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sabato 30 aprile 2011


Questa è una notizia trovata su Repubblica che i miei amici brasiliani devono assolutamente leggere.

Sette istituti di ricerca internazionali hanno compiuto altrettanti sette studi sulle più comuni “sane abitudini quotidiane” come farsi la doccia ogni giorno, lavarsi i denti o dormire per almeno otto ore. Da questi studi sembra che tutto ciò siano solo miti da sfatare e che tali abitudini, riconosciute da sempre come necessarie per una vita sana ed equilibrata, in verità non servano a niente. Anzi, molte volte peggiorano le cose.

Ecco allora che, secondo questi studiosi, lavarsi tutti i giorni non va bene, perché “… lavaggi troppo frequenti, lunghi e caldi, con bagnoschiuma aggressivi, rischiano di eliminare dalla pelle i suoi olii naturali e alterarne il ph.” e che “…troppe docce non fanno bene alla pelle perché lavandola tutti i giorni si elimina il film idrolipidico che la protegge e quindi si rischia di distruggere la prima barriera corporea. Lavarsi tutti i giorni inoltre predispone l'epidermide ad allergie da contatto e funghi che, senza questa barriera, possono moltiplicarsi più facilmente". Sarà, ma sfido chiunque a vivere ai tropici e non fare perlomeno una doccia al giorno!

Dormire otto ore al giorno fa male. “… Si tratta di una convenzione moderna che può lasciare persino più stanchi - spiega il professore Jim Horne, del Centro di ricerca sul sonno della Loughborough University - un sonnellino di un quarto d'ora può essere più riposante di un'ora di sonno notturno.” Da questo studio si scopre poi che “… Il fabbisogno di sonno è individuale e geneticamente determinato o influenzato dal nostro orologio biologico: dunque è opportuno dormire fin quando ci sentiamo riposati, senza dare eccessiva importanza alla quantità (dalle 9-10 ore dei cosiddetti long sleepers alle 4-5 degli short sleepers).”

Questa è bella. State a sentire cosa dicono alcuni studiosi sul lavarsi i denti: “ … Il terzo mito da sfatare è quello secondo il quale è necessario risciacquare per bene i denti dopo averli lavati. Secondo il dottor Phil Stemmer del Fresh Breath Centre di Londra, quest'abitudine "porta via dalla bocca il fluoruro lasciato dal dentifricio che invece proteggerebbe di più i denti, assicurandoci qualche ora in più di pulizia in bocca". Addirittura, Stemmer consiglia di non ingerire liquidi per almeno un'ora e mezza dopo essersi lavati i denti. "Io non inumidisco neppure lo spazzolino prima di lavarli, perché l'acqua può diluire l'effetto del dentifricio. C'è già abbastanza umidità nella bocca. E soprattutto, mai lavarsi i denti subito dopo aver mangiato: se lo si fa subito, si rischia di lavare via anche lo smalto, temporaneamente reso più fragile dagli acidi dei cibi".” No coment!

Secondo altri studiosi i lavori casalinghi farebbero alzare la pressione, e penso che per sapere questo bastava chiederlo a qualunque donna che faccia le pulizie in casa tutti i giorni. “… Chi fa le pulizie in casa è probabile che mostri sintomatologie legate allo stress se queste rappresentano un sovraccarico lavorativo (doppio lavoro, o triplo, se consideriamo anche la cura dei figli). Altrimenti, non corre alcun pericolo". Bisogna andare all’Università per sapere questo!

E qualcuno potrebbe pensare che dopo una giornata di fatica e di stress questa povera casalinga si possa riposare e rilassare un poco alla sera. Niente di più sbagliato. “… Non tutto il riposo fa bene all'organismo e prima di andare a letto bisognerebbe evitare di stravaccarsi sul divano guardando la tv. L'ideale, dopo cena - spiega la nutrizionista Claire MacEvilly, dello Human Nutrition Research laboratory della Cambridge University - è fare una passeggiata di venti minuti: in questo modo qualunque cibo viene digerito e assimilato meglio con immediati benefici per sonno e linea”. Questo forse è il consiglio più sensato.

In questo studio si parla anche di come respirare e come defecare (!).  Quindi ora siete avvisati: se volete vivere meglio lavatemi di meno, dormite poco e non fate i lavori di casa. A voi la scelta per una vita migliore.

L’articolo in questione lo trovate qui

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domenica 24 aprile 2011


Leggo e copio dalla Stampa di Torino:

PAOLO MANZO
SAN PAOLO 

Alves era sorridente e pieno di progetti. Aveva soltanto 21 anni. Il dolore di sua madre Alexia è insopportabile.


Alves è l’ennesima vittima del traffico nella metropoli brasiliana di San Paolo, sempre più tentacolare e sempre meno umana. E la sua morte appare ancora più stupida se si pensa che a ucciderlo, lui motoboy di professione, è stato un sorpasso nel traffico. Era in fila da un’ora e mezzo tra le auto sulla Marginal Tieté (una delle arterie principali di San Paolo, ndr) e dalla centrale avevano fretta che consegnasse il pacco - spiega la madre in lacrime - così ha fatto quella maledetta gimcana tra le auto». Una gimcana che è costata la vita, a lui e a tantissimi altri come lui, l’esercito quotidiano di motoqueiros, così si chiamano in Brasile i motoboy, in lotta ogni giorno nella giungla d’asfalto della metropoli per bruciare i tempi di consegna. «Un’emergenza che va fermata», ammette il sindaco di centro-destra Gilberto Kassab che, però, da anni parla senza trovare soluzioni adeguate, attirandosi così le ire dei suoi concittadini.

