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domenica 24 ottobre 2010


Riporto parte di una notizia letta sul Corriere della Sera, dove si parla della mancanza di figure professionali in Italia.

In quest’articolo si legge che: “… Mancano installatori di infissi, panettieri, pasticceri, sarti ma anche falegnami e cuochi: per le aziende italiane nel 2010 sarà difficile reperire il 26,7% delle figure professionali delle quali hanno bisogno: è quanto emerge da uno studio della Confartigianato che elabora i dati del Rapporto 2010 Excelsior-Unioncamere secondo il quale a fronte di circa 550.000 nuove assunzioni previste per l'anno le aziende avranno difficoltà a coprire oltre 147.000 posti.”

“Nonostante la crisi economica e l'aumento della disoccupazione, soprattutto giovanile, ci sono mestieri quindi per i quali il posto di lavoro è sostanzialmente assicurato e questo avviene prevalentemente per le attività tipicamente artigiane. Su circa 1.500 nuovi installatori di infissi necessari alle aziende - si legge nella ricerca - ne mancano all'appello oltre l'83% mentre per i panettieri artigianali (attività faticosa soprattutto per gli orari notturni) è difficile coprire il 39,4% dei 1.040 nuovi posti. Senza considerare attività comunque richiestissime come quella dell'infermiere, la Confartigianato, guardando alle proprie aziende, sottolinea la carenza di gelatai e pasticceri (mancano il 29,1% dei 1.750 cercati dalle imprese) ma anche di sarti e tagliatori artigianali (manca il 21,9% dei 1.960 specialisti richiesti dalle aziende). Difficile anche reperire estetisti e parrucchieri (vuoti il 21% dei posti) e falegnami specializzati (mancano il 19,8%). Meno complicato trovare baristi (mancano il 14,2% dei 7.030 posti disponibili) e camerieri (resta vuoto il 14,1% dei posti offerti dalle aziende).”

“Per i giovani insomma restano poco appetibili i cosiddetti «posti in piedi» ovvero quelli tipicamente manuali e senza una scrivania. Mancano il 13,3% dei 26.900 muratori chiesti dalle aziende mentre per i macellai i posti che restano vuoti sono il 10,3%. E se come ha sottolineato ieri il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi il mercato è ancora «opaco» per quanto riguarda la possibilità di conoscere le offerte delle aziende e i profili disponibili resta quella delle «conoscenze» la strada maestra per entrare in azienda. Secondo lo studio Confartigianato che elabora su questo dati Istat l'aiuto di amici, parenti e conoscenti è stato determinante per l'ingresso nel lavoro del 55,3% dei giovani tra i 15 e i 34 anni nuovi occupati. La richiesta diretta al datore di lavoro ha riguardato il 16,6% dei nuovi assunti mentre il 6,8% è entrato in azienda grazie a inserzioni sulla stampa e alla ricerca sul web. Il 6,1% dei giovani nuovi occupati ha iniziato una attività autonoma mentre il 4% si è fatto conoscere in azienda tramite uno stage o un tirocinio. Il 3,8% dei nuovi assunti è stato segnalato da scuole e università mentre il 3,1% è passato attraverso una agenzia per il lavoro. I centri per l'impiego pubblici sono stati decisivi solo per l'1,5% dei nuovi occupati giovani. Sono passati per «altri canali» il 2,9% dei nuovi assunti (fonte Ansa).”

Cose che sapevamo già, ed è anche per questo motivo che in Italia ci sono tanti immigrati, perché ormai gli italiani non hanno più voglia di fare certi lavori. Il che può essere una chance per chi sa fare questi mestieri e vuole trasferirsi in Italia, ma pensateci bene, perché la vita di un immigrato non è per niente facile.

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sabato 23 ottobre 2010


Un mio amico, lasciando un commento a un mio post, mi ha chiesto se fosse una buona idea lasciare l’Italia per venire a vivere in Brasile. Siccome è una domanda molto importante e le cose da dire sono molte penso che sia giusto riservarle un post vero e proprio.

Iniziamo innanzitutto a dire che ovviamente dipende da persona a persona. Quello che per me può essere facile non lo può essere per qualcun altro, e viceversa. Ognuno di noi ha le proprie idee, i propri sogni e le proprie ambizioni, quindi dare una risposta definitiva a questa domanda penso che sia proprio impossibile.

