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giovedì 26 gennaio 2012

Se non è motivo di vergogna questo, ditemi voi cos’è:

Sem atendimento, homem fica 20 horas na calçada de hospital de SP

Sob sol forte, um homem passou 20 horas caído na calçada do pequeno pronto-socorro da Barra Funda, à vista de todos os funcionários do lugar, sem ser atendido

Quindi, tutti i funzionari, medici e infermieri, di quel Pronto Soccorso, hanno visto quest’uomo disteso per terra per 20 ore e non hanno fatto niente.

Miguel Centurion, 37, é morador de rua, como o homem que morreu em abril do ano passado na frente do mesmo pronto-socorro, depois de passar o fim de uma tarde e uma noite inteira na calçada.
No pronto-socorro Álvaro Dino de Almeida, um atendente disse que o local não pode pegar pessoas da via. Ele afirma que pacientes que estejam na rua precisam chegar com o Samu.

Quindi, se qui in Brasile non volete morire, quando vi sentite male chiamate il Samu (Pronto Intervento) perché in nessun altro caso verreste ricevuti e curati in qualche ospedale.

Fernando Nascimento, 33, que mora ao lado do pronto-socorro, diz que ligou para o Samu para pedir que levasse o homem até dentro da unidade. A resposta foi negativa, porque o paciente estava no local de destino.

Questa è veramente ridicola! Una persona che abita vicino a questo Pronto Soccorso, vedendo quest’uomo per strada, sapendo che in ogni caso nessuno avrebbe fatto qualcosa, conoscendo appunto la situazione ha telefonato al Pronto Intervento, ma come risposta ha ricevuto che loro non potevano far niente perché che il paziente era già al Pronto Soccorso. Ditemi voi se non è assurdo questo! Quindi, come prossimo consiglio, se per caso vi sentite male per strada non fermatevi davanti a un ospedale o Pronto Soccorso, perché in quel caso nemmeno il Pronto Intervento vi potrà aiutare.

Miguel Centurion fica caído em frente ao pronto-socorro Barra Funda por cerca de 20 horas até ser atendido

O mesmo problema ocorreu no ano passado.

Questo è il SUS tanto decantato da Lula, Dilma e da altri esseri che vivono in Brasile.

Uma funcionária do Samu, que levava outro paciente ao local, disse que "é um absurdo ter que chamar uma ambulância para pegar um homem que está na porta do pronto-socorro".

Concordo! Ma anche non fare niente è un assurdo.

O porteiro do prédio ao lado, Gilvan José dos Santos, 34, diz que pela manhã pediu a um dentista da unidade, que fumava na calçada, para tentar ajudar o homem. Mas, segundo Santos, o dentista disse que seria melhor dar gasolina para ele.

E perchè invece non dare fuoco a quel dentista? Sono questi i brasiliani a cui noi italiani, grosseiros, maleducati ed egoisti, dovremmo prendere esempio?

Por falta de interesse da equipe da unidade, Miguel só foi atendido às 16h26, quando a reportagem da Folha, ao se passar por moradora do bairro, disse que ficaria responsável por ele.

Ma che cosa insegnano ai medici e agli infermieri del Brasile? Non dovrebbero aiutare chi ne ha bisogno? Con che coraggio riescono a vedere un uomo moribondo per strada e non fare niente?

Ao ser questionado pela equipe médica, ainda na calçada, se gostaria de receber atendimento, Miguel acenou que sim com a cabeça, o único movimento que conseguia fazer. Ele também não era capaz de falar.

Os enfermeiros colocaram o paciente na cadeira de rodas, sem antes checar se ele tinha fraturas e com o único cuidado de colocarem luvas neles próprios. Miguel gemeu muito de dor e não tinha forças para ficar sentado.

Ripeto quello di prima: che cosa insegnano agli infermieri e ai medici? Lo sanno tutti che non bisogna muovere un paziente finché non si sa che cosa ha. E loro lo vanno a mettere su una sedia a rotelle?

Segundo funcionários do pronto-socorro, ele já havia sido atendido no dia anterior, com fraqueza e inapetência, mas depois foi liberado.

Procurada, a Santa Casa de Misericórdia, gestora do local, não respondeu ontem por que o homem não foi atendido. A Secretaria Municipal da Saúde afirma que irá apurar as responsabilidades.

La Santa Casa de Misericórdia sa di aver fatto una grande cazzata, ma pensate che le cose cambieranno?

A reportagem tentou encaminhar Miguel para atendimento social. Não conseguiu. Os Cras (Centros de Referência em Atendimento Social) só funcionam em dias úteis, assim como a assistência social do pronto-socorro.

Questo è il Brasile. Non è un caso isolato questo che è successo. Questa è la sesta potenza mondiale. Questo è il Paese dove noi dovremmo prendere esempio. Questo è il Paese dove io vivo. E poi, se qualche volta lo critico, qualcuno pure si arrabbia. ma fatemi il piacere!
Cos’altro dire a questa gente e su questo ennesimo esempio di malasanità? VERGOGNA!!

fonte: Folha.com
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domenica 22 gennaio 2012


GINEVRA - La zona euro dovrà attendere fino al 2014 per uscire dalla sua crisi peggiore. Dopo le Nazioni Unite e della Banca Mondiale, è ora la volta del Fondo Monetario Internazionale (FMI) rivedere al ribasso la crescita del Prodotto Interno Lordo (PIL) nel 2012 e allertare sulla necessità di rivedere la strategia – che finora non ha funzionato - per affrontare la crisi.

Una bozza del nuovo rapporto del Fondo ottenuta dalla agenzia italiana Ansa conferma che la Zona Euro entrerà in recessione e infetterà l'economia globale. Né le Nazioni emergenti saranno risparmiate, e il Brasile avrà la peggiore performance tra le economie del BRIC, con una crescita del 3% del PIL, inferiore a quello che il governo stima per l'anno.

L'FMI ​​stima che l'economia globale si espanderà quest'anno del 3,3%, 0,7 punti percentuali al di sotto delle previsioni fatte nel mese di settembre. Per il 2013, l'espansione sarà del 4%, sempre guidati da paesi emergenti. Cifre definitive saranno presentate martedì 14 gennaio e potranno subire lievi modifiche.

Ma quello che preoccupa è proprio la Zona Euro. La stima per il 2012 è ancora più pessimista di quella fatta dalle Nazioni Unite e della Banca Mondiale. Per il FMI, l'economia della Zona Euro si contrarrà dello 0,5% quest'anno. Nel mese di settembre, prima della nuova ondata di turbolenze sul continente, la previsione del Fondo era di un’espansione del 1,1%.

Nella valutazione preliminare del FMI, l'economia globale è veramente "minacciata dalla crescente tensione nella Zona Euro", area vista come principale deteriorazione della situazione internazionale. La fragilità del sistema bancario di altri paesi ricchi potrebbe essere un'altra minaccia perché consentirebbe il contagio sia più veloce tra i paesi europei e di altre economie.