«Le moto sono, però, soltanto un tassello del problema» spiega l’urbanista nippo-brasiliano Kazuo Nakano, «mancano operazioni urbane di valore per ridisegnare il traffico in un agglomerato che non è più città, ma un prodotto postmoderno». Lo dimostrano le code surreali che quest’anno sono arrivate sino alla cifra record di 216 chilometri. «È un inferno senza fine - spiega Igor Kalassa, pendolare, che vi trascorre in media quattro ore al giorno per raggiungere il posto di lavoro -. Chi può si attrezza con iPad e telefonini per lavorare in auto e ottimizzare i tempi». Nell’area metropolitana di San Paolo vivono oltre 19 milioni di persone cui si aggiungono i 9 milioni dell’hinterland, molti pendolari che ogni giorno vanno verso la metropoli. Trent’anni fa gli abitanti erano meno della metà.

«Il problema è urbanistico, la rete di trasporti pubblici fa acqua da tutte le parti ma soprattutto - continua Nakano - manca un piano regolatore». Il che vuol dire che i 17 mila chilometri di strade e tangenziali della metropoli stanno rischiando il collasso con 7 milioni di veicoli in circolazione ogni giorno, e con mezzo milione che si è aggiunto solo nell’ultimo anno, la maggior parte voluminosi macchinoni di produzione giapponese e statunitense. «Bisognerebbe, invece, ispirarsi a un modello europeo - dice Nakano - dove si circola soltanto con utilitarie e dove la rete di mezzi pubblici funziona».

Purtroppo basta prendere un taxi e girare per San Paolo per rendersi conto che si è lontano anni luce dagli auspici dell’urbanista. A circolare sono per lo più macchinoni di grossa cilindrata molti dei quali blindati per fronteggiare l’altra grande piaga della metropoli, la criminalità, che ha fatto delle strade il suo territorio di caccia, con assalti, scippi e rapine quotidiani, compiuti per lo più ai semafori. Il paradosso, dunque, è che da un lato il Brasile è diventato il Paese dove ogni casa automobilistica vuole essere presente: il boom economico garantisce alti profitti. Ma dall’altro la megalopoli non ha fatto nulla per risolvere i problemi di viabilità. Basti pensare che tutte le vetture che in essa circolano messe in fila coprirebbero la circonferenza della Terra.

Per questo i più ricchi preferiscono spostarsi in elicottero, animando un traffico aereo che a volte è ancora più fastidioso di quello a terra. Tra le conseguenze di questa crescita fuori controllo c’è anche l’inquinamento acustico che ha raggiunto cifre allarmanti. Sulla Marginal Tieté, la superstrada che collega la città alla periferia Sud, il rumore supera regolarmente gli 80 decibel, di giorno come di notte. Tanto che la Dersa, l’istituto di trasporti dello Stato di San Paolo, ha in programma la costruzione di barriere acustiche di ultima generazione e un asfalto antirumore.

«Era ora che ci fosse una risposta dalle istituzioni - spiega Joao Silva, un abitante della zona - perché il rumore è insopportabile» anche se, aggiunge subito, «l’altra emergenza è quella dei trasporti pubblici». Non bastano i 760 mila autobus e i 40 mila taxi che attraversano ogni giorno le strade di San Paolo, la quarta città più grande al mondo che però ha solo 61 chilometri di metropolitana, una rete ridicola rispetto ai mille chilometri di New York.  Chi vive in periferia - e non appartiene alla classe ricca che si sposta in auto o in elicottero - è costretto a sottoporsi a una via crucis quotidiana. «Impiego tre ore per percorrere 20 chilometri», spiega Irene Maria de Jesus, che abita nella zona Sud e lavora nel lussuoso quartiere dell’Itaim. «Ho già perso due impieghi- le fa eco Edmilson Assis - perché in un mese ho accumulato dieci ritardi». A causa del traffico si calcola che nel 2010 San Paolo ha perso 14 miliardi di euro. Un prezzo troppo alto.

Che il traffico sia diventato insostenibile è una realtà. E che a São Paulo non ci faccia niente per risolvere questo e altri innumerevoli problemi, primo fra tutti gli allagamenti che avvengono qunaod piove, è vero anche questo. Non capisco come possa succedere nella città più ricca del Brasile, la più popolosa dell’America latina, la sesta città più grande del pianeta e quarta come popolazione. Ma a volte mi dimentico che siamo in Brasile.
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martedì 19 aprile 2011


Per chi dice che noi italiani pensiamo solo al cibo, ecco allora un motivo per parlare proprio di questo.

La ALMA, Scuola Internazionale della Cucina Italiana, ha codificato una serie di regole, dieci per la precisione, per la perfetta cottura della pasta. Sono regole semplici ma rigorose per chi vuole ottenere un piatto di spaghetti fatti a regola d’arte.

1. Utilizzare acqua nella proporzione di un litro per ogni etto di pasta perché la pasta si deve reidratare molto bene e perché non si fermi l’ebollizione (l’ideale è usare acqua poco calcarea).


2. Usare sale grosso da cucina nella proporzione di un dodici – quindici grammi per litro d’acqua.

3. Aggiungere il sale solo quando l’acqua avrà raggiunto il punto dell’ebollizione e attendere, prima di buttarvi la pasta, che sia sciolto perfettamente e che l’acqua riprenda l’ebollizione. L’acqua salata raggiunge più lentamente l’ebollizione

4. Usare una casseruola o una pentola piuttosto capace a pareti alte perché la pasta dovrà cuocere galleggiando bene. Immergere la pasta (sia fresca sia secca) in una sola volta e mescolarla immediatamente eviterà così di incollarsi. Condurre la cottura a pentola scoperta e a fiamma piuttosto vivace mescolando frequentemente.

