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sabato 31 dicembre 2011

Oggi vado controcorrente. Mi piace fare questo, è molto più divertente che fare le solite cose che fanno tutti. In questo periodo quasi tutti i blog e siti personali sono pieni di auguri ai lettori e di previsioni piene di numeri di pagine visitate, il che, è chiaro, è una cosa giusta da fare e denota buona educazione e gentilezza. Ma come ho detto a me piace fare le cose diverse dal solito, perché mi annoio facilmente.


Se proprio volessimo fare delle previsioni, posso dire che il 2010 fu l’anno di ambientazione (anche se ancora adesso molte cose di questo Paese non le digerisco). Il 2011 fu l’anno di stasi, di adattamento. È stato un anno un po’ monotono, senza grandi avvenimenti positivi o negativi. Il 2012 penso (e spero) che sia l’anno di svolta. Ho molte cose da fare nell’anno nuovo, e questo è sempre qualcosa di positivo, qualcosa che rende la vita meno grigia e monotona (perché può essere grigia e monotona anche qui in Brasile, cosa pensate?) e che dà una marcia in più alla noiosa quotidianità e che alla fine può portare solo cose buone.

Ecco allora che questa volta gli auguri, invece di farli ai [pochi] lettori di questo misero blog personale (non mi scorderò mai il fatto che qualcuno, molto intelligentemente, ha voluto sottolineare questa caratteristica come se fosse qualcosa di negativo), li faccio a me.

Si, proprio a me.

Auguri a me che, alla venerabile età di 48 anni, decise di mollare tutto quello che aveva (poco) e lasciare famiglia e Paese per vivere in Brasile solo per stare vicino alla persona che ama.

Auguri a me che, pur soffrendo, pur criticando, pur con un monte di problemi, non si è mai pentito e non ha mai demorso, continuando ad andare avanti sempre con una punta di ottimismo.

Auguri a me, che pur avendo avuto la fortuna di aver trovato una seconda famiglia qui in Brasile, non ha mai smesso di fare il proprio dovere e di lavorare sodo, sapendo che è l’unico modo [onesto] di guadagnare qualcosa.

Auguri a me che, pur essendo circondato da bellezze giunoniche, è sempre riuscito a rimanere fedele alla donna amata (credetemi, non è facile).

Auguri a me che è riuscito a farsi una nuova vita in un nuovo Paese, con una nuova famiglia, con nuove idee e nuove abitudini.

Auguri a me che, grazie a questo blog (ma anche agli altri due) ha imparato molte cose. Questo grazie anche a tutti quei [sempre pochi] lettori che, con i loro commenti, ma anche con le critiche e gli insulti, sono riusciti a darmi una visione diversa su questi due mondi che, in qualche modo, sono più simili di quanto si immagini.

Auguri a me per tanti altri motivi che non sto ora a elencare.

Auguri, auguri e auguri!


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lunedì 26 dicembre 2011

Il Brasile scavalca la Gran Bretagna e diventa la sesta economia del mondo*

LONDRA - Il Brasile ha scavalcato il Regno Unito ed è diventato nel 2011 la sesta potenza economica mondiale per Prodotto interno lordo (Pil). L'Italia resta all'ottavo posto. Lo ha annunciato l'istituto di ricerca Cebr, un istituto britannico indipendente, con sede a Londra. Nella sua ultima classifica, la World Economic League Table 2011, il Centre for Economics and Business Research (Cebr) ha inserito il Regno Unito al settimo posto tra le economie mondiali, dietro gli Stati Uniti (al promo posto), la Cina, il Giappone, la Germania, la Francia e il Brasile.

ITALIA - L'Italia resta all'ottavo posto, come nel 2010 davanti a Russia e India. «Il Brasile ha battuto per anni i Paesi europei al calcio, ma sconfiggerli sull'economia è un nuovo fenomeno. La nostra classifica mostra come stia cambiando la mappa economica del mondo, con Paesi asiatici e produttori di materie prime che danno la scalata ai primi posti e l'Europa che resta indietro», ha detto il direttore del centro Douglas McWilliams in un'intervista radiofonica alla Bbc. McWilliams ha aggiunto: «Si vede inoltre che nazioni che producono generi di prima necessità, come i prodotti alimentari e l'energia, ne escono molto bene e salgono gradualmente nella graduatoria economica».