Scenario previsto. In Italia e Spagna, paesi che sono stati costretti ad adottare duri tagli alla spesa  e anche un cambio di governo, l'anno in corso sarà una recessione significativa. Roma perderà 2,2% del suo PIL, rispetto al 1,7% di contrazione della Spagna, che raggiunge il 22% di tasso di disoccupazione.

Ma nemmeno la Germania o la Francia saranno in grado di resistere e avranno un anno di stagnazione. Berlino crescerà dello 0,3%, 1 punto percentuale in meno del previsto e, nel primo trimestre, dovrà anche registrare delle contrazioni. Francia perderà 0,2% del PIL, proprio a metà anno delle elezioni. Il Regno Unito si espanderà solo del 0,6% e questo grazie a un recupero avuto verso la fine dell'anno.

I problemi continueranno in Europa nel 2013. Anche con l'espansione del 1,5% in Germania, il blocco terminerà il 2013 pattinaggio, con un aumento del PIL solo del 0,8%. Paesi come Italia e Spagna rimarranno in recessione, con un calo del PIL dello 0,6% e 0,3% rispettivamente. Una crescita reale ci sarà solo a partire dal 2014, e solo se la crisi del debito sarà stata risolta.

Per le istituzioni internazionali, il rapporto tra la politica di austerità e di recessione è chiaro. Il FMI afferma che la fine della crisi arriverà solo attraverso politiche atte a "ristabilire la fiducia e sostenere la crescita nell'area dell'euro".La valutazione è che la crisi del debito non può essere superata senza crescita. Il Fondo anche chiede un aggiustamento fiscale e garanzie di liquidità alle banche.

Nei paesi ricchi, la media sarà leggermente positiva- 1,2% - nei prossimi due anni grazie agli Stati Uniti, con un incremento del 1,8% nel 2012 e 2,2% nel 2013.

fonte: Estadão.com
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sabato 21 gennaio 2012


E mentre il tasso di violenza in Brasile continua a essere uno tra i più elevati al mondo, nella Cidade Maravilhosa, si va in prigione facendo la pipì in strada.

Três homens foram presos durante o desfile pré-carnavalesco do bloco Boca Maldita, em Copacabana, na zona sul do Rio, por urinarem na rua, nesta sexta-feira. A prisão aconteceu durante a operação de combate à desordem realizada por agentes da Secretaria Especial da Ordem Pública (Seop), com apoio de guardas municipais. Eles foram encaminhados para a 12ª DP (Copacabana). (* )

Questo perché, secondo la legge brasiliana, fare la pipì in strada é un atto osceno, e come tale va punito.

Art. 233- Praticar ato obsceno em lugar público, ou aberto ou exposto ao público:
Pena - detenção, de três meses a um ano, ou multa.

Ora, non nego che urinare per strada é certamente una cosa da evitare, sia per una questione di educazione che di igiene, ma arrivare al punto di mandare in prigione una persona per questo motivo… considerando tutti i problemi maggiori che ha questo Paese… non so ragazzi, ma a volte faccio molta fatica a capire questo Paese.

*fonte: Estadão.com
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venerdì 20 gennaio 2012



Gli haitiani che lottano per la sopravvivenza hanno scelto il modo sbagliato di entrare in Brasile. Il modo giusto è stato scoperto da Cesare Battisti. Prima di lasciare il paese devastato dal terremoto, tutti loro dovrebbero affiliarsi a qualche organizzazione clandestina di estrema sinistra, giurare la morte all'imperialismo americano e aver giustiziato almeno quattro nemici de popolo. Poi servono alcuni commercianti o poliziotti. Dopo di che, i rivoluzionari devono proclamarsi perseguitati dalla dittatura haitiana fare rotta verso quella potenza emergente che ha eliminato la fame, poi la povertà, che è diventata il sesta economia del mondo, che ha istituito un sistema sanitario che è vicino alla perfezione, che presta denaro alla FMI e ha un lavoro per tutti. Ma passando per per lo Acre, ma passando per il sud.

E’ più certamente una via più lunga ma molto più sicura. Finisce a Porto Alegre, più precisamente a Palazzo Piratini, dove Tarso Genro governa il Rio Grande e lotta per la risurrezione del socialismo. Lui sa cosa fare per trasformare qualsiasi compagno in esiliato politico. Nega solo aiuto a coloro che cercano di fuggire da Cuba.
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giovedì 19 gennaio 2012


Non c’era bisogno che facessero una ricerca e ci dicessero queste cose. Che in Brasile ci sia una disuguaglianza molto grande lo sanno anche le pietre. Sarebbe opportuno che la Dilma o chiunque sia al comando del Paese, facesse qualcosa di concreto per diminuire questo problema. Ma qui, come in qualunque altro Paese, la gente è molto brava a parlare, ma alla fine non risolve quasi niente. Aggiungo che questa disuguaglianza non solo la si vede, ma la si sente sulla pelle. Qui, un muratore o un addetto alle pulizie, tanto per fare un esempio, viene considerato di un livello sociale molto basso, come se fosse di una casta inferiore, quasi intoccabile e impura. Perlomeno, nella mia tanto criticata Italia, certe cose non succedono.

Il Brasile è il secondo paese con più disuguaglianza del G20, secondo uno studio condotto nei Paesi che compongono il gruppo.

Secondo una ricerca condotta dalla Oxfam – un’organizzazione per combattere la povertà e l'ingiustizia sociale, presente in 92 paesi - solo il Sud Africa è peggio de Brasile in termini di disuguaglianza.

Come base di confronto, la ricerca esamina anche la partecipazione nel reddito nazionale del 10% più povero della popolazione di un altro sottogruppo di 12 paesi, secondo i dati della Banca mondiale. A questo proposito, il Brasile ha la peggiore performance di tutti, Sud Africa compreso.

Il documento dichiara che i paesi più diseguali del G20 sono quelli con economie emergenti. Oltre a Brasile e Sud Africa, Messico, Russia, Argentina, Cina e Turchia hanno i peggiori risultati.

Le nazioni con maggiore uguaglianza sociale, secondo la Oxfam, hanno un’economia sviluppata e un reddito più elevato, come la Francia (il paese con il miglior punteggio complessivo), Germania, Canada, Italia e Australia.

Ma qualcosa di buono c’è: il Brasile è citato da questa ricerca come uno dei paesi dove la lotta contro la povertà è stata più efficace negli ultimi anni. Lo studio cita i dati che collegano l'uscita di 12 milioni di brasiliani fuori dalla povertà assoluta tra il 1999 e il 2009, oltre alla riduzione della disuguaglianza misurata con indice di Gini, in calo del 0,52-0,47 nello stesso periodo (il coefficiente varia da zero , il che significa un minimo di disuguaglianza, uno che è il massimo). Lo studio prevede che se il Brasile crescerà secondo le previsioni FMI (3,6% nel 2012 e oltre il 4% negli anni successivi) e continuerà il trend di riduzione delle ineguaglianze e la crescita della popolazione, il numero dei poveri diminuirà in quasi due terzi entro il 2020, con 5 milioni di persone in meno nella soglia di povertà.