5. Per evitare che certi tipi di pasta, come tagliatelle, pappardelle, spaghetti, trenette ecc., si appiccichino durante la cottura, si può aggiungere all’acqua un filo d’olio extra vergine d’oliva. Per certi tipi di pasta da gratinare in forno (come lasagne, cannelloni, torte salate, timballi, pasticci ecc.) mantenere la pasta al dente raffreddandola con rapidità e preriscaldare il forno con un certo anticipo.

6. Per il tempo di cottura della pasta secca industriale attenersi alle indicazioni riportare sulla confezione. Per la pasta fresca seguire le indicazioni date nelle singole ricette. E’ buona norma comunque assaggiare la pasta qualche attimo prima di scolarla.
Appena la pasta avrà raggiunto il giusto punto cottura versare in pentola un mestolino di acqua fredda per arrestare immediatamente la cottura, quindi scolarla.

7. Scolare la pasta al “dente” mantenendovi aderente un po’ dell’acqua di cottura.

8. Scaldare sempre la zuppiera o il piatto (a meno che non si tratti di una pastasciutta da servire fredda) con acqua bollente e asciugarli bene prima di versarvi la pasta.

9. Condire la pasta con una parte del sugo e servire il rimanente, caldissimo, in salsiera e questo perché il sugo facilmente si raccoglie sul fondo della zuppiera.

10. Aggiungere eventualmente il formaggio alla fine (oppure servirlo a parte) quando la pasta avrà assorbito completamente il sugo, avendo cura di grattugiarlo solo al momento, salvo il caso in cui il formaggio è un ingrediente del sugo.

Ora non avete scuse per preparare un buon piatto di pasta e fare bella figura con gli amici. Ma per l’amor di Dio, non comprate la pasta di semola brasiliana, usate solo quella di grano duro, ok?

Buon appetito!
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Io trovo engraçado per come, il Brasile di oggi, assomigli molto all’Italia degli anni 60. Era il tempo del boom economico dove, usciti da poco dalla Seconda Guerra Mondiale, grazie anche dal Piano Marshall e dalla Guerra di Corea, si ebbe una grande crescita dell'industria pesante italiana.

Si erano poste così le basi d'una crescita economica spettacolare, destinata a durare sino allo shock petrolifero del 1973 ed a trasformare il Belpaese da Paese sottosviluppato dall'economia eminentemente agricola ad una delle nazioni più sviluppate dell'intero pianeta. Per esempio, nei tre anni che intercorsero tra il 1959 ed il 1962, i tassi di incremento del reddito raggiunsero valori da primato: il 6,4, il 5,8, il 6,8 e il 6,1% per ciascun anno analizzato. Valori tali da ricevere il plauso dello stesso presidente statunitense John F. Kennedy in una celebre cena col presidente Antonio Segni. Più che l'intraprendenza e la lungimirante abilità degli imprenditori italiani, ebbero effetto l'incremento vertiginoso del commercio internazionale e il conseguente scambio di manufatti che lo accompagnò. Il maggiore impulso a questa espansione venne proprio da quei settori che avevano raggiunto un livello di sviluppo tecnologico e una diversificazione produttiva tali da consentir loro di reggere l'ingresso dell'Italia nel Mercato comune.

Il settore industriale, nel solo triennio 1957-1960, registrò un incremento medio della produzione del 31,4%. Assai rilevante fu l'aumento produttivo nei settori in cui prevalevano i grandi gruppi: autovetture 89%; meccanica di precisione 83%; fibre tessili artificiali 66,8%. Un altro dei mutamenti più rilevanti degli anni del miracolo economico fu la profonda trasformazione della struttura di classe della società italiana. Uno degli indicatori che mostravano come l'Italia fosse entrata ormai nel novero dei paesi sviluppati, fu il rapido incremento del numero di impiegati, sia nel settore privato, che nel settore pubblico. La categoria dei tecnici crebbe in maniera altrettanto rilevante in quegli anni. Al vertice del settore si collocavano i manager del comparto industriale, che furono i veri soggetti delle idee sulla nuova organizzazione industriale, le cui teorie avevano da tempo fatto scuola nelle Università americane. Il numero di dirigenti d'azienda che non vantavano titoli di proprietà delle realtà produttive che dirigevano aumentò sensibilmente negli anni del «miracolo» e, parimenti, aumentò il loro potere di condizionamento del ceto politico, soprattutto di quello che controllava direttamente o indirettamente l'industria pubblica. Ma gli anni della grande espansione furono anche teatro di straordinarie trasformazioni degli stili di vita, del linguaggio e dei costumi degli italiani. A questo si accompagnò anche un deciso aumento del tenore di vita delle famiglie italiane. Nelle case facevano la loro comparsa le prime lavatrici e frigoriferi (la cui produzione era svolta soprattutto da imprese italiane di piccole e medie dimensioni). Anche le automobili cominciavano a diffondersi sulle strade italiane con le Fiat 500,evoluzione della Fiat 500 "Topolino", e le 600. (*)
(*) fonte Wikipedia