IL PRONOSTICO - Il Cebr ha pubblicato anche i pronostici per il 2020 nel quale (invariate le prime tre posizioni) si evince che la Russia risalirebbe al quarto posto, seguita dall'India e dal Brasile, la Germania scenderebbe al settimo posto e la Gran Bretagna all'ottavo. La Francia scivolerebbe al nono posto e l'Italia al decimo.


OBS: E’ chiaro che sono contento di questa notizia, anche se si sapeva già da tempo che sarebbe successo. Non c’è bisogno di essere dei maghi di economia: se va bene l’economia del Paese dove vivo vado bene anch’io. Quindi ben venga questo miglioramento con la speranza che le cose vadano sempre in meglio. Ma voglio far notare due cose: la prima è che, pur se molta gente, sia italiana che brasiliana, ha parlato sempre malissimo dell’Italia (e sto usando un eufemismo), il mio Bel Paese è rimasto all’ottavo posto, davanti a quei tanto acclamati Paesi del Brics come Russia e India. Secondo, sempre per questo pronostico del CEBR, nel 2020, cioè tra quasi 10 anni, il Brasile sarà ancora al 6° posto e l’Italia perderà due posizioni. Se così fosse (ma ovviamente come tutti i pronostici questi dati vanno presi “con le molle”), mi piacerebbe vedere la faccia della Presidente Dilma nel vedere che non è riuscita a conquistare il Mondo come lei (e altre persone come lei) credeva. Ma di questo ne parleremo nel 2020…
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venerdì 16 dicembre 2011


Ci sono alcune cose del Brasile che non riuscirò mai ad abituarmi. Leggo su G1 della Globo:

Garota foi agredida por colegas por causa de ex-namorado, diz mãe

In pratica cosa è successo? Una ragazzina di 14 anni (che chiameremo Carla, nome fittizio) fu trovata a Betim, Regione Metropolitana di Belo Horizonte (MG) in un lago di sangue, con numerose ferite e con parte del corpo bruciato. Secondo le ultime investigazioni risulta che, martedì 13, fu invitata da quattro sue amiche a fare un giro con loro. Durante il cammino, con la scusa di fare pipì, il gruppo deviò verso una piccola boscaglia. A quel punto le sue “amiche” diedero due mattonate sulla testa della povera ragazzina e con un coltello colpirono con ferocia il corpo di Carla. Furono in tutto 15 colpi, che le perforarono i polmoni e che le causarono danni alle ovaie tali da richiedere la rimozione di un ovario. Non contente di questo, tolsero parte degli indumenti di Carla, versarono sul suo corpo dell’alcool e le diedero fuoco.