Ma l’Oxfam mette in guardia il Brasile, affermando che nel caso non ci sia un miglioramento sulla 
disuguaglianza nei prossimi anni, nemmeno una forte crescita del prodotto interno lordo (PIL) potrebbe far uscire un numero significativo di brasiliani dalla povertà. "Anche se il Brasile è il progresso nella lotta alla povertà, è ancora uno dei paesi più diseguali del mondo”,  ha detto alla BBC Brasile, Simon Ticehurst.

Per lui, è importante che il governo continui la politica di trasferimento del reddito, come la Bolsa Familia, e che lo Stato intervenga per migliorare il sistema di distribuzione. "I mercati possono creare posti di lavoro, ma non servono per una giusta redistribuzione (di reddito)," dice.

Ticehurst ha anche detto che per ridurre le disuguaglianze, il Brasile deve anche affrontare le questioni della sostenibilità e resistenza agli shock esterni. "I più poveri sono i più influenzati dalla volatilità dei prezzi alimentari, i prezzi dell'energia, gli impatti dei cambiamenti climatici. Il modello di sviluppo in Brasile deve tener conto di questo." Per il rappresentante dell’Oxfam, la riforma agraria e incoraggiare l'agricoltura familiare è importante per ridurre le disuguaglianze. 
 
"I più poveri della popolazione, circa il 47% vivono in zone rurali. Inoltre, il 75% dei brasiliani consumano alimenti che sono prodotti da piccoli agricoltori, che vivono in povertà", ha detto Ticehurst. "Bisogna chiudere il circuito in modo che i produttori che alimentano il paese siano meno vulnerabili e abbiano migliori condizioni".

Secondo il rapporto di Oxfam, la maggior parte dei paesi del G20 mostra una tendenza "preoccupante" nell'aumento della disuguaglianza. "L'esperienza del Brasile, Corea del Sud e molti paesi a basso reddito e medio-basso indica che la riduzione della disuguaglianza è possibile solo grazie ai leader del G20", ha detto.

fonte: BBC
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mercoledì 18 gennaio 2012


E per la serie “Vergogna”, due episodi recenti che sono proprio da ritenersi vergognosi.

Il primo è il naufragio della Costa Concordia, quel magnifico transatlantico naufragato appunto sulla costa dell’Isola del Giglio. Ora, il fatto vergognoso non è quello del naufragio, che pur essendo una catastrofe rimane, purtroppo, una fatalità. Come avvengono incidenti con la macchina o con l’aereo, così possono avvenire per nave.


Quello che è motivo di estrema vergogna è il comportamento sconsiderato del capitano Francesco Schettino. Ora, da che mondo è mondo, si sa che il capitano è sempre l’ultimo a lasciare la nave, o perlomeno questo è quello che ci hanno fatto sempre credere. Questa volta però è successo l’inverso. Invece di aiutare i passeggeri della nave incagliata, invece di rimanere sul posto e dirigere le manovre di soccorso, è “accidentalmente” caduto in una scialuppa di salvataggio e si è ritrovato in salvo sulla terra ferma, mentre alcuni suoi ufficiali rimanevano sulla Costa Concordia cercando di evitare danni peggiori.

Io non sono un eroe, non so cosa avrei fatto io in quel momento e in quella situazione, quindi non posso giudicare “l’uomo”, Francesco Schettino, ma al comandante di quella nave posso dire che è stato un codardo e che non è degno di comandare una nave di quel tipo (ma spero che gli proibiscano anche di navigare in un gommone).  Perché è vero che a volte la paura e il panico fanno fare cose senza ragione, ma il primo dovere di una persona, che sia capitano di una nave o semplice cittadino, è di aiutare chi ne ha bisogno. E in quella notte del 13 gennaio c’erano molte persone in cerca d’aiuto.

Il secondo motivo di vergogna viene dal Brasile.


Una notizia che è stata data anche dai giornali italiani e non solo, e cioè dell’uscita di Daniel da BBB 12. Il motivo dell’espulsione dal Grande Fratello è stata una supposta accusa di stupro verso un’altra partecipante, Monique Amin.

Sembra che, dopo una festa fusion nella casa del GF, Daniel e Monique siano andati insieme nello stesso letto e Daniel, approfittò del fatto che Monique fosse ubriaca (questo si pensava all’inizio) e che dormisse profondamente per stuprarla (per la legge brasiliana, il fatto che la vittima stia dormendo o sotto effetti di alcool o droga, è motivo di abuso sessuale).

Ora, un fatto del genere è certamente terribile, sia che questo avvenga in una trasmissione televisiva che nella vita reale,  se non fosse che…

Prima considerazione: penso che chiunque di noi, almeno una volta nella vita, si sia ubriacato o abbia avuto un sonno profondo, ma arrivare al punto di non accorgersi che qualcuno stia abusando sessualmente di noi proprio non ci credo. Per tutta la durata di questa terribile azione Monique non si è accorta di niente e non si è svegliata. Penso che nemmeno sotto uso di farmaci possa succedere questo.

Seconda considerazione: come era da immaginare, non c’è stato nessun abuso. Monique non dormiva affatto ed era consenziente. Monique ha dichiarato al delegato che l’ha interrogata che non c’è stato nessuno stupro e nemmeno penetrazione, ma solo baci e carezze. E, cosa più importante, lei acconsentiva a fare questo.

Ora, io già trovo vergognoso un programma come Big Brother, trovo vergognoso che persone che non si sono mai viste né conosciute, nel giro di qualche giorno stiano già facendo azioni degne del Decamerone, ma in questo caso trovo molto vergognoso il fatto che Daniel sia stato espulso senza potersi giustificare e, soprattutto, che la povera “vittima” Monique non abbia fatto niente per assolvere il suo compagno di letto.

E’ chiaro che i veri motivi di tutto questo scandalo siano l’enorme audience avuto dal programma dopo questo avvenimento e il fatto che in ballo ci siano un monte di soldi. Ma d’altronde la Globo non è certo un’emittente di sani principi morali (basta vedere i programmi che fa) e i partecipanti del Grande Fratello, di qualunque nazionalità siano, non brillano certo di intelligenza o sani principi.

Quindi ragazzi, tutti voi, vergognatevi!
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domenica 15 gennaio 2012


La maggior parte della popolazione brasiliana non approva il Sistema Pubblico di Salute: il 61% lo considera scadente o pessimo e l’85% ha dichiarato di non aver visto nessun miglioramento negli ultimi tre anni. Questo secondo l’ultima ricerca “Retratos da Sociedade Brasileira: Saúde Pública” divulgata ieri dalla Confederação Nacional da Indústria (CNI), fatta insieme all’Ibope (uno dei più grandi Centri di ricerca dell’America latina).