Il Brasile sta avendo lo stesso processo di evoluzione. E non sono l’unico a pensarla così. Secondo Paolo Manzo, in un articolo apparso su Panorama, il Brasile sta subendo “… un fenomeno analogo a quello vissuto dall’Italia negli anni Sessanta, quando le grandi imprese si contendevano a peso d’oro i pochi laureati.” Sempre in quel articolo si legge che “ Il Brasile oggi è ormai la settima economia del mondo ma è a corto di manodopera specializzata. L’allarme lo ha lanciato questa settimana la presidente Dilma Rousseff sottolineando come uno dei principali problemi del Brasile contemporaneo sia proprio la mancanza di lavoratori qualificati. “Se oggi siamo la settima potenza economica al mondo”, ha detto ieri Dilma alla radio, “lo dobbiamo al sudore di chi ha fatto crescere questo Paese senza aver avuto una formazione lavorativa adeguata. Adesso, però, per questo nuovo ciclo di sviluppo, abbiamo bisogno di manodopera qualificata”. Non a caso, oggi, un numero sempre maggiore di imprese verde-oro è costretta ad importare lavoratori qualificati, da Cile e Argentina, ma anche da Portogallo, Spagna e perfino Stati Uniti.” Anche per questo Dilma ha annunciato che il suo governo finanzierà borse di studio all’estero per 75 mila studenti entro il 2014. “Non c’è nessun Paese che disponga di scienza e tecnologia avanzate che non invii i suoi giovani a studiare all’estero”, ha spiegato la Rousseff, “e invece noi attualmente abbiamo appena 5 mila studenti fuori con finanziamenti statali. Per questo è ora di lanciare un grande programma di borse di studio all’estero nei settori in cui la nostra educazione è più carente.” (*)
(*) © 2007 Arnoldo Mondadori Editore S.p.A.

Quindi, come si può vedere, anche se alcune cose qui in Brasile sono ancora da Terzo Mondo, e parlo della sanità, educazione, criminalità e povertà (perché, anche se è vero che la classe economica media è salita, in Brasile ci sono ancora tantissime persone che vivono al limite della povertà), questo Paese non può far altro che crescere. Con la speranza che cresca non solo economicamente ma anche socialmente e culturalmente. E che arrivati a un certo punto non si fermi come ha fatto l’Italia e che continui a evolversi.


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domenica 17 aprile 2011


In rete potete trovare tantissimi blog o siti dove si parla del Brasile o dell’Italia. Alcuni sono fatti da brasiliani che vivono  nel Bel Paese e altri, di conseguenza, fatti da italiani emigrati in Sud America. Uno di questi, che io trovo molto interessante, è quello di Antonio Oliviero, Vivere in Brasile, dove parla appunto della vita in questo grande Paese. Molte volte non sono d’accordo su quanto leggo. D’altronde ognuno ha le sue idee e i proprio modi di vedere le cose. Ma altre volte trovo articoli o commenti molto interessanti. Questo è appunto un commento scritto da una donna brasiliana che ha vissuto per un certo tempo in Italia, e siccome mi è piaciuto molto quanto ha scritto e concordo c on lei su molte cose, ho voluto condividerlo con voi. Non è per mancanza di idee che faccio questo, né tantomeno è mia abitudine “rubare” le cose degli altri. Ma visto che viviamo in un mondo “social”, dove la condivisione di pensieri, idee e tanto altro ormai è consuetudine, penso che non ci sia nulla di male in questo. In ogni caso, se l’autore del commento o l’amministratore del blog non sono d’accordo, posso eliminare questo post in qualunque momento. Se vi interessa leggere il commento originale nel suo contesto dovete andare qui. Io mi sono solo permesso di correggere alcuni piccoli errori di italiano di Tatiana (tale è il nome di chi ha scritto il commento). Spero che lei non me ne voglia.

Ciao Antonio,
sono brasiliana e già ho letto alcune volte il tuo blog perché sono una appassionata dell’Italia, dove ho vissuto 7 mesi (ma non lavorando in nero senza permesso o come travestito, come purtroppo ho letto in qualche tuo commento che non concordo). Ma sul costo di vita in Brasile ho letto tante cose interessanti che mi hanno chiamato l’attenzione. Io, essendo una brasiliana di "classe media", laureata e con un lavoro fisso in una grande azienda, ho notato che per tutti italiani è molto difficile capire il costo della vita in Brasile, perché la società italiana é molta diversa di quella del Brasile.
Vero.

La prima cosa che si deve capire è che il Brasile é grandissimo. Solo lo Stato dove vivo (Minas Gerais) è più grande di tutta Italia. E in ogni Stato ci sono costumi diversi, modo da vivere diversi e anche un costo di vita diverso. Pienamente d’accordo. Addirittura non solo tra Stato e Stato, ma anche tra città e città la vita è diversa. Io ho abitato per un anno in una piccola cittadina praticamente attaccata alla città dove sono adesso (per fare un paragone è come se fosse Milano/Segrate) e vi posso assicurare che sia il costo di vita, ma anche le persone e il loro modo di vivere era diverso da dover sto adesso.

Vivere a Natal, che sta nella regione Nord de Brasile, è molto di più economico che vivere nel Sudest, in citta come São Paulo, Rio de Janeiro e Belo Horizonte. Questo lo avevo notato leggendo appunto altri blog.

Come già hai scritto in altro testo, a Natal si esce sempre con la maglietta e "havaianas", invece negli altri posti é completamente diverso. Vero anche questo, e penso che questo modo di vivere influisca in tutte le cose.
La disuguaglianza sociale in Brasile, purtroppo, é troppo grande! Vero.
È talmente gande che sono riuscita a capire un poco (e pensa che sono una persona molto informata, faccio la giornalista) solo quando ho vissuto in Italia. Questo penso che sia normale, perché vivendo sempre nello stesso posto, vedendo sempre le solite cose, non ti accorgi ti quello che avviene intorno e pensi che in tutto il mondo sia così.

In Italia ho conosciuto tante persone diverse: con laurea o senza laurea, che lavorano e vivono più o meno nello stesso posto. Un amico italiano me ha raccontato di una donna laureata in medicina che lavorava come spazzina perché non trovava lavoro. Purtroppo questa è la realtà italiana. Per questo dico sempre che il Brasile è un’ottima opportunità per i giovani laureati italiani.

