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mercoledì 27 luglio 2011


In questo periodo si sente molto parlare della “bolla brasiliana” e non c’è blog o giornale che non tratti, almeno una volta, questo argomento. Io, non essendo un esperto di economia o di finanza, pur vivendo in Brasile non me la sento di dare giudizi su quanto sta avvenendo in questo grande Paese. Ecco allora che, cercando notizie in rete per capire un po’ meglio questo “assunto”, mi sono imbattuto in questo articolo di Luigi Zingales dell’Espresso. Sicuramente qualcuno non sarà d’accordo su alcune sue affermazioni, ma a me sembra che dia una idea abbastanza reale di quello che sta avvenendo in Brasile.

(03 giugno 2011)
Alla stampa anglosassone piacciono gli acronimi. Se le nazioni europee in crisi sono i PIGS (Portogallo, Irlanda, Grecia e Spagna), le nuove potenze emergenti sono i BRIC: Brasile, Russia, India e Cina. Nonostante siano localizzati ai quattro angoli del mondo, questi quattro paesi hanno molto in comune: sono grandi (insieme rappresentano il 25 per cento della superficie e il 42 per cento della popolazione del mondo), sono in forte crescita (l'anno scorso in media il 7,5 per cento) e vogliono contare di più sulla scena mondiale.

In Brasile, dove sono in visita in questi giorni, il miracolo dei Bric si sente in maniera palpabile. L'aumento dei prezzi delle materie prime ha arricchito il Paese. Un boom immobiliare ha stimolato l'edilizia. Un forte apprezzamento del cambio ha reso economici i prodotti di importazione e ha trasformato San Paolo in una delle città più care al mondo. Ma questo miracolo si vede anche nei numeri ufficiali.

Quest'anno il Brasile supererà l'Italia in Prodotto interno lordo, diventando la sesta potenza economica del mondo. Le prospettive di crescita sono rosee anche grazie a una situazione demografica molto positiva. La popolazione del Brasile ha un'età media di 29 anni (contro i 53 dell'Italia). Questo significa che nei prossimi anni ci saranno molti più giovani che entreranno nella forza lavoro dei vecchi che andranno in pensione, aumentando le prospettive di crescita futura. Il petrolio scoperto al largo di Rio de Janeiro promette al Brasile l'indipendenza energetica. I Campionati del mondo del 2014 e le Olimpiadi del 2016 non fanno altro che suggellare agli occhi di molti il ruolo del Brasile come il nuovo Eldorado.

E' tutto oro quel che luccica?

Non basta appartenere ai Bric per assicurarsi una crescita a livelli cinesi. A differenza della Cina, il successo del Brasile non è dovuto a una rapida industrializzazione, ma al boom dei prezzi e delle esportazioni di materie prime e di prodotti agricoli. Ogni qual volta il prezzo delle materie prime sale, il Sud America conosce una fase di espansione, che finisce quando i prezzi scendono.Il Brasile non sta facendo nulla per gettare le basi per una crescita più duratura. Non si sta dotando delle infrastrutture necessarie allo sviluppo. Mentre a Shanghai un treno superveloce ti porta dall'aeroporto al centro città in 9 minuti, a San Paolo ci vogliono due ore e mezza nel traffico infernale. Il Brasile non sta neppure investendo in istruzione. Nelle statistiche internazionali il Brasile è agli ultimi posti sia per la qualità sia per la quantità di istruzione. Solo il 26 per cento dei brasiliani ha un diploma di scuola media superiore, contro il 46 dei cinesi.

Nonostante la popolarità, l'ex presidente Lula non è riuscito in otto anni ad attuare riforme strutturali. Ha approvato, è vero, il primo piano di trasferimenti alle famiglie indigenti. Ma si tratta di un puro sussidio che non risolve la disoccupazione e la sottoccupazione, anzi tende a perpetuarla creando incentivi a lavorare in nero. Si tratta di briciole: i sussidi al credito industriale ammontano a più del doppio.

La corruzione rimane alta. E' di questi giorni uno scandalo che vede coinvolto un ministro che in sei mesi avrebbe guadagnato 10 milioni di euro in consulenze. E il governo distorce pesantemente le scelte economiche del Paese per fini politici. La compagnia petrolifera nazionale Petrobras è costretta a tenere artificialmente basso il prezzo della benzina per ridurre surrettiziamente l'inflazione misurata.

L'amministratore delegato di una delle più grosse imprese private del Paese è stato licenziato, nonostante la sua ottima performance, per far posto a un manager più vicino al governo. Anche a capo della Banca centrale è stato messo un governatore docile, che fa temere un rialzo dell'inflazione, che viaggia già intorno al 6 per cento.