Quindi io posso dire cosa per me ha significato venire a vivere in Brasile, cosa mi è piaciuto e cosa mi ha dato fastidio.

Tempo fa una mia amica, Barbara Bueno, una brasiliana che vive a Firenze, aveva posto lo stesso dilemma: vale la pena lasciare tutto quello che ha costruito in Italia per tornare a vivere in Brasile? Io le avevo risposto, riassumendo e semplificando al massimo, che tutto dipende da quello che lasci e da quello che trovi. Nel suo caso dissi che non valeva la pena, perché lei in tutti gli anni di vita in Italia era riuscita a costruirsi una buona vita, con un buon lavoro e un guadagno ragionevole. Anche suo marito faceva un buon lavoro (non ricordo più quale però) e i suoi figli studiavano in una buona scuola. Quindi lasciare tutto quello per tornare in Brasile, solo per uno spirito patriottico (“sono nel mio Paese”) mi sembrava un errore. E infatti ancora adesso vive felicemente in Toscana!

Per me è stato diverso. In Italia io avevo tantissime piccole cose (piccole ma che per me erano importanti e che qui mi mancano) ma non avevo niente di concreto: il mio lavoro era molto semplice e poco remunerativo; la casa era piccola e in affitto; il conto corrente era sempre in rosso. E, cosa più importante, le possibilità di migliorare erano praticamente nulle, a meno che di vincere alla Lotteria!
Quindi io ho lasciato molto poco in Italia, a parte la famiglia, e sempre pensavo che, in ogni caso, qui in Brasile non sarei potuto stare peggio.

Ma io sono stato fortunato. Grazie alla famiglia di mia moglie, qui in Brasile ho lavorato fin dal primo giorno, e anche se non è stato facile abituarmi subito mi ha permesso di guadagnare quel tanto che basta per poter vivere senza morir di fame e pagare le spese della casa.

Quindi il primo consiglio che posso dare a chi decidesse di trasferirsi in Brasile è di venire qui con la sicurezza matematica di trovare un lavoro, o meglio ancora, di avere un lavoro già dall’inizio, qualunque che fosse, perché è vero che qui in Brasile la vita costa meno, ma senza soldi non puoi vivere, quindi…

Altro consiglio è di portare con sè più soldi possibili. Partiamo sempre con l’idea che stiamo iniziando una nuova vita qui, quindi dobbiamo comprare o affittare una casa e comprare tutto quello che occorre, dalla carta igienica al televisore. E siccome qui i finanziamenti sono qualcosa di assurdo, con tassi di interesse allucinanti (circa il 4/5% mensile, il 60% annuale!) è ovvio che la cosa migliore è avere un po’ di soldi da parte e acquistare “a vista”, approfittando anche del cambio più o meno favorevole. Quindi prima di venire pianeggiate bene la cosa e cercate di risparmiare il più possibile, perché anche 10 euro in più fanno la differenza.

Un’altra cosa da considerare è che per venire in Brasile dovete lasciare l’Italia. Sembra ovvio questo ma c’è qualcuno che non pensa a questo. Per poter venire in Brasile io ho dovuto lasciare tutto quello che avevo, che anche se era poco era tutto quello che avevo. E ovviamente ho dovuto comprare di nuovo tutto qui. Il che vuol dire che, nell’eventualità io non mi trovassi bene in Brasile non avrei potuto tornare indietro, perché non avrei avuto la possibilità di ri-comprare tutte le cose che avevo e che servivano per vivere. Per venire qui ho dovuto lasciare il mio lavoro, e non potevo ritornare dopo qualche mese o un anno e averlo di nuovo, né tanto meno avrei potuto cercare un nuovo lavoro considerando la crisi che c’è stata (e che forse c’è ancora) in Italia e anche la mia età (quasi 50 anni) e il mio scarso livello scolastico (3° media). Ho dovuto vendere la mia macchina (anzi, regalare) e non avrei potuto, perlomeno non subito, acquistarne un’altra. Per non parlare dei mobili, degli accessori e di tutte quelle cose che compongono una casa. Ho dovuto anche dare via molti miei vestiti perché qui non avrei usato (ma in Italia sì).