E anche io ho osservato questa uguaglianza sociale quando ero li. La donna che faceva la pulizia a casa mia solo 2 ore per settimana viveva in stesso palazzo dove vivevo. Be’… se posso permettermi, se avevi una donna delle pulizie dovevi vivere veramente bene in Italia!
Questo in Brasile non esiste! Vero.

Quando ero in Italia facevo un corso di italiano per stranieri ed eravamo io e altra donna brasiliane in mio corso. Chiacchieravamo sulla cucina del Paese nativo di ogni alunno, e quando io e lei abbiamo detto che non sapevamo cucinare, tutti sono rimasti spaventati! E abbiamo spiegato che in casa nostra avevamo una donna che lavorare tutti giorni per cucinare e fare la pulizia. Caspita, anche qui te la passavi bene!

E allora tutti dicevano: "Ma allora siete ricchi???" E’ inevitabile che ti chiedessero questo.

E noi rispondevamo sempre dicendo la verità: "No". E la domanda seguente mi fece cambiare  l'idea che avevo di mio paese. Mi domandavano: "Ma tutti brasiliani hanno donne in casa che lavorano per cucinare e fare le pulizie?" Sicuramente no. Pero questa semplice storia fa capire più o meno come è il Brasile e in quello momento ho pensato "Wowww! Sono una brasiliana fortunata!". Si, è inutile negarlo.

La diversità sociale è tanto grande che quasi tutti solo convivano con quelli che vivono la tua stessa realtà. Io, per esempio, non ho nessuno amico che non laureato. Questo per me è strano, perché io, pur avendo una cultura e un livello scolastico molto basso, ho molti amici (in Italia) laureati, diplomati, artisti, ecc.
Invece in Italia, osservavo che tutti guadagnano più o meno la stessa cosa. Ricordo che c’era un servizio che parlava della Fiat e quanto erano gli stipendi di manager e ingegneri e dicevano che erano solo un po’ di più grandi. In Brasile quello che ha una laurea, di solito, guadagna molto di più di quello che non non ce l’ha e vivono realtà molto diversa...e separata! Questo è vero. Tanto per avere un’idea il salario minimo qui a Sao Paulo è di 560 reais, un operaio specializzato guadagna circa 1300/1500 reais mentre un gerente o comunque una persona di un certo livello può guadagnare, senza troppi problemi, 10.000/15.000 reais al mese e anche di più. Quindi qui in Brasile c’è un divario molto grande tra lo stipendio di un lavoratore “comune” e un laureato. (questo l’ho solo capito quando vivevo in Italia, perché li non c'è questa diversità sociale!)

Per un brasiliano che vuol vivere in Italia, il mio consiglio è: se non sei laureato vivi meglio in Italia che in Brasile. Dipende.

Invece quelli che hanno una laurea, l’Italia può apparire bellissima, ma solo per vacanza, perché si guadagna meno che in Brasile. Inoltre, essendo stranieri, soffrono preconcetto (come tu già hai scritto). Vero. 


Già gli italiani che vengono qui in Brasile hanno già all’inizio una cosa bellissima: i brasiliani ricevano con tanta ospitalità e gentilezza gli stranieri! Questo è vero.


Anche senza laurea puoi aprire un albergo, un ristorante o cosa simile in citta piccola di Nord con mare e fare soldi con turismo. Chiaro, non essendoci regole… kkk!.

Mentre la vita negli Stati più grandi, dove ci sono  grossi centri commerciali e industriali, è possibile aprire un negozio e guadagnare bene, anche se le possibilità sono minori (minori, ma non impossibili!!!). Si deve capire che in Brasile le migliori scuole per i figli sono private più o meno dai 600 ai 1.000 reais al mese), stesso cosa con le università. Anche si deve spendere con la assicurazione privata per la salute e, per fare un piccolo esempio, le macchine nuove più economiche costano più o meno 25.000 reais (molto di più che in Italia). Pero, è possibile passare una giornata intera (6, 7 ore o più) in ristorante bevendo e mangiando molto spendendo molto di meno di quello che paghi in Italia. 6 o 7 ore??? Ma quanto mangi?

Io, che vivo in uno degli Stati più costosi del Brasile, conosco tanti stranieri che vivono bene qui. Ci sono cosa che costano molto di più e altri molto di meno...
Quando ero Italia ho sofferto preconcetto per essere brasiliana (e pensa che sono bianca e bassa ahahaha... ma per tre volte me hanno chiesto se ero travestito quando avevo detto che ero brasiliana!!!!).
Strano. Noi italiani forse saremo preconcettuosi ma sappiamo distinguere bene una donna da un travestito.
Pero ho avuto un gruppetto di amici italiani adorabili e che avevano una idea diversa de Brasile. Ma purtroppo ho osservato che per la maggioranza  pensano che il Brasile voglia dire una vita lavorando poco, stando sempre in spiaggia, con le donne mulatte con corpo bellissimi e samba, molto samba! Non me ne volere, ma non è solo colpa nostra di questo, ma siete proprio voi che date questa immagine.

Quelli che vogliano cambiare per il Brasile, sicuramente saranno ricevuti a braccia aperte perché, come ho detto prima, i brasiliani sono molto gentili con stranieri. Il mio consiglio é scegliere uno Stato o citta per vivere, rimanere li perlomeno tre mesi, per capire un po' come è, cosa si può fare, adesso e in futuro, e come sarà la vita quando sarete anziani. Ottimo consiglio. 