Per fortuna questa ragazzina non è morta, e le sue condizioni ora sono stabili, anche se molto gravi.
Quello che mi lascia scioccato, al di là della ferocia dell’aggressione, è:
  1. il motivo di tale aggressione. Sembra che tutto ciò sia dovuto per un motivo di gelosia, dato che la vittima aveva una relazione con l’ex-innamorato di una delle aggressori.
  2. l’età dei soggetti. La vittima ha 14 anni, le sue amiche, alcune già interrogate dalle polizia, hanno in media 14 anni. Eppure hanno già un innamorato e fanno cose che neanche una persona adulta penserebbe di fare. Chiamatemi pure di bigotto, di “chato” o di quel che volete, ma io non permetto a mia figlia di 14 anni di avere un innamorato. Dove sono i genitori di queste ragazze?
  3. l’estrema violenza di questa aggressione. Capisco che la gelosia possa creare situazioni e azioni che lasciano a desiderare, ma c’è un limite a tutto. Se quelle ragazze volevano dare una lezione (in ogni caso ingiustificata) alla povera vittima avrebbero potuto limitarsi a qualche insulto, o al limite un calcio nel sedere. Ma qui è stata predeterminazione e ferocia allo stato puro. Non solo si sono unite in gruppo (tipica vigliaccheria di persone ignoranti), ma hanno pianeggiato l’aggressione nei minimi particolari, sia dalla strada da fare durante la passeggiata sia sul fatto di portare con loro alcool e fiammiferi.
  4. il fatto che le persone, in particolar modo i genitori, accettino tale violenza. Immaginate di veder vostra figlia di 14 anni colpita a morte con 15 coltellate o chissà che, con parte del corpo ustionato, e tutto questo per parte di alcune bambine di 13/14 anni, con l’intenzione di uccidere, bruciare e in qualche modo deturpare (vedi i colpi al basso ventre) una loro coetanea, probabilmente amica di scuola. Ora io non so voi, ma vi assicuro che se succedesse questo a mia figlia non aspetterei i risultati della Polizia e della Giustizia. Ci sono cose che vanno al di là del buon senso e della ragione. Invece qui in Brasile sembra che tutti accettino tutto. Perché una cosa è chiara: essendo gli aggressori minori di età, la Justiça brasileira non potrà fare niente di concreto contro di loro. Infatti cosa pensiate che sia successo? Pur sapendo chi ha aggredito questa bambina “que uma garota de 14 anos indicada pela vítima está apreendida na 2ª Delegacia de Polícia de Betim, em uma cela separada para adolescentes. Ela negou ter cometido a violência e vai ser ouvida por um juiz. Ainda segundo a polícia, outras duas adolescentes, de 14 e 15 anos, foram ouvidas e liberadas porque o tempo do flagrante já havia passado. Elas negaram envolvimento na agressão e apontaram um outra suspeita, que seria maior de idade, e ainda não foi localizada. “
Ora qualcuno dirà che questo è un caso isolato, che queste cose succedono raramente, ma non è così. Basta vedere il telegiornale alla sera o leggere un qualunque quotidiano per assistere a notizie come queste. In questo paese se provi a dare del cornuto a qualcuno perché ti ha tagliato la strada rischi di trovarti con una coltellata nello stomaco. Oppure venire pestato a sangue per futili motivi, per poi scoprire che gli aggressori erano per dipiù poliziotti, come è successo in una discoteca di Rio.

E’ inutile essere una potenza economica quando succedono fatti come questi. E’ inutile essere sempre sorridenti e gentili quando poi alcune persone (ma sono molte) commettono azioni come queste. A volte il Brasile mi sembra come quelle ricostruzioni scenografiche di Hollywood, dove, pur avendo un aspetto esteriore molto bello da vedere, basta aprire una porta e vedere che all’interno non è quello che sembra e che era solo una facciata per nascondere quello che c’è dietro.
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Vídeo mostra ex-vereador do AM guardando dinheiro na cueca

A Procuradoria-Geral de Justiça do Estado do Amazonas pediu nesta quinta-feira (15) à Polícia Federal a perícia de um vídeo em que o prefeito do município de Boa Vista do Ramos (270 km de Manaus), Elmir Lima Mota (PSD), aparece entregando maços de dinheiro ao ex-vereador Joaquim Teixeira Barbosa (PSC), que esconde as notas na cueca.

No início do vídeo, que não tem áudio, aparece o prefeito Elmir Lima Mota sentado e de costas. O ex-vereador Joaquim Teixeira Barbosa (que veste camisa listrada) está a sua frente, contando o dinheiro e separando-o em maços. Ao lado dele, o secretário de finanças Mário Aldo da Rocha (camisa escura de mangas compridas) observa a cena.

O ex-vereador levanta, afrouxa o cinto e começa a esconder o dinheiro nos bolsos da calça, nas meias e na cueca (a partir dos 5'45"). Depois o filho do advogado, de blusa preta, entrega um papel para Barbosa. Ele assina o papel e o entrega ao secretário. O prefeito levanta e sai de cena.

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sabato 10 dicembre 2011


E mentre i cittadini italiani per l’ennesima volta si ritrovano con un “regalino” nel deretano, donato come sempre dal nostri governanti, con l’unica speranza di non morire di vecchiaia prima di ricevere la beneamata e legittima pensione, in quel regno fatato chiamato Montecitorio succede che…

Pensioni, i privilegi nei palazzi del potere

A MONTECITORIO LO STIPENDIO MEDIO ANNUO È DI 131 MILA EURO
Non ci provino, a distinguere ancora figli e figliastri. Non ci provino, a toccare le pensioni degli italiani senza toccare prima (prima!) quelle dei dipendenti dei palazzi della politica o della Regione Sicilia. Un cittadino non può accettare di andare in pensione un paio di decenni dopo chi ancora può lasciare con 20 anni d'anzianità. Non solo non sarebbe equo ma, di questi tempi, sarebbe un insulto.