Il principale problema indicato è l’estremo ritardo e il tempo necessario per qualsiasi richiesta medica. Quando agli intervistati gli fu chiesto sulla salute pubblica della propria città, il 61% disse che era scadente o pessimo. Solo il 10% diede una valutazione come buona o ottima. Il 28% disse che “era nella norma” e l’1% si rifiutò di rispondere.

Il voto finale degli ospedali pubblici, in una scala da 0 a 10, fu di 5,7, arrivando a 8,1 per gli ospedali privati. Per quanto riguarda le persone (medici e infermieri) che lavorano negli ospedali pubblici, ricevettero un voto di 6,3 e quelli degli ospedali privati 8,2.

fonte: Globo.com
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venerdì 13 gennaio 2012


Molti brasiliani saranno contenti di questo. Standard and Poor’s declassa l’Italia e altri Paesi dell’Europa. Ora visitare città come Parigi o Firenze costerà di meno e i nuovi ricchi brasiliani potranno realizzare così un loro sogno. Possono approfittarne subito oppure aspettare momenti migliori (migliori per il Brasile, s’intende), quando l’Euro varrà meno di zero. È questione ormai di poco tempo.

Standard and Poor’s fa strike. Con un declassamento a catena strappa la tripla A alla Francia, fa scivolare di due gradini l’Italia portandola da A a BBB+, declassa Spagna, Portogallo e Austria. Tra i grandi si salva solo la Germania che mantiene il rating AAA insieme a Olanda e Lussemburgo. 
 
È un inedito «declassamento di massa» in salsa Ue, che certo indebolisce gli sforzi in corso per consolidare un’Europa che traballa sotto debiti pubblici e mercati. E, anche se manca ancora un annuncio ufficiale, le voci circolate a mercati aperti rimbalzano sui giornali e sui loro siti, facendo piegare i listini. Senza che Standard and Poor’s faccia una smentita. Così, alla spicciolata, sono i singoli governi a confermare di essere stati informati, come chiede la prassi.

Ma l’ufficialità non serve ai mercati. Le voci bastano ad affossare le borse e l’euro, facendo impennare nuovamente gli spread. L’euro si attesta a 1,2656 dollari, ai minimi da 16 mesi. Le borse flettono e Piazza Affari, dopo la prima sbandata, che porta Piazza Affari a -2,2%, recupera ma chiude a -1,2%. In calo anche Londra (-0,46%), Parigi (-0,11%), Berlino (-0,58%). Anche Wall Street accusa la flessione, con il Dow Jones che viaggia attorno a -0,8%.

Balzano invece gli spread. Nel pomeriggio i tassi dei Bund tedeschi a 5 e 30 anni toccano i minimi storici. Lo spread con i tassi italiani risale sopra i 500 punti. Ma, al termine del pomeriggio, il differenziale Italia-Germania si assesta a 487,6 punti, sempre in rialzo rispetto ai 479,6 di ieri, nonostante in mattinata il calo dell’asta dei Btp triennali sembrava aver aperto uno spiraglio di tranquillità. Ad essere penalizzati sono anche gli altri Paesi, in particolare la Francia che vede salire a 135 punti base lo spread con i vicini tedeschi che in mattinata viaggiava invece attorno ai 121 punti.

Per la Francia il downrating è una sconfitta bruciante, anche se la decisione era attesa e da giorni teneva sulle spine il presidente Nicolas Sarkozy. Si lascia il club della tripla A e il colpo che potrebbe essere fatale per il capo di Stato francese in vista delle prossime elezioni. Il ministro delle Finanze, Francois Baroin, assicura - durante il tg della sera - che «non ci saranno manovre» e che «la strada intrapresa è giusta». Ma l’opposizione non fa sconti e non aspetta nemmeno l’annuncio ufficiare per dire chiaramente che è «colpa di Sarkozy».

Anche la decisione sull’Italia non è un fulmine a ciel sereno. Non erano mancati segnali, lanciati nei giorni scorsi proprio da S&P. Ma l’entità del taglio è certo inattesa, visti gli sforzi fatti e l’impegno del governo di «tecnici»: si scende di due livelli. Il Belpaese va proprio in serie B. Anzi in BBB. Per la prima volta nella sua storia. Dalla classe «A», che indica «solida capacità di ripagare il debito, che potrebbe essere influenzata da circostanze avverse» si cambia infatti lettera: BBB+ significa «adeguata capacità di rimborso, che però potrebbe peggiorare». Il cambio d’accento - e di pericolo - è chiaro.

Scivolano di due gradini, con l’Italia, anche la Spagna e il Portogallo, attualmente a AA- e BBB-. Perde invece la tripla A, come la Francia, anche la tranquilla Austria. In attesa delle motivazioni ufficiali è chiaro che il declassamento a raffica traccia un solco tra i Paesi che mostrano difficoltà nella gestione dei conti pubblici e tutti gli altri. La Germania rimane salda, così come i Paesi Bassi e il Lussemburgo. Così e facile una lettura in correlazione con l’impegno salva-europa. «Sarà un contraccolpo agli sforzi in corso», commentano subito i siti internet dei giornali tedeschi come Bild e Spiegel. E, vista al termine di una giornata di fibrillazioni, tutti i passi ancora da percorrere appaiono più pesanti e la prospettiva degli eurobond davvero lontana.

fonte: La Stampa
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E mentre in Brasile si stanno facendo salti di gioia per essere diventati la 6ª economia mondiale, e tutti nelle loro case sono felici e contenti, con due TV al plasma comprate a Casas Bahia in 24 rate, guardando Big Brother Brasil 12 aspettando la Copa do Mundo 2014, nel vicino Messico…

… Secondo l’Organizzazione Non Governativa messicana Consejo Ciudadano Para la Seguridad Publica y la Justicia Penal, Brasile e Messico detengono il record tra le 50 città più violente del mondo.

Secondo questa triste classifica, ben 40 città sono situate in America Latina, di cui 14 solo in Brasile, 12 in Messico, e 5 in Colombia. La città che ha conquistato il primo posto è San Pedro Sula, in Honduras, con un tasso di 159 omicidi ogni 100 mila abitanti. La seconda è situata in Messico, Ciudad Juárez, vicino alla frontiera con gli Stati Uniti, con un tasso di 148 omicidi.

Il terzo posto è occupato da Maceió, con un tasso di 136. Le altre città brasiliane che appaiono nella lista sono: Belém (78 omicidi ogni 100 mila abitanti), Vitória (67), Salvador (56), Manaus (51), São Luís (50), João Pessoa (48), Cuiabá (48), Recife (48), Macapá (45), Fortaleza (43), Curitiba (38), Goiânia (37) e Belo Horizonte (34).