Come brasiliana, posso dire che amo tantissimo l'Italia, pero non cambio con il Brasile, che amo pur con tutte le sue diversità, come Antonio già ha scritto su Jorge Amado: "Il Brasile è la somma meravigliosa di ogni possibile contraddizione:
In ogni uomo veramente brasiliano scorre un sangue ricco di fermenti europei, africani, indios, meticci, ed è proprio questo che rende il Brasile così magicamente colmo di luci ed ombre, così fragile, allegro, violento, e tuttavia impossibile da dimenticare".
Scusa per a mia scritta brutta, perché purtroppo comincio ha dimenticare la lingua e aspetto di avere aiutato.
Saluti a tutti!
Tatiana Coutinho
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giovedì 7 aprile 2011


L’ho già detto ma lo ripeto: adoro l’autunno qui in Brasile. Assomiglia tantissimo alla primavera che c’era (l’uso del verbo al passato è d’obbligo) in Italia. La temperatura ora si aggira sui 22/25° (al mattino presto è sui 12/14°). Il clima è più secco e piove di meno e c’è sempre un bel venticello fresco che ti accarezza e che ti fa sopportare facilmente il sole sempre cocente che c’è qui. Non ci sono le rondini ma gli alberi sono sempre pieni di uccelli di tutti i colori che cantano, cinguettano e parlano fra loro. Non ci sono i platani con le loro foglie colorate ma in compenso sono sempre verdi e non c’è il rischio di vedere un triste albero senza foglie come nell’inverno italiano. Tra l’altro ho scoperto che i platani in Brasile ci sono, e nemmeno molto lontani da me. Chi va a Campos do Jordão, più o meno a metà strada tra Rio de Janeiro e São Paulo, la cosiddetta Suiça brasileira, troverà platani, treni, abitazioni a tanto altro simili a quelle che siamo abituati a vedere nel nord d’Italia. Manca solo un ruscello scendere da una montagna innevata e poi ho veramente raggiunto il Paradiso. Ma in ogni caso l’autunno qui per me è magnifico. L’unico problema è decidere se preparare una polenta o un’insalata con pomodori e tonno!

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martedì 5 aprile 2011


LA NOTIZIA
Una donna assiste a un crimine effettuato da due poliziotti e denuncia il fatto alla Polizia Militare.

IL FATTO
Una donna di Ferraz de Vasconcelos, una piccola città alla periferia di São Paulo, mentre era al cimitero per far visita alla tomba di suo padre, vede entrare una vettura della Polizia con due uomini a bordo più un altro nel retro. I due poliziotti si fermano, fanno uscire l’uomo sul retro, gli sparano un colpo al petto e lo ricaricano morente sulla vettura. La donna coraggiosamente va verso i due poliziotti chiedendo cosa sta succedendo, se veramente furono loro a sparare a quella persona. Il poliziotto cerca di discolparsi dicendo che lui stava soccorrendo il ragazzo, che la signora non sapeva cosa aveva fatto quell’uomo e via discorrendo. Ma questa donna non demorde e avvisa i poliziotti che lei stava parlando proprio con la Polizia Militare, e in effetti tutto quello che è successo è stato registrato. Alla fine si viene sapere che quell’uomo, che purtroppo è morto, era un “criminale” conosciuto dalla polizia per furto, ricettazione e resistenza a pubblico ufficiale. L’idea dei due poliziotti era di fingere, come se ci fosse stata una resistenza da parte del ladro, che aveva appena rubato una macchina, in modo da dimostrare il colpo di pistola e l’omicidio di questa persona.

EPILOGO
Ora questa donna passa come un’eroina, e non perché ha denunciato un crimine ma perché ha denunciato il crimine di due poliziotti. Per il momento non è ancora sotto la protezione dei testimoni, ma se avverrà, e sicuramente avverrà questo, dovrà cambiare di città e di Stato. Questo per la sua sicurezza. Questo per aver fatto il suo dovere di cittadina e di essere andata contro la polizia.

CONSIDERAZIONI
Io non nego che fare il poliziotto in Brasile sia un lavoro molto pericoloso. Sono il primo a dire, e sempre lo dirò, a dispetto di molte altre persone che affermano il contrario, che la violenza in Brasile è a un livello molto alto. Perlomeno molto superiore a quello che siamo noi abituati in Italia. Quindi, se qui è facile venire ammazzati per un cellulare o per una cosa da poco, immagino cosa voglia dire fare il poliziotto e vivere tutti i giorni a contatto con criminali senza scrupoli. Ma fare giustizia in questo modo non serve a niente. E’ solo combattere la violenza con una maggiore violenza. Non si arriva a niente agendo così. E trovo molto assurdo che ora questa donna debba andare via dalla sua casa e vivere in un’altra città o un altro Stato solo per aver fatto il proprio dovere. Ma questo è il Brasile. Che ci piaccia o no, oltre alle belle donne, al sole e al Carnevale, ci sono anche cose che molte persone preferiscono non vedere.

Abraços.

P.S. la notizia in questione la trovate qui.

(*) Astrea era ritenuta figlia di Zeus e di Temi secondo una tradizione, secondo un'altra invece era figlia di Astreo e di Eos. Scesa tra i mortali nell'età dell'oro, diffuse i sentimenti di giustizia, come fece la madre prima di lei, e di bontà; ma poi, disgustata dalla degenerazione morale del genere umano, dapprima si rifugiò nelle campagne, e poi al principio dell'età del ferro risalì definitivamente in cielo, dove splende sotto l'aspetto della costellazione della Vergine. In seguito venne identificata con la dea Diche. Astrea aveva anche una sorella Pudicizia che lasciò la terra insieme alla sorella.
fonte Wikipedia
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lunedì 4 aprile 2011


Questa volta non voglio parlare del Brasile, ma di una notizia che ho appena letto questa mattina sul Corriere della Sera.