Che esistono qua e là staterelli dai privilegi inaccettabili non lo dicono i soliti bastian contrari. Lo dice, per la Sicilia, lo stesso procuratore generale della Corte dei Conti isolana, Giovanni Coppola, nell'ultima relazione: «L'opinione pubblica non comprende perché in Sicilia i dipendenti regionali possano andare in pensione con soli 25 anni di contribuzioni, o addirittura con 20 anni se donne, solo per il fatto di avere un parente gravemente disabile, mentre lo stesso non avviene nel resto d'Italia».

Errore: anche meno. Come nel caso dell'ispettore capo dei forestali Totò Barbitta di Galati Mamertino, che riscattando dei contributi precedenti, il 1 gennaio 2009 (ma da allora la legge non è cambiata) se n'è andato quarantacinquenne, dopo 16 anni, 10 mesi e 30 giorni. La previdenza, visto «il lavoro usurante», regala ai forestali siciliani un anno ogni cinque di servizio. Diceva di dover accudire un parente affetto da grave handicap: avuto il vitalizio, è partito per la Germania. Stracciato comunque, per età, dal record di Giovannella Scifo, una dipendente dell'ufficio collocamento di Modica (Ragusa) in quiescenza a 40 anni. «Non le pare esagerato?», le ha chiesto Antonio Rossitto di « Panorama». E lei, serafica: «Non le posso rispondere. C'è la privacy».

Fatto sta che, spiega la Corte dei conti, su 751 «regionali» andati nel 2010 in pensione 297 hanno lasciato in anticipo «rispetto all'ordinaria anzianità anagrafica e/o contributiva e, tra questi, ben 286 con le agevolazioni della legge 104/1992 che tanto ha fatto discutere per l'incomprensibile disallineamento rispetto alla normativa nazionale».


Fatto sta che, spiegava giorni fa sul Giornale di Sicilia Giacinto Pipitone, se è vero che nel 2004 la riforma Dini passò, con nove anni di ritardo, anche per i dipendenti pubblici siciliani, l'adeguamento non è mai stato varato per chi ha avuto la «fortuna» di essere assunto dalla Regione. Basti dire che «chi a livello statale ha ancora oggi quote di pensione da incassare col retributivo, fa il calcolo sulla media delle buste paga degli ultimi anni di servizio. I regionali calcolano invece la loro quota di retributivo sulla base dell'ultima busta paga incassata al momento di lasciare gli uffici: sfruttano quindi fino all'ultimo gli aumenti e i vari scatti di carriera». Conclusione? Risposta dei giudici contabili: «Nel 2010 i contributi versati sono diminuiti del 17% riuscendo a coprire appena il 32,2% della spesa». 
Non basta: «lo stesso sistema più vantaggioso si applica anche sul calcolo della buonuscita. Per la maggior parte dei regionali viene calcolata moltiplicando il valore dell'ultimo stipendio». Risultato? Scrive Antonio Fraschilla: i direttori generali «vanno in pensione incassando un assegno medio di 420.133 euro, come certificato dalla Corte dei Conti, anche se hanno ricoperto l'incarico solo negli ultimi mesi della loro carriera».


Lo ricordino, Mario Monti ed Elsa Fornero: se non obbligano la Sicilia a eliminare immediatamente questi bubboni ogni loro sforzo per spiegare che la crisi planetaria è così grave da obbligare a pesantissimi sacrifici sarà inutile. Peggio: grottesco. Vale per i privilegi dei dipendenti regionali siculi, vale per quelli degli organi istituzionali.

Certo, al Senato non godono più dello stupefacente dono che fino a qualche anno fa veniva fatto da ogni presidente che, andandosene, regalava loro, a spese dei cittadini, due anni di anzianità. Ma ci sono ancora, a Palazzo Madama, persone che, assunte prima del 1998, possono andare in pensione prima di tutti gli altri italiani, a cinquant'anni o poco più, godendo anche di quella regalia. È giusto? È un diritto acquisito e quindi intoccabile anche quello?

