivati.

    Voglia di lavorare o non voglia di lavorare poco importa, per le cinque fabbriche Foxcomm in Brasile inventate da Dilma sarebbero occorsi non meno di 80.000/100.000 ingegneri altamente qualificati.

    Il calciatore seringueiro mi dice dove li trova il Brasile? Forse al Gruppo Dass, nascosti la le scarpe vecchie?

    E comunque la Foxconn non aveva mai pensato di aprire fabbriche in Brasile, questo era un sogno di Dilma e del suo unico neurone e dell'incompetente in commercio Ministro dell'Industria e Commercio e dell'ultra ignorante Ministro della Scienza e Tecnologia, sostenuti a più sospinto dal BNDES che vedeva nuovi lucrosi prestiti (12 miliardi) che avrebbero portato lucrosi guadagni e di conseguenza tangenti.

    Il tutto nacque da una visione psichedelica del segretario della Pianificazione e Sviluppo di São Paulo, Julio Semeghini, a cui si sono immediatamente accodati i vertici del Planalto senza neppure sapere di cosa si parlava. Loro vedevano sole le cifre in gioco.

    Miliardi di prestiti uguale milioni di tangenti.

    Alla baggianata delle fabbriche Foxconn dette una forte spinta anche il finto miliardario Eike Batista, spacciato per l'uomo più ricco del Brasile, ma di fatto copertura degli affari del PT, che usano la faccia di Eike per nascondere i loro malaffari e le loro fonti di guadagno.

    Ma il calciatore senringueiro, spacciandosi per acculturato brasiliano, dimostra, ad ogni parola che scrive, la sua completa, totale, assoluta e sublime ignoranza sul Brasile.

    Attendo con impazienza la cortese risposta o precisazione del nostro Chico.

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