Sembra che secondo gli studi di alcuni economisti (ma cosa c’entra l’economia con la felicità? E poi dicono che i soldi non fanno felici!) fino ai 50 anni la vita sia sempre in discesa, ma che dai 50 in su la vita ritorni a sorridere e a darci una sensazione di felicità che prima non avevamo. Infatti leggo nell’articolo che “… Negli anni Novanta, l’economista britannico Andrew Clark studia 10 mila individui e riesce a isolare “la radice” della felicità. Non è il lavoro o il denaro, non il fatto di essere maschi o femmine, di essere single o sposati, con o senza figli. E’ l’età che determina il nostro grado di soddisfazione. E quale età? Dai 30 anni fino a tutti i 40 si scende in palude, a 49 si tocca il fondo del pozzo triste, a 50 si comincia a risalire, a 60 ci attende un’estasi esistenziale.” Ecco allora che la curva della felicità ricomincia a salire creando una provvidenziale sorprendente U.

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  • © Le Point.fr

Quando raggiungiamo la mezza età, sappiamo dove andiamo. E se cadiamo per strada, sappiamo rialzarci e continuare.”

In effetti è vero. E’ con la maturità che riusciamo a comprendere e analizzare i nostri errori e a trovare la soluzione per raggiungere la tanto ambita felicità. E’ ovvio che non tutti riescono a conquistare questo, però penso che i 50 anni, oltre a darci qualche ruga e alcuni capelli bianchi, ci sappiano dare qualcosa che da giovani non avevamo, cioè la consapevolezza di dove vogliamo arrivare e come dobbiamo raggiungerlo. Per qui vuole leggere l’articolo del Corriere della Sera deve andare qui, mentre chi vuole il testo originale deve leggere qui, ma deve anche conoscere il francese però!

Ora qualcuno dirà: “Si, ok, la notizia è curiosa, ma perché la pubblicata sul blog?” Perché, cari ragazzi (tutti voi siete dei giovincelli) proprio questo mese io compirò 50 anni! Evviva! Io ho già toccato il fondo! Ora non posso fare altro che risalire. Spero di trovare la strada però!


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venerdì 1 aprile 2011


… i misteri del Brasile! No, non sto parlando di un film di Steven Spielberg, ma di alcune cose che proprio non riesco  capire. Sono in Brasile da quasi due anni e conosco mia moglie da più di sei, eppure ci sono cose che fanno al di là della mia comprensione. E non basta dire che sono solo abitudini diverse, perché per me proprio non hanno senso. Quindi se c’è qualcuno tra di voi che mi sa dare una spiegazione logica di queste cose gliene sarò eternamente grato. Ma andiamo a vedere di cosa parlo.

Iniziamo dalla cucina, e qualcuno mi spieghi per quale motivo i brasiliani fanno sempre un monte de comida. Ma quando dico un monte, voglio dire proprio tanta! Dovunque io vada, sono sicuro che in cucina troverò sempre una bella pentola piena di riso e una di fagioli. Se chiedo a qualcuno perché fare così tanto cibo mi sento rispondere “para não passar vergonha”, perché qui in Brasile, dato che non sono così ferrei sugli orari di mangiare, qualcuno può arrivare a qualunque ora e, in quel caso, può trovare la comida pronta.

Ora, questo motivo può avere anche senso, se non fosse per il fatto che io, come italiano, sono abituato a preparare da mangiare nella quantità che serve. Quindi se siamo in quattro in casa io preparo per quattro persone, e non per dieci. In questo modo non mi avanza niente e quello che mangio è sempre fresco, dato che è cucinato al momento. E se viene qualcuno a trovarmi e vuole mangiare? Be’, prima di tutto la buona educazione evita di andare a casa di qualcuno a qualunque ora e chiedere da mangiare. E di sicuro, se io dovessi andare a casa di qualche mio parente o amico alle tre del pomeriggio (per fare un esempio) certamente non chiederò un piatto di pasta o una bistecca. Mi accontenterei di una caffè o di un te con al massimo qualche biscottino. Ma non solo. Noi italiani abbiamo inventato piatti superveloci da fare proprio quando uno si trova nella condizione di dover cucinare ma ha pochissimo tempo. Per esempio posso preparare un piatto di spaghetti al tonno, o aglio olio e peperoncino, o una mega insalatona. Così facendo posso ugualmente fare bella figura ma mangiare qualcosa di succulento senza stare molto tempo tra i fornelli. Invece sembra che qui in Brasile piaccia molto mangiare pietanze riscaldate, dato che il riso che preparano basta per quasi una settimana.

Un’altra cosa che va al di là della mia comprensione è il metodo di pulire la casa. Qui per pulire il bagno e la cucina si usa la canna dell’acqua. Si mette in un secchio un po’ d’acqua con un detergente, che può essere benissimo il classico detersivo per i piatti o un comune disinfettante. Poi si prende una scopa, la si bagna nel secchio e si passa sul pavimento e sulle piastrelle del bagno, sanitari compresi. Dopodiché si prende la canna dell’acqua e si risciacqua il tutto. Fatto questo, con uno spingiacqua, si elimina la parte maggiore dell’acqua (tutte le cucine e i bagni in Brasile hanno uno scarico nel pavimento). Per finire, con uno straccio asciutto e pulito, si asciuga il più possibile. Sembra una buona cosa, se non fosse che veder passare la canna dell’acqua dietro e sotto il frigorifero mi mette i brividi, come anche veder spostare tutti i mobile della cucina (quelli non fissi al muro, ovviamente) per poter pulire meglio. Potete immaginare cosa voglia dire prendere un mobile economico, comprato magari a Casas Bahia, fatto col più misero truciolato, e spostarlo ogni volta che devi pulire la cucina. E poi, non capisco, siamo nel 2011, dovremmo vedere le macchine volare, e ancora qui si usa la canna dell’acqua? Dentro casa?? Ma tutti i prodotti per la pulizia della casa che hanno inventato allora a cosa servono? Secondo Mistero del Brasile.

E visto che siamo in tema di pulizia andiamo a vedere un altro mistero: le lavatrici! “E che cos’hanno le lavatrici di così misterioso”, voi direte. Oserei dire nulla. Anzi, in un mio precedente post ne avevo anche parlato bene, dato che sono molto belle e grandi. Ma c’è un piccolo particolare: tutte (o quasi) funzionano solo ad acqua fredda! E questo per me è un assurdo. Primo perché non ha senso. Da che mondo è mondo tutte le lavatrici, fin dai primi modelli americani del 1920, essendo collegate alla corrente elettrica, dispongono di un termostato e di una resistenza per scaldare l’acqua. Quindi non vedo la ragione per cui in Brasile ciò non dovrebbe esistere. Inoltre, proprio in questo Paese, l’uso di apparecchi elettrici è di normale amministrazione. Per esempio qui la doccia è elettrica, perché qui non si usa lo scaldacqua a metano come da noi. Addirittura esistono rubinetti elettrici, in modo da lavare i piatti o il viso con l’acqua calda. Ma allora, se qui sono arrivati al punto di inventare e costruire rubinetti elettrici, perché le lavatrici funzionano solo ad acqua fredda? Questo è il Terzo Mistero del Brasile!

Ma torniamo in attimo in bagno. In Brasile, come tutti sanno, la carta igienica non si getta nel vaso ma in un piccola pattumiera accanto al water. Questa cosa all’inizio mi aveva un po’ sconvolto, perché la trovavo molto… nojenta, ma poi mi sono dovuto adeguare. D’altronde, come si dice… paese che vai, usanze che trovi, Se chiedete a un brasiliano perché non buttano la carta igienica nel water risponderà che il tubo di scarico è piccolo e la carta igienica lo può ostruire, con tutti i problemi che ne conseguono. Ma, mi chiedo io, se il problema è lo scarico piccolo perché non mettere un tubo più grande? Non mi sembra una cosa complicata. Se chi costruisce una casa sa che il problema è il tubo di scarico, basta cambiare il tubo e il problema è risolto. O no? Non lo so, per me è semplice come soluzione. Ma sembra che, pur conoscendo la soluzione, a nessuno interessi risolvere il problema (se è quello). E questo per me è un vero assurdo. Quarto Mistero del Brasile.

Adesso però usciamo di casa e andiamo a vedere una partita. Premetto che non capisco niente di calcio, quindi se dirò fesserie vi prego di correggermi. Io non sono mai andato a vedere una partita di calcio, perché come ho detto prima non mi è mai piaciuto. Però mi capitava di vedere qualche partita alla televisione. Mi ricordo ancora di quelle domeniche a vedere 90° minuto, condotto da Paolo Valenti. E in ogni caso, o durante un telegiornale o un programma sportivo, c’era sempre l’occasione di vedere, anche per pochissimo tempo, una sintesi delle maggiori partite del campionato. E io ricordo molto bene che durante quelle partite gli stadi erano sempre pieni. Se poi era un derby tipo Milan-Inter, lo stadio era strapieno. Qui in Brasile invece vedo sempre pochissima gente durante le partite. Anche in quelle più importanti, tipo Corinthias contro Palmeiras, gli stadi non sono mai pieni. Anzi, io vedo sempre molte zone (curve?) completamente vuote. E’ strano questo, specialmente in un Paese dove il calcio è così importante. E non può essere un problema di soldi, tipo il biglietto di entrata caro, perché i tifosi brasiliani sono pronti a fare qualunque cosa per la loro squadra del cuore. E, sempre rimanendo in questo campo (calcio… campo… simpatica ‘sta cosa, vero?) un altro piccolo mistero è la qualità degli impianti sportivi. Proprio perché il calcio, insieme al Carnevale, è uno dei simboli del Brasile, mi aspettavo che gli stadi fossero di primo livello, ben curati, perlomeno a livello di quelli italiani. Invece da quello che vedo in televisione sono in uno stato pessimo. Prima di tutto il campo vero e proprio, che andrebbe meglio per coltivare le patate che per giocare al calcio. Pieno di buche, poca erba,  e per niente curato. Provate a confrontare un’immagine di un campo di calcio italiano o europeo con uno brasiliano. La differenza di vede anche o occhio nudo. Sicuramente questo degrado è dovuto in gran parte al clima. Siccome qui piove sempre molto penso che sia normale che il campo non sia perfetto. Però in Italia abbiamo anche noi la pioggia, e abbiamo anche la neve, il gelo e le giornate torride. Ma i nostri campi sono migliori. E poi qui il discorso è simile a quello della carta igienica di prima: se sai che il problema è quello (per esempio la pioggia) trovi la soluzione adeguata. Ma anche in questo caso… E poi anche le strutture non sono molto buone. E’ solamente adesso, che stanno preparando gli stadi per la Coppa del Mondo, che stanno mettendo le sedie come da regolamento. Fino a pochissimo tempo fa gli stadi avevano quasi tutti delle semplici gradinate in cemento, come nei nostri campetti d’oratorio delle nostre periferie. Questo per me è un mistero, il quinto. L’ultimo? Non credo.

Mah! E’ proprio vero: il Brasile per me è ancora un Paese misterioso. Riuscirò a scoprire i suoi segreti? Solo il tempo lo saprà dire.


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