È accettabile che, 16 anni dopo la riforma Dini, nonostante i ritocchi, non ci sia ancora un dipendente del Senato (quelli arrivati dopo il 2007 possono andarsene con qualche penalità ancora a 57 anni) che accantoni la pensione col sistema contributivo? Così risulta: dato che dal 2007 non è entrato alcuno, i primi soggetti al «contributivo» (peraltro maggiorato con un «aiutino» intorno al 18%) dovrebbero essere sette funzionari in arrivo nel 2012. Come possono capire, gli italiani, che quei fortunati godano di 15 mensilità calcolate sul 90% dell'ultima retribuzione e trasmesse intatte al 90% alla vedova se ha figli minori di 21 anni? Ma non basta ancora: nonostante le polemiche seguite alle denunce del passato come quella dell'«Espresso» che quattro anni fa rivelò che al Senato uno stenografo arrivava a 254 mila euro l'anno e un barbiere a 133 mila, le retribuzioni sono cresciute ancora dal 2006, in questi anni neri, del 19,1%. Arrivando a un lordo medio pro capite di 137.525 euro. Centodiecimila più di un dipendente medio italiano, il quadruplo di un addetto della Camera inglese (38.952) e addirittura 19 mila più della busta paga dei 21 collaboratori principali di Obama, che dalla consigliera diplomatica Valerie Jarrett al capo dello staff William Daley, prendono al massimo (trasparenza totale: gli stipendi dei dipendenti, nome per nome, sono sul sito della Casa Bianca) 118.500 euro. Lordi.

Sia chiaro: Palazzo Madama può contare su collaboratori, dai vertici fino agli operai, di eccellenza. Sui quali sarebbe ingiusto maramaldeggiare demagogicamente. Loro stessi, però, discutendo del loro futuro con l'apposita commissione presieduta da Rosi Mauro (sindacati di là, una sindacalista di qua) non possono non rendersene conto: di questi tempi, la loro trincea con tre liquidazioni (una interna, una dell'Inpdap, una del «Conto assicurativo individuale») e le due pensioni (una del Senato e ora ancora dell'Inpdap) è indifendibile. Tanto più che anche nel loro caso, il peso delle pensioni sui bilanci è cresciuto in modo spropositato.

Vale per Palazzo Madama, vale per il Quirinale dove troppo tardi la presidenza ha introdotto «misure dissuasive» con la previsione di «significative riduzioni» dei trattamenti pensionistici come un limite per l'anzianità «a regime» (campa cavallo...) di 60 anni con 35 di contributi (da leccarsi i baffi...), vale per Montecitorio, dove lo stipendio lordo è poco più basso che al Senato: 131.586 euro. Con tutto ciò che ne consegue sulle pensioni. Non sarà facile rompere certe incrostazioni. Verissimo. Ma è troppo facile far la faccia dura solo con i piccoli...



P.S. Io non sono mai stato un estremista. Sia nella vita quotidiana che nelle occasioni più importanti sono sempre stato una persona tranquilla, pacata. In poche parole mi sono sempre fatto i c…i miei. Ma penso che l’Italia di oggi abbia proprio bisogno di una rivoluzione se vuole migliore alcune cose. Penso che ormai le parole o le buone azioni non servano più, come non serve sperare che le cose, per noi comuni cittadini, possano cambiare in meglio. E’ triste vedere il proprio Paese, Paese che amo molto, ridursi in questo stato.
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mercoledì 7 dicembre 2011

A nome di tutti i lavoratori italiani, di tutti quelli che hanno contribuito per anni col sudore del proprio lavoro a incrementare le casse dello Stato, e da chi, in questo terribile e lunghissimo periodo di crisi, che sembra non abbia mai una fine, sta cercando disperatamente un lavoro dignitoso in un Paese ormai senza futuro.
Grazie Monti, per tutto quello che fai per noi.
LA RIFORMA DELLA PREVIDENZA

Ritiro a 66 anni dal 2018, nel 2050 ci vorranno 46 anni di contributi. Niente aumento per il 76%