Da notare che in questa lista non compare nessuna città europea, anche se ho trovato qualcuno che ha paragonato la violenza di Roma con quella di São Paulo.

Questa è la lista completa:seguranca
A leggere questa classifica ´c’è veramente da avere paura, e non tanto per i numeri di omicidi, ma proprio perché la maggior parte di queste città sono in Sud America. E la maggioranza sono proprio in Brasile. Trovo allucinante che, per esempio, Curitiba, città modello del Brasile, abbia più omicidi di Mosul, città dell’Iraq.

Ora di sicuro troverò qualche simpaticone che mi dirà di cambiare Paese, visto che questo è così pericoloso, ma purtroppo sono del segno del Toro, quindi pigro di natura. Ho già cambiato Paese una volta e non ho voglia di farlo ancora. Ma la vita riserba sempre delle sorprese, quindi…

In ogni caso questi sono argomenti di cui non possiamo scherzare, con la speranza che qualcuno riesca a fare qualcosa di concreto per questo, é proprio il caso di dirlo, macello.

Qui trovate l’articolo originale, ovviamente in spagnolo.
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O Banco Central Europeu (BCE) manteve inalterada a taxa de juros nesta quinta-feira, em 1% ao ano, dando uma pausa nas quedas para avaliar o impacto dos cortes passados e de uma série de outras medidas adotadas em 2011. Em 8 de dezembro, na última reunião mensal, o BCE anunciou corte na taxa anual de juros em 0,25 ponto percentual, de 1,25% para 1%.

Segundo a autoridade monetária, já se começa a perceber sinais de melhora no combate à crise da dívida da zona do euro. A taxa de juros está no nível mais baixo já registrado e a decisão ficou em linha com as expectativas do mercado.

Os mercados financeiros mostraram pouca reação. O euro e os futuros do bônus alemães ficaram estáveis após a decisão.

"Isso confirma nossa expectativa de que o BCE quer ficar em compasso de espera no momento e digerir o que os últimos dados estão dizendo a eles sobre a magnitude e a profundidade da recessão na zona do euro", disse o economista da Nomura, Jens Sondergaard.

Ainda que as últimas semanas tenham visto alguns sinais levemente encorajadores sobre a economia, também é muito cedo para o BCE mudar de direção apenas um mês depois de seu mais recente conjunto de previsões e é provável que o banco mantenha um tom cauteloso.

fonte: Aluìzio Amorim
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lunedì 9 gennaio 2012


La rivista Veja, insieme all’Istituto CNT/Sensus, ha fatto una ricerca internazionale sul Brasile, o meglio, su come gli stranieri vedono il Brasile. In pratica hanno intervistarono 7200 persone di 18 Paesi, oltre al Brasile su argomenti come economia, turismo, qualità di vita, ecc. i Paesi usati per la ricerca furono : Argentina, Chile, Colombia, Messico, Stati Uniti d’America, Portogallo, Spagna, Francia, Italia, Inghilterra, Germania, Russia, Cina Giappone, India, Libano [Libano???] e Africa del Sud.

Sopra al giudizio dei brasiliani, la valutazione dominante è che sono allegri, festaioli, popolari, gradevoli come turisti e piacevoli come vicini. Ottimi giocatori di calcio, anzi, i migliori del mondo, anche se la Germania non era molto d’accordo su questo. Alla fine, se il Brasile fosse un collega di lavoro, sarebbe uno di quelli che tutti vorrebbero andare a bere una birra insieme, anche se in termini di lavoro e di qualità di vita non ha avuto molte considerazioni favorevoli. Ma andiamo a vedere nei dettagli.

ECONOMIA
Praticamente metà degli intervistati (49 %) classifica il Brasile di oggi come una economia emergente.Il 27% sovrastimarono la economia del Paese, classificandolo come sviluppato. Mentre per il 15% il Brasile è ancora un Paese sottosviluppato.

AMAZZONIA
Il 40% degli intervistati affermano che l’Amazzonia dovrebbe venire amministrata da regole internazionali, e non in conformità con le leggi brasiliane. il 65% pensa che sia giusto che gli altri Stati paghino qualcosa per aiutare il Brasile per “preservare la foresta”.

COPPA DEL MONDO 2014
il 73% sono ottimisti e accreditano che il Brasile è pronto per organizzare la prossima Coppa del Mondo. Interessante che solo il 49% dei brasiliani intervistati con la stessa domanda pensano la stessa cosa, mentre il 94% dei cileni è sicuro che tutto andrà bene.

INFLUENZA MONDIALE
Fuori dal Brasile, la percentuale di chi crede che questo Paese non ha mai avuto molta importanza nelle relazioni internazionali e nella politica mondiale è del 57% (contro il 78% dei brasiliani che pensano il contrario). Ma anche così è un valore alto. Il problema è il poco “ritorno” che incontra nella realtà. Dal punto di vista della diplomazia, per esempio, il Brasile ha avuto più sconfitte che vittorie. Delle sei dispute per incarichi internazionali di un certo livello, solo una ha avuto successo, cioè quella che ha definito come capo dell’ONU per l’Agricoltura e Alimentazione, l’onorevole José Graziano.

AMERICA DEL SUD
Per la maggior parte degli argentini, cileni e colombiani, il Brasile è un ottimo vicino: oltre a non dare fastidio a nessuno, ha contribuito nella crescita degli Stati vicini. Secondo la rivista Veja però, se in questa ricerca fossero inclusi anche il Perù, la Bolivia e l’Ecuador, è probabile che il risultato non fosse così favorevole al Brasile.

LAVORO
Al brasiliano piace lavorare? Gli si può dar fiducia? Per l’80% dei brasiliani intervistati, pensano che la popolazione di questo Paese lavora molto e merita fiducia. Al resto del mondo invece, l’opinione è un p’ diversa, dato che solo il 59% delle persone concordano su questo. il 22% degli stranieri pensano proprio il contrario, cioè che ai brasiliani non piaccia lavorare. Secondo Jorge Arbache, docente di Economia dell’Università di Brasilia, questa cattiva valutazione non è dovuta al fatto che il brasiliano lavora poco, ma per il fatto che “produce” poco. Per fare un esempio, per ciascuna ora di lavoro in Brasile, un operaio brasiliano produce, in media, 7 dollari. Un cileno produce 14 dollari e un americano ne produce 37. Pertanto, quando viene confrontato con un lavoratore straniero, un brasiliano produce meno, e questo non ha niente a vedere con la quantità di lavoro o il livello di istruzione.

TURISMO E QUALITA’ DI VITA
L’82% degli intervistati affermano che i brasiliani sono allegri e ospitali e il 49% afferma che sicuramente verranno a visitare il Paese. Ma solo il 36% afferma che il Brasile è un buon Paese per vivere. Gli argentini sono i più esagerati, dato che il 67% afferma che adorerebbe visitare il Brasile, ma quasi la metà (44%) pensa che è appena accettabile per vivere. Inoltre, alla domanda se accetterebbero che un parente lavorasse o studiasse in Brasile, il 42% ha detto NO. Sull’immagine che ha il Brasile, il 40% degli stranieri dissero che, la prima cosa che gli viene in mente pensando al Brasile è, guarda caso, Carnevale e spiagge. Di seguito è il calcio. Argomenti come “povertà”, “Amazzonia” e “sviluppo economico”, non oltrepassarono il 5% delle risposte.

Per chi vuole leggere i risultati in portoghese, oltre a leggere il numero in questione della rivista, potete andare qui.
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sabato 7 gennaio 2012


Anche se un po’ in ritardo, pubblico questo articolo della rivista Epoca pubblicato il 29 di dicembre. E’ bello vedere che ci sono persone, anche all’interno del proprio Paese, che sanno vedere la realtà al di là dei numeri.

Só para inglês ficar irritado

A evolução da posição brasileira entre as maiores economias é fruto mais dos problemas de fora que do progresso interno

Depois que uma consultoria britânica anunciou, na semana passada, que o Brasil superou o Reino Unido e deverá ficar em sexto lugar entre as maiores economias do planeta, convém examinar a tabela abaixo para entender o que aconteceu. O Brasil começou a tornar-se o sexto PIB mundial a partir de 2007, quando surgiram os primeiros sinais da crise econômica em que os países ricos estão mergulhados até hoje. Naquele ano, o PIB britânico iniciou uma queda que deverá acumular 5,3% até o final de 2012, enquanto o PIB do Brasil deverá crescer 14,3% no mesmo período. Outros emergentes, como China e Índia, crescem a taxas muito maiores que o Brasil. Entre os desenvolvidos, o único caso positivo é a Alemanha. Se a França seguir em queda, é possível que também recue uma posição e, em breve, o Brasil passaria a ter o quinto PIB mundial.

Desde a publicação do best-seller de Darrell Huff Como mentir com estatísticas, em 1954, sabe-se que números podem ser usados para distorcer a realidade em vez de ajudar a compreendê-la. Os dados que comparam Brasil e Reino Unido são verdadeiros, mas incompletos. Causaram alvoroço entre os britânicos, pois foram apontados como prova da decadência do país. Mas a renda per capita dos brasileiros (US$ 12.916) não chega a um terço da britânica (US$ 39.604). Os miseráveis – 8,5% da população brasileira – foram praticamente eliminados da vida social do Reino Unido há décadas. Há também um aspecto precário na posição brasileira, pois ela depende do câmbio. Hoje, o real está valorizado em relação ao dólar. Caso ocorra uma desvalorização, algo até benéfico para nossas exportações, a posição dos dois países pode mudar. Já houve retrocessos no passado. Durante o “milagre econômico” do regime militar, o Brasil chegou a sétima economia mundial. Acabou caindo para a 11ª posição e não se falou mais nisso.

Segundo afirmou o ministro da Fazenda, Guido Mantega, os brasileiros precisarão de pelo menos mais 20 anos para alcançar o mesmo nível de vida dos ingleses. Parece uma visão cautelosa, mas ela é no fundo bastante otimista. Em termos históricos, o espaço de duas décadas é curtíssimo para um salto dessa envergadura, que envolve desafios bem mais complexos do que exportar commodities e bens manufaturados de média tecnologia.

Nada disso deve obscurecer uma realidade simples e palpável: o Brasil atravessa um bom momento em sua história. A evolução recente do país não é uma novidade da semana passada. Consta da análise das principais instituições internacionais e empresas privadas. A avaliação é conhecida: está ocorrendo um novo desenho na economia mundial, em que os países emergentes – entre eles, China, Índia, Rússia e Brasil – tornaram-se os principais motores do crescimento.

As causas do bom momento brasileiro estão claras. Começam no esforço para manter uma moeda estável e princípios fiscais mínimos. Com o dinamismo da economia, o desemprego desceu a um dos menores níveis da história. A concentração de renda diminuiu, e a classe média tornou-se maioria. Mas tal avanço não prosseguirá se a atual geração de políticos brasileiros continuar se recusando a encaminhar as mudanças indispensáveis para que o fortalecimento de nossa economia não dependa apenas do vento contra ou a favor.

É preciso reformar a Previdência, para evitar que ela estrangule os investimentos. Também é necessário aperfeiçoar as leis trabalhistas, para diminuir a informalidade. É preciso ainda reduzir em definitivo o insuportável peso que os impostos exercem sobre todos aqueles que trabalham sério no país – empresas e cidadãos. Finalmente, quando se conseguir modificar a estrutura de gastos exagerados do Estado, será possível elevar a taxa de investimentos e crescer sem sobressaltos. Nesse cenário, a taxa de juros poderá atingir um patamar baixo e consistente. Trata-se de um roteiro cujos princípios são conhecidos por todos os partidos políticos, embora nenhum deles tenha tido a coragem necessária para colocá-lo em prática de modo inequívoco.

Os brasileiros sabem que não foi fácil chegar até aqui. Têm consciência de que o país enfrentará imensos desafios em 2012. É verdade que, se houvesse uma atitude mais determinada do governo e dos políticos, poderíamos andar mais rápido. Mas o país avança – e isso é bom para todos.

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fonte: Epoca
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venerdì 6 gennaio 2012


Ci sono notizie che mi lasciano perplesso.

Oggi, durante il telegiornale, vengo a sapere che l’inflazione in Brasile ha raggiunto il 6.5%. Secondo l’IBGE questo dato è il peggiore degli ultimi sette anni, cioè da quando nel 2004 l’inflazione raggiunse il 7,6%. Che la vita sia diventata più cara lo sappiamo tutti, senza bisogno di essere economisti o di leggere numeri e percentuali.

Quello che mi lascia perplesso è che questo avvenga in Brasile. Ma come, siete la sesta economia economica mondiale, e avete un tasso di inflazione così elevato? Ma come, la presidente Dilma si è divertita un mondo ad andare in viaggio per l’Europa dando ai vari governanti europei lezioni di economia, eppure chiudiamo l’anno col 6,5% di inflazione? Ma come, proprio durante gli anni di Lula e Dilma, a parte solo due anni (2006 e 2009), l’inflazione si è sempre assestata con indici superiori al 5% (nel 2010 è stata del 5,91%)? ( * )

Non sto dicendo queste cose per far polemica e non ho problemi ad ammettere la mia ignoranza in materia ma, anche se a mio parere il Brasile è il Paese dei Paradossi e delle Esagerazioni, faccio fatica a comprendere come tale dato possa venire da un Paese così “forte” come il Brasile. Anche perché, nella lontana Italia…

In Italia l’inflazione del 2011 ha chiuso col 2,8%! Sì, avete letto bene. Anche se a novembre ha raggiunto il tetto massimo del 3%, la media annuale è stata del 2,8%. E’ tanto? Sicuramente sì, e chi vive in Italia sa di quanto siano aumenti i prezzi al consumo, benzina in primis. Ma è certamente un valore più basso di quello del grande e opulento Brasile. E come se non bastasse, i vari giornali italiani annunciano questo dato con titoli gravi e altisonanti tipo: INFLAZIONE AI MASSIMI DAL 2008… INFLAZIONE DA RECORD: 2,8%… INFLAZIONE: 2011 DA DIMENTICARE… ecc. ecc. ( ** )

Questa è un’altra cosa che mi lascia perplesso, perché è vero che non dobbiamo fare salti di gioia, ma nemmeno rendere la cosa più grave del previsto, considerando la crisi che sta passando il Bel Paese e l’Europa in genere e i valori degli altri Paesi. Perché, nella lontana Cina…

Nella vasta, ricca e nuova grande potenza mondiale chiamata Cina il tasso di inflazione divulgato dal Governo è del 6,2%, simile a quella del Brasile. Come se non bastasse, secondo Larry Lang, titolare della cattedra di Studi finanziari all’Università cinese di Hong Kong e noto opinionista della televisione nazionale della Cina continentale, “La nostra economia è sull’orlo del baratro. Pechino sta barando”. E aggiunge “L’economia cinese è sull’orlo della bancarotta e ogni provincia del Paese ha i conti simili a quelli della Grecia. Tutto questo corrisponde a verità, ma secondo il sistema politico vigente nel Paese non possiamo dirlo”.

Sempre secondo Lang, il vero tasso di inflazione è intorno al 16 %: questo dato, tra l’altro, spiegherebbe molto bene le centinaia di migliaia di proteste sociali connesse al costo della vita che ogni anno avvengono in Cina e le preoccupazioni della Banca centrale del popolo, che sta riducendo in questi giorni il volume di liquidità immesso nel circuito economico cinese. ( *** )

Quindi ricapitoliamo: abbiamo un Paese grande (in tutti i sensi) come il Brasile con una inflazione del 6,5 %; un Paese enorme e potente come la Cina con una inflazione del 6,2 % (dato ufficiale); e una Paese piccolo e in crisi con una inflazione del 2,8 %.

Queste cose a me lasciano perplesso. A voi no?

( * ) fonte Economia
( ** ) fonte Il Sole 24 Ore
( *** ) fonte Asia News
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martedì 3 gennaio 2012

Nenhum dos ministros demitidos por Dilma chegou a ser punido

A perda do cargo foi, até agora, a única punição sofrida pelos ministros demitidos por suspeita de corrupção em 2010. A incômoda marca do primeiro ano do governo Dilma Rousseff é de uma queda na Esplanada dos Ministérios a cada dois meses.

Antonio Palocci (Casa Civil), Alfredo Nascimento (Transportes), Pedro Novais (Turismo), Orlando Silva (Esporte) e Carlos Lupi (Trabalho) voltaram a ter rotina normal enquanto aguardam a conclusão de inquéritos e outras investigações preliminares.

Nenhum dos ministros demitidos chegou a ser processado por corrupção ou improbidade administrativa.

BRENO COSTA
fonte: Folha.com
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Più di sedicimila euro al mese: il record dei parlamentari italiani

ROMA - Più di 16 mila euro lordi al mese in tasca. Contro i 13.500 di un deputato francese, i 12.600 di uno tedesco, i poco più di 10 mila euro che guadagna un rappresentante della Camera olandese, i 9.200 di un deputato belga, gli 8.650 di un austriaco, per non parlare dei 4.630 euro che costituiscono il «misero» appannaggio di un deputato spagnolo. Le tabelle che mettono a nudo i privilegi della politica italiana sono lì, appena pubblicate dalla Commissione Giovannini sul sito della Funzione pubblica: gli eletti del Bel Paese costano da un minimo del 20 per cento fino al 400 per cento in più rispetto ai colleghi. Dati che parlano chiaro, ma che rischiano di servire a ben poco.

PARLAMENTARI STRAPAGATI - Deputati e senatori italiani, insomma, si mettono in tasca il 60% in più rispetto alla media europea. Ma quella media resta pur sempre un calcolo «a spanne», come ammette la stessa Commissione, e su queste basi sarà molto difficile, anzi praticamente impossibile, far scattare la mannaia sui costi della politica italiana. La norma voluta da Giulio Tremonti e attesa dai presidenti di Camera e Senato sembrava molto semplice, stipendi parametrati alla media europea, ma in realtà rischia di rivelarsi inapplicabile.

Quell'articolo del decreto di luglio, come scrive la stessa Commissione, presenta infatti «aspetti di ambiguità e talvolta di contraddittorietà». E il gruppo di lavoro guidato dal presidente dell'Istat, Enrico Giovannini, composto da esperti di chiara fama, compreso un rappresentante di Eurostat, è letteralmente impazzito per tirarne fuori qualcosa di sensato. Senza riuscirci.

UNA LEGGE SCRITTA MALE - Non solo per i tempi strettissimi che sono stati concessi alla Commissione, o perché la richiesta di una proroga è stata rifiutata da Palazzo Chigi, che ha ricordato come il termine ultimo per la consegna del lavoro sia quello del 31 marzo 2012. Alla Commissione ci sono volute intere settimane per arrivare a definire che cosa debba essere considerato nel «trattamento economico omnicomprensivo» cui fa riferimento la legge per le cariche apicali della pubblica amministrazione. Altre settimane di lavoro, confronti, discussioni, per dare un senso alla definizione, invece, del «costo» relativo al trattamento economico omnicomprensivo che la legge prescrive di calcolare per i parlamentari.

Poi c'è stato il problema dell'individuazione degli organismi «omologhi» a quelli italiani che in molti casi negli altri Paesi non ci sono (solo 16 istituzioni sulle 31 considerate dalla legge italiana perché fossero parametrate a quelle europee, hanno dei corrispondenti più o meno simili), la definizione del concetto di retribuzione (la legge italiana fa riferimento al lordo, ma come si sa a parità di retribuzione lorda le tasse e contributi fanno una differenza abissale), poi quello della ponderazione sul Pil (già, ma di quale Pil, se a prezzi correnti o a parità di potere d'acquisto la legge non lo dice), ed infine la raccolta dei dati. Spesso non ufficiali, e che sono arrivati attraverso i canali diplomatici solo a partire dal 13 dicembre scorso. Fatto sta che dopo tre mesi di riunioni a spron battuto, la Commissione Giovannini ha alzato le braccia e si è arresa.

LA COMMISSIONE S'ARRENDE - Ha pubblicato il rapporto entro il 31 dicembre come prevede la legge. Ma le conclusioni sono disarmanti: «La Commissione considera i dati contenuti del tutto provvisori e di qualità insufficiente per una loro utilizzazione ai fini indicati dalla legge». Se qualcuno pensa di tagliare gli stipendi dei parlamentari e dei vertici dell'amministrazione pubblica usando questa strada, dice in sostanza la Commissione, si sbaglia di grosso. «Di fatto è stato chiesto alla Commissione di condurre in pochi mesi lo studio degli assetti istituzionali e organizzativi di sei Paesi, più l'Italia, con un dettaglio mai realizzato in letteratura e visto l'utilizzo a fini legali dei risultati, con l'esigenza di raccogliere dati di elevata qualità, inconfutabili e pienamente comparabili».

Considerati tutti i limiti, non deve stupire la conclusione del rapporto Giovannini. «Nonostante l'impegno profuso e tenendo conto dell'estrema delicatezza del compito ad essa affidato, nonché delle attese dell'opinione pubblica sui suoi risultati, la Commissione non è in condizione di effettuare il calcolo di nessuna delle medie di riferimento con l'accuratezza richiesta dalla normativa».

Abbiamo scherzato? Può darsi. «Le difficoltà finora incontrate dovrebbero far riflettere il legislatore sull'effettiva applicabilità della norma di riferimento della quale (non a caso) non si trova alcuna analogia negli altri principali Paesi dell'Unione europea», si legge nel rapporto della Commissione. Insomma: per andare avanti servono dei correttivi alla legge, e bisognerà pensarli molto presto, perché il mandato ultimo della Commissione scadrà alla fine di marzo.

STIPENDI E PENSIONI D'ORO - Così, in attesa delle mitiche «medie» ci si deve così accontentare di una paio di tabelle riferite al trattamento economico e previdenziale dei deputati e dei senatori italiani ed europei, ma piene zeppe di note a margine e farcite di formulette matematiche. Oltre a questo, il rapporto della Commissione non si spinge. Non servirà a tagliare gli stipendi dei nostri parlamentari, ma se non altro offre all'opinione pubblica un paio di conferme, verificate scientificamente, e scontatissime.

Su base omogenea, quindi senza contare la spesa per i collaboratori, e dunque considerando soltanto l'assegno materialmente incassato, i parlamentari italiani sono i più pagati d'Europa. Se si considera anche il contributo per portaborse e uffici stampa gli italiani sono battuti solo dai francesi, ma con una differenza fondamentale. In Italia i contributi per i collaboratori (3.690 euro per i deputati, 4.180 per i senatori) sono erogati formalmente ai gruppi politici di appartenenza, sotto la voce spese di rappresentanza, ma poi da questi vengono girati ai rispettivi titolari. Molto più semplicemente in Francia c'è una linea di credito offerta dal Parlamento per pagare i collaboratori, che se non viene utilizzata, deve essere restituita. Mentre in quasi tutti gli altri Paesi, spesso, il collaboratore del deputato o del senatore è già un dipendente stipendiato dell'istituzione di appartenenza.

Anche sul trattamento previdenziale dei nostri parlamentari c'era qualche vago sospetto, che la Commissione Giovannini puntualmente conferma. Almeno fino al 31 dicembre scorso, quando è scattato il meccanismo del contributivo pro rata, gli italiani primeggiavano in Europa. Dopo cinque anni di mandato il vitalizio maturato era di 2.486 euro al mese, in Francia di 780 euro. Tre volte di meno. Maturato, per giunta, con una contribuzione previdenziale superiore: oltre il 10% dello stipendio contro l'8,6% versato dai parlamentari italiani.

Mario Sensini
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lunedì 2 gennaio 2012


Furono previsti 27 miliardi di reais di investimenti municipali, statali e federali,ma finora sono stati contrattati solo  9,8 miliardi di reais e i lavori eseguiti sono solo di 1,4 miliardi. Poco più del 5% dei lavori sono stati eseguiti.

Gli investimenti federali non fanno eccezione. C’è stato un investimento stimato di R$ 7,0 miliardi in aeroporti, sono  stati incaricati R$ 1,5 miliardi ma i lavori eseguiti sono stati solo per 224 milioni di reais, cioè il 3,2% dell’investimento stimato. Nei porti il numero è ancora peggiore. Dei 899 milioni di reais previsti, nessuno è stato ancora investito!

I finanziamenti promessi per gli stadi dovrebbe raggiungere i 3,3 miliardi di reais. Sono stati contrattati R$ 2,2 miliardi, ma solo 276 milioni sono stati finora usati. E’ poco più dell’ 8% e mancano solo due anni partì per la Confederations Cup.

Ma il vero gioiello della corona della Coppa del Mondo del 2014 in investimenti sono quelli destinati alla mobilità urbana. Il Governo Federale offre 7,9 miliardi di reais di finanziamento. Ha assunto solo 1,7 miliardi. I lavori eseguiti non sono più di $ 75 milioni. Meno di 1%.

Per tutte queste ragioni, la Coppa del Mondo 2014 è un fallimento annunciato. A questo punto, con tutto il mondo ridendo del Brasile che ha finanziato l'impresa, forse dovremmo sperare per continui così. Meglio fare una brutta figura che sperperare il denaro pubblico.

fonte: Corone Leaks
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Mentre aspettiamo di sapere quale sarà il prossimo ministro a lasciare il Governo di Dilma per corruzione e mentre cerchiamo di far passare i postumi dell’ultimo churrasco di fine anno, iniziamo subito l’anno con una notizia allegra che, guarda caso, viene sempre dalla Globo.

Il sito della Ego, rubrica della Globo che si occupa di personaggio più o meno famosi (tipo una Novella 2000 brasiliana, tanto per intenderci) ha creato un simpaticissimo gioco dove lo scopo è di indovinare a quale personaggio corrisponde il relativo fondoschiena.

Leggo dal sito: “Preferência de 10 entre 10 brasileiros, o bumbum é sempre motivo de muitos flashes e olhadas indiscretas. A mulher brasileira, sempre com sua derrière acima da média, sabe que é preciso cuidar muito bem da parte traseira do corpo… São 20 imagens de bundas de todo o tipo: grandes, menores, redondinhas, morenas ou mais branquinhas… veja e descubra se consegue adivinhar quem são as famosas donas dos bumbuns das imagens!”

Chi conseguirà a indovinare esattamente tutti i bumbum del gioco, avrà in premio un Certificato di Brasiliano DOC firmato dalla Globo.com, perchè in questo Paese è più importante mostrare un fondoschiena o sapere cosa succederà nel prossimo capitolo della novela das 9 che fare qualcosa di utile per un miglioramento sociale ed economico. Ah, già… mi ero dimenticato che siamo la sesta economia mondiale.

Allora avanti, tutti a giocare a Bundapops! Da domani inizieremo a fare le persone serie e tornare a lavorare, ma oggi prendiamoci ancora qualche momento si svago, ok?
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