Quindi questa è un’altra cosa molto importante da considerare: prima di venire in Brasile (o in un altro Paese) pensate che non avrete la possibilità di ritornare in Italia. La possibilità di crearsi una nuova vita si ha una volta sola, certe occasioni non si hanno tutti i giorni. Quindi pensate, pensate molto bene a quello che state facendo.

Un’altra cosa da considerare è che qui avrete bisogno di un plano de saude nel caso avreste bisogno si supporto medico, perchè la Sanità pubblica qui è qualcosa di indecente, perlomeno per i livelli che ero abituato io in Piemonte. Quindi una volta in Brasile preparatevi a spendere perlomeno  300 Reais al mese per un buon plano, e vi assicuro che sono soldi spesi bene.

Alla fine può sembrare solo un problema di soldi trasfersi in Brasile, e in effetti, a costo di sembrare freddo, cinico e calcolatore, è proprio così. Senza soldi non puoi vivere né in Italia né tanto meno in Brasile o in un altro posto. Per questo consiglio di avere un lavoro, quindi un guadagno sicuro, sin dal primo giorno. E consiglio anche di portare con sè abbastanza soldi per comprare le cose che servono e per le emergenze.

Ma c’è anche un’altra cosa da considerare, perché per me è stato così. Dovete pensare che venite qui per vivere e non per passare le ferie. Dovete pensare che qui sarete un extra-comunitario in un Paese straniero, e quindi dovrete accettare tutte le leggi, le abitudini e i costumi di questo nuovo grande Paese. Sembra facile far questo ma vi assicuro che non è così. Questo è molto strano e ancora adesso non riesco a capire perché ho avuto (e ho ancora) così tante difficoltà ad accettare tutte queste cose nuove. Per 5 anni io passavo le mie vacanze qui In Brasile, a casa di mia moglie, quindi pensavo di conoscere le abitudini e le usanze brasiliane. Ma invece, una volta stabilitomi qui, le difficoltà di accettare tali differenze sono diventate evidenti, facendomi a volte litigare con mia moglie su quale Paese fosse migliore. Come ho detto prima di stabilirmi qui conoscevo già molte abitudini dei brasiliani, dal modo di mangiare e di vestire al modo di fare una casa o di lavorare, ma in qualche modo sembra che abbia dimenticato tutto quanto e che ogni cosa che succede qui mi sembra sbagliata (o perlomeno mi sembrava migliore in Italia). Quindi pensate anche in questo: se venite in Brasile sarete una persona straniera in un Paese straniero, e tutto quello che succede qui, ma proprio tutto, qualunque idea, abitudine o modo di fare, voi dovrete accettarla. Non pensate di venire in Brasile e vivere come in Italia, mangiare come in Italia e fare le stesse cose che facevate in Italia. Può sembrare esagerato ma per me è stato così.

Allora torniamo alla domanda iniziale: ne vale la pena? Vale la pena lasciare il proprio Paese per farsi una nuova vita qui? Io penso che non ci sia una risposta precisa, ma che valutando tutte le conseguenze, tutti i pro e i contro, tutto quello che occorre fare, considerando tutto quello che lasciamo e tutto quello che possiamo trovare, che sia buono o cattivo, allora penso che si possa fare la scelta giusta. E poi solo il Tempo, o Dio o il Destino potrà dirci se è stata effettivamente la scelta migliore.


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martedì 12 ottobre 2010


Qualche tempo fa la rivista americana Time ha pubblicato un articolo sulla “fuga di cervelli” che avviene ogni anno in Italia, cioè sul triste fatto che moltissimi giovani sono costretti a cercarsi un lavoro all’estero per il semplice motivo che in Italia non vengono presi in seria considerazione.

Già in un altro post avevo trattato questo argomento, e questo nuovo articolo non può far altro che sottolineare quanto sia vera questa triste situazione. Quindi per tutti quelli che ancora adesso pensano di andare in Italia per farsi un futuro… be’, forse non è proprio il posto adatto.

Riporto qui alcune parti di tale articolo, ma considerando il mio pessimo inglese è meglio che, a chi interessa, vada a leggere direttamente dal sito (l’articolo completo lo trovate qui).

“… I motivi degli abbandoni non sono cambiati molto da quando l'ultima ondata di emigranti sbarcava in America per fare la loro fortