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venerdì 13 gennaio 2012

Opa! A Europa vai ficar barata!


Molti brasiliani saranno contenti di questo. Standard and Poor’s declassa l’Italia e altri Paesi dell’Europa. Ora visitare città come Parigi o Firenze costerà di meno e i nuovi ricchi brasiliani potranno realizzare così un loro sogno. Possono approfittarne subito oppure aspettare momenti migliori (migliori per il Brasile, s’intende), quando l’Euro varrà meno di zero. È questione ormai di poco tempo.

Standard and Poor’s fa strike. Con un declassamento a catena strappa la tripla A alla Francia, fa scivolare di due gradini l’Italia portandola da A a BBB+, declassa Spagna, Portogallo e Austria. Tra i grandi si salva solo la Germania che mantiene il rating AAA insieme a Olanda e Lussemburgo. 
 
È un inedito «declassamento di massa» in salsa Ue, che certo indebolisce gli sforzi in corso per consolidare un’Europa che traballa sotto debiti pubblici e mercati. E, anche se manca ancora un annuncio ufficiale, le voci circolate a mercati aperti rimbalzano sui giornali e sui loro siti, facendo piegare i listini. Senza che Standard and Poor’s faccia una smentita. Così, alla spicciolata, sono i singoli governi a confermare di essere stati informati, come chiede la prassi.

Ma l’ufficialità non serve ai mercati. Le voci bastano ad affossare le borse e l’euro, facendo impennare nuovamente gli spread. L’euro si attesta a 1,2656 dollari, ai minimi da 16 mesi. Le borse flettono e Piazza Affari, dopo la prima sbandata, che porta Piazza Affari a -2,2%, recupera ma chiude a -1,2%. In calo anche Londra (-0,46%), Parigi (-0,11%), Berlino (-0,58%). Anche Wall Street accusa la flessione, con il Dow Jones che viaggia attorno a -0,8%.

Balzano invece gli spread. Nel pomeriggio i tassi dei Bund tedeschi a 5 e 30 anni toccano i minimi storici. Lo spread con i tassi italiani risale sopra i 500 punti. Ma, al termine del pomeriggio, il differenziale Italia-Germania si assesta a 487,6 punti, sempre in rialzo rispetto ai 479,6 di ieri, nonostante in mattinata il calo dell’asta dei Btp triennali sembrava aver aperto uno spiraglio di tranquillità. Ad essere penalizzati sono anche gli altri Paesi, in particolare la Francia che vede salire a 135 punti base lo spread con i vicini tedeschi che in mattinata viaggiava invece attorno ai 121 punti.

Per la Francia il downrating è una sconfitta bruciante, anche se la decisione era attesa e da giorni teneva sulle spine il presidente Nicolas Sarkozy. Si lascia il club della tripla A e il colpo che potrebbe essere fatale per il capo di Stato francese in vista delle prossime elezioni. Il ministro delle Finanze, Francois Baroin, assicura - durante il tg della sera - che «non ci saranno manovre» e che «la strada intrapresa è giusta». Ma l’opposizione non fa sconti e non aspetta nemmeno l’annuncio ufficiare per dire chiaramente che è «colpa di Sarkozy».

Anche la decisione sull’Italia non è un fulmine a ciel sereno. Non erano mancati segnali, lanciati nei giorni scorsi proprio da S&P. Ma l’entità del taglio è certo inattesa, visti gli sforzi fatti e l’impegno del governo di «tecnici»: si scende di due livelli. Il Belpaese va proprio in serie B. Anzi in BBB. Per la prima volta nella sua storia. Dalla classe «A», che indica «solida capacità di ripagare il debito, che potrebbe essere influenzata da circostanze avverse» si cambia infatti lettera: BBB+ significa «adeguata capacità di rimborso, che però potrebbe peggiorare». Il cambio d’accento - e di pericolo - è chiaro.

Scivolano di due gradini, con l’Italia, anche la Spagna e il Portogallo, attualmente a AA- e BBB-. Perde invece la tripla A, come la Francia, anche la tranquilla Austria. In attesa delle motivazioni ufficiali è chiaro che il declassamento a raffica traccia un solco tra i Paesi che mostrano difficoltà nella gestione dei conti pubblici e tutti gli altri. La Germania rimane salda, così come i Paesi Bassi e il Lussemburgo. Così e facile una lettura in correlazione con l’impegno salva-europa. «Sarà un contraccolpo agli sforzi in corso», commentano subito i siti internet dei giornali tedeschi come Bild e Spiegel. E, vista al termine di una giornata di fibrillazioni, tutti i passi ancora da percorrere appaiono più pesanti e la prospettiva degli eurobond davvero lontana.

fonte: La Stampa
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1 commento:

  1. Opa! Infatti ieri il cambio era 2,26. Oggi, sabato è tornato a 2,27. Ma questa scalata del cambio, a favore del real non porta niente di buono.

    Perché come dicono gli antichi, tutto quello che sale, prima o poi deve scendere. E mi ricordo quando il cambio viaggiava sui 2,2 per poi balzare in poche settimane a 4.

    Solo che quella volta la scusa era che l'economia mondiale non si fidava di Lula, oggi, quando raggiunta la vetta inizia la discesa, cosa si andranno ad inventare?

    Io mi siedo sul margine del fiume, ed aspetto di vedere cosa scende a valle.

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