Età di vecchiaia 
La lenta equiparazione dell'età pensionabile delle donne con quella degli uomini e poi con i 67 anni per tutti è stata accelerata, e in maniera per niente soft. Dal primo gennaio 2012 l'età sale a 62 anni (uno scalone simile a quello messo in atto dalla riforma Maroni, che però non ha mai visto la luce) e sarà ulteriormente elevata a 63 anni e 6 mesi nel 2014, a 65 anni nel 2016 e a 66 a partire dal 2018. Per le lavoratrici autonome (commercianti, artigiane e coltivatrici dirette), invece, lo scalone del 2012 è di 3 anni e 6 mesi (l'età sale da 60 a 63 anni e mezzo). Soglia che sale ulteriormente a 64 e 6 mesi nel 2014, a 65 e 6 mesi nel 2016, sino a raggiungere i 66 anni dal gennaio del 2018. L'elevazione dell'età ci sarà anche per gli uomini, i quali a partire dal 2012 potranno ottenere la pensione di vecchiaia dopo aver compiuto 66 anni. Per loro in sostanza non cambia nulla, in quanto sino a oggi potevano averla sì a 65 anni, ma comunque dovevano aspettare un ulteriore anno (in pratica i 66) per poterla riscuotere.



Addio anzianità 
Da circa 20 anni nell'occhio del ciclone, il pensionamento anticipato con 40 anni, a prescindere dall'età anagrafica, stavolta non è rimasto in piedi. A partire dal 2012 per ottenere la pensione prima dell'età della vecchiaia occorrono 42 anni ed un mese per gli uomini e 41 anni ed 1 mese per le donne, requisiti, anche qui, parametrati alle speranze di vita a partire dal 2013. Tali requisiti sono comunque aumentati di un ulteriore mese per il 2013 e di un ulteriore mese a decorrere dal 2014. Questo, in sostanza, significa che nel 2013, ad esempio, anno in cui si comincia ad elevare tutti i parametri anagrafici sulla base delle cosiddette speranze di vita, il minimo di contributi richiesto per il pensionamento anticipato sarà di 42 anni e 5 mesi per gli uomini e 41 anni e 5 mesi per le donne (42 o 41 anni e due mesi più i tre mesi di aumento per via delle speranze di vita). Ma non è finita qui. Al fine di disincentivare il pensionamento anticipato rispetto a quello di vecchiaia, è stata introdotta una misura di riduzione. Qualora, infatti, si chieda la pensione di anzianità prima dei 62 anni di età, l'assegno verrà corrisposto, per la quota retributiva, con una riduzione pari al 2% per ogni anno di anticipo. Se, ad esempio, si richiede la pensione, dopo aver raggiunto i 42 anni (e rotti), all'età di 60 anni, si riscuoterà, per la quota di pensione calcolata con il sistema retributivo, un assegno decurtato del 4%. Il pensionamento anticipato sarà possibile anche per i giovani, coloro cioè che hanno cominciato a lavorare dopo il 31 dicembre 1995. Per ottenerlo, dovranno aver compiuto 63 anni di età e poter far valere un minimo di 20 anni di contribuzione effettiva. Vi sono inoltre due altre condizioni: bisogna cessare l'attività lavorativa e l'importo del trattamento deve almeno raggiungere un minimo pari a 2,8 volte l'assegno sociale (1.200 euro di oggi). Addio anche alle finestre.



La vita si allunga 
La manovra di luglio ha anticipato al 2013 (doveva partire dal 2015) l'adeguamento, che dal 2019 avverrà con cadenza biennale (e non più triennale, come era in origine) in base ai dati forniti dall'Istat. La riforma Monti stabilisce che in assenza dell'incremento dato dalle variazioni demografiche, a partire dal 2021 l'età del pensionamento non può avvenire comunque prima di 67 anni di età.


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lunedì 5 dicembre 2011


E mentre qualcuno si scandalizzava (e qualcun altro di sicuro giova) nel vedere l’Italia al 69° posto nella classifica di Transparency International (una organizzazione internazionale che si occupa della corruzione nel mondo), proprio ieri il ministro del lavoro brasiliano, Carlos Lupi, ha dato le dimissioni dal suo incarico.

E’ il sesto ministro del Governo di Dilma Rousseff a dover lasciar l’incarico per corruzione in poco più di 10 mesi. Un altro ministro, Nelson Jobim (Difesa) non fece parte di questa azione di “pulizia". Fu “allontanato” per aver dato dichiarazioni giudicate inconvenienti sul Governo. Ma chi sono questi signori presi con i soldi in tasca (e non solo)?

Il primo fu nel 7 di giugno Antonio Palocci, Ministro-chefe della Casa Civil do Brasil. Il giornale Folha de Sao Paulo denunciò, nel 15 maggio, che il suo patrimonio aumentò di 20 volte tra il 2006 e il 2010.

Il secondo fu nel 6 luglio Alfredo Nascimento, Ministro dei Trasporti.

Il 4 di agosto fu la volta di Nelson Jobim, Ministro della Difesa, che, come abbiamo detto, non fu dimesso per corruzione ma per aver parlato male del Governo di Dilma.

Pochi giorni dopo, il 17 di agosto, fu la volta di Wagner Rossi, Ministro dell’Agricoltura.

Circa un mese dopo, il 14 settembre, Pedro Novais si dimise dalla carica di Ministro del Turismo dopo numerosi scandali, tra quello di usare i soldi della Camera per pagare lo stipendio della sua governante.

Il 26 di ottobre toccò invece a Orlando Silva, Ministro dello Sport.

Ultimo, ma solo momentaneamente, perché di sicuro ne verranno fuori degli altri, Carlos Lupi, Ministro del Lavoro, che come abbiamo visto si è dimesso proprio ieri.

Sì, lo so, qualcuno ora tirerà fuori la solita storia di Berlusconi con ragazze varie, ma a mio parere non è niente di fronte a questa frotta di corrotti. Spero solo che questa “faxina” che sta facendo Dilma Rousseff riesca veramente a pulire, anche se non in modo definitivo, molta sujera che fa parte del Planalto.
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sabato 3 dicembre 2011


Quando, qualche tempo fa, l’assoluzione di Amanda Knox e Raffaele Sollecito è stata resa nota tramite i media internazionali, anche qui in Brasile ci sono stati commenti contrari a tale giudizio finale sull’omicidio di Meredith Kercher. E’ ovvio che tale decisione, dopo quattro anni di indagini e innumerevoli sentenze, non poteva non creare disappunti sulla Giustizia italiana. Questi sono alcuni commenti fatti da alcuni lettori di Folha.com nel giorno della notizia (3/10/2011):
  • Eis a JUSTIÇA ITALIANA! Quem acabou pagando o pato? Lógico: O NE_GÃO! Sob a pressão dos americanos, não restou outra saída àquele judiciário, senão, abrir as per-nas. O réu condenado, além de ne_gro, pobre e escula-chado pela mídia, não é nem ma-fioso nem dono de time de futebol. Danou-se!
  • mais de 60 gabinetes já se sucederam na Itália, desde o fim da 2ª guerra mundial. PAÍS INSTAVEL E DE GENTE CHATA!!
  • A JUSTIÇA DA ITÁLIA É IGUAL A DO BRASIL. O RESULTADO DESSA SENTENÇA ME DEU NOJO, ASCO, REPÚDIO E NOGENTO. HOJE ME SINTO NEUTRA QUANTO A MINHA ASCENDÊNCIA . TUDO PELO YANKEES.
  • só falta agora culparem a vitima.A ITALIA TÁ PIOR QUE O BRASIL!!
  • Depois brasileiro que não é sério... Estão sem moral para falar do caso Battisti. Italiano é assim mesmo: racista até não poder mais (apesar da maioria ser meio moura...). Foi só ter um africano para culpar que já se deram por satisfeitos.
  • E agora mané? Essa turma que vinha aqui, execrar o Lula, fala o quê ? A justiça italiana não era acima de qualquer suspeita? Essa oposição...esta imprensa brasileira...
  • Brincadeira. E ainda querem precionar o Brasil para extraditar BATISTI. Que justiça é essa na Italia. Arrumaram um laranja africano, o condenaram, e após pressão a justiça Italiana foi jogada no lixo. Americano só é criminoso em seu território.
  • Claro, o Berlusconi é que é exemplar...
  • Decisão coerente, para quem tem um Berluscone de presidente!
  • E ainda dizem que a Itália é um país sério...
  • … Mas como a Itália é o país do bacan@l e do assassinato, libertam esses porcos. E depois querem ter moral pra exigir algo da Justiça brasileira! Bem feito o tapa na cara que o Brasil deu na cara deles!
  • A Itália é um antro de mafiosos que deixam Dirceus, Delúbios e Lulas no chinelo!E ainda por cima são porcos racistas como se vê. A Itália sendo o maior nordel a ceu aberto do mundo, não podia dar outra sentença aos riquinhos.
Nulla da dire, questa sentenza ha sorpreso praticamente tutti, quindi, a parte certi commenti inutili su Berlusconi o offese al popolo italiano (e poi dicono che siamo noi “preconceituosos”) è normale trovare commenti negativi. Ma oggi ho letto una notizia che, in qualche modo, è simile a quella appena citata:

Justiça absolve viúva acusada de matar milionário no RJ

Per chi non fosse al corrente faccio un piccolo riassunto della vicenda: Nel 2005 un uomo di 54 anni, Renné de Souza Senna, vince alla Mega-Sena la considerevole cifra di 52 milioni di reais. Due anni dopo, in una domenica del 7 gennaio del 2007, Renné viene ucciso da uno sconosciuto in un bar a 8 km dalla fazenda di dove viveva. La figlia, Renata, accusa la moglie di Renné, Adriana, 25 anni, di essere la mandante dell’omicidio. Dopo alcune analisi, furono accusate altre tre persone: Ronaldo Amaral, della Polizia Militare, che lavorò per la famiglia Senna come segurança, Marco Antônio Vicente, anche lui della Polizia Militar e parte della segurança, e infine Janaína de Oliveira, personal trainer di Adriana e moglie di un altro poliziotto anche lui coinvolto nelle indagini. Vengono fatte numerose indagini, ascoltati numerosi testimoni, tra cui l’amante della moglie Adriana. Si viene a sapere che il rapporto tra Adriana e il marito era abbastanza tumultuoso, con innumerevoli liti quotidiane. Adriana accusa la famiglia del marito, asserendo che Renata non è figlia di Renné e che un nipote del marito clonò la carta di debito di suo marito e che prelevò così 30 mila reais dal conto di suo zio.

Ora non sto a raccontare tutta la storia. Chi vuole può cercare notizie aggiornate su internet. Posso dire però che ci furono molte indagini, molte contraddizioni sulla testimonianza della moglie, molte cose che non quadravano e infatti fino alla fine todo mundo pensava che Adriana fosse colpevole. Finché appunto la notizia di oggi con la assoluzione della moglie. Tra i motivi di tale giudizio positivo il fatto che la moglie, se avesse voluto veramente uccidere il marito, avrebbe trovato un modo più semplice di farlo, per esempio con una dosa elevata di insulina dato che Renné era malato di diabete.

Bene, a mio avviso questi due omicidi e assoluzioni finali sono molto simili, perché fino all’ultimo le prove erano contro gli imputati ma poi sono stati assolti. Ma aldilà della sentenza che non sta a me giudicare, ora, cari amici commentaristi di prima, voi che avete così tanto parlato male della giustizia italiana, cosa mi dite di quella brasiliana?
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giovedì 1 dicembre 2011


Amo questo Paese!

Ieri si è svolta a São Paulo la finale del primo concorso Miss Bumbum Brasil, promosso dalla rivista "Sexy" per eleggere la donna col migliore deretano del Paese. Delle 27 candidate che iniziarono questa disputa, 15 15 furono selezionate [beati i giudici] per la finale.

La campionessa di questa difficile disputa è stata Rosana Freitas, del Ceará, che ha guadagnato 5 mila R$ di premio. La seconda, Graciella Carvalho (MA), e la terza, Mariana Freitas (AC), guadagnarono 3 mila R$ e 2 mila R$, rispettivamente.

"Voglio essere qualunque cosa, Mi voglio buttare. Voglio la fama", ha commentato la campionessa sopra i piani del suo futuro. La bionda vincitrice ha anche detto di aver già vinto un altro concorso di bellezza, il “Garota Molhada”[!], nel 2009, nella sua città natale di Conceição da Barra [di sicuro poi l’avranno eletta consigliere comunale].

Con il premio vinto, Rosana pretende investire nel proprio corpo. "Cambierò le applique dei capelli, Cambierò le protesi di silicone...",  ha detto [investire nello studio no, vero? Ma forse il cervello non fa parte del corpo]

Be’, non sapete come amo questo Paese quando leggo queste notizie. Mi fanno dimenticare tutti i problemi che ha questo Paese o la mia amata Italia. D’altronde quale Paese migliore per eleggere una Miss Bumbum?
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