Finché l'economia mondiale cresce a ritmi elevati, il Brasile godrà, suo malgrado, di un boom economico. Ma un rallentamento della crescita mondiale potrebbe avere effetti devastanti sull'economia brasiliana. A differenza della Cina, il Brasile sta godendo un breve Carnevale. Purtroppo dopo il Carnevale arriva sempre la Quaresima.

di Luigi Zingales
©Gruppo Editoriale L’Espresso Spa

Solo una considerazione: siamo tutti d’accordo sul fatto che in Italia stia avvenendo una delle più grandi crisi economiche del dopoguerra, ma non dobbiamo dimenticarci che l’Italia, fin dagli albori della sua storia, è sempre stato un Paese che è riuscito a risollevarsi. L’Italia è sempre passata in guerre e distruzioni, ma in ogni caso, poco tempo dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, ebbe un boom economico da fare invidia a nazioni più grandi e potenti. Quindi io rimango ottimista su una ripresa dell’Italia e dell’Europa in genere. Il Brasile sarà capace di fare altrettanto?
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venerdì 15 luglio 2011


Io mi ritengo una persona fortunata. Non che vinca sempre al gioco (anzi, perdo sempre) o che abbia successo con le donne. Né tantomeno faccio una vita piena di successo o di soldi. Ma sono fortunato perché, graças a Deus, la mia vita, confronto a quella di altri milioni di persone, è di un livello più che accettabile. Per mia fortuna non ho malattie gravi, ho un lavoro, una casa, una famiglia e persone che mi vogliono bene. Non che voglia fare della demagogia dicendo queste cose, ma il dolore che a volte avverto in questo mondo mi fa paura, perché sembra non avere mai fine. Anzi, sembri che aumenti giorno per giorno. E leggendo le notizie sui vari quotidiani non è che aiuti molto a cambiare opinione.

Proprio in questi giorni l’Istat, l'Istituto Nazionale di Statistica, ha rilasciato un nuovo rapporto sulla povertà in Italia, e i numeri sono da paura. Secondo l’Istat in Italia ci sono 3 milioni e 129.000 persone in povertà assoluta (il 5,2% della popolazione residente). La povertà assoluta si ha quando un adulto (18-59 anni) che vive solo abbia una rendita inferiore o pari a 766,60 euro mensili  nel  caso  risieda  in  un’area  metropolitana  del  Nord,  a  686,61  euro  qualora  viva  in  un piccolo comune settentrionale e a 516,79 euro se risiede in un piccolo comune meridionale. Sempre secondo l'Istat sono assolutamente povere le famiglie che non riescono ad accedere ai beni e servizi essenziali per conseguire uno standard di vita minimamente accettabile. Si tratta, quindi, dice l'Istituto dei «più poveri tra i poveri». Oltre ai tre milioni di poveri assoluti, ci sono Italia nel 2010 anche 8 milioni 272 mila poveri relativi, il 13,8% dell'intera popolazione. Le famiglie colpite da questo tipo di povertà, chiamata in termini tecnici «relativa», sono 2 milioni e 734 mila (l'11% di quelle residenti). L'Istituto spiega che si tratta delle famiglie che non riescono a spendere più di 992,46 euro al mese ogni due componenti. Una terza categoria, poi, sono i «quasi poveri», ovvero quelli che possono arrivare a spendere, in due, fino al 20% in più dei poveri, cioè tra 992,46 e 1190,95 euro. Sommandoli ai poveri, costituiscono una famiglia su cinque: il 18,6% dei nuclei (l'11% sono quelli poveri, il 7,6% quelli quasi poveri).

Quindi, ricapitolando, il 5,2% degli italiani sono assolutamente poveri, il 13,8% sono poveri e il 7,6% sono quasi poveri. Sommando questi dati viene fuori che il 26,6% degli italiani sono in qualche modo poveri. E’ una cifra assurda per uno dei Paesi più ricchi al mondo (ma lo siamo ancora?).

Bene (si fa per dire), sapete quanti sono i poveri in Brasile? Secondo l’IBGE, Instituto de Geografia e Estatística do Brasil, l’8,5% dei brasiliani vivono in estrema povertà. Qui purtroppo non è possibile sapere quante persone sono in povertà assoluta o relativa come in Italia, però si sa che 4,8 milioni vivono con una rendita uguale a zero, e 11,43 milioni posseggono una rendita mensile che varia da R$ 1 a R$ 70. Quindi sembra che i poveri brasiliani siano più poveri di quelli italiani, anche se poi a mio parere il livello di vita non è poi così diverso. Quello che c’è di buono, almeno in parte, è che qui in Brasile, pur avendo milioni di persone in estrema povertà, il livello di vita si sta evolvendo rapidamente. Per avere un’idea, la classe media, o classe C, cioè quelle famiglie con reddito mensile compreso tra i 1.116 reais e i 4.854 reais, sono già il 50% della popolazione, e sembra che questo dato continui a crescere. In Italia questo purtroppo non avviene. Anzi, con la crisi che sta subendo l’Europa i poveri saranno sempre di più. E questo mi rende triste, sia perché l’Italia rimane sempre il mio Paese, sia perché ho ancora familiari e amici nel mio Bel Paese. Ma come ho detto all’inizio, non tutti sono fortunati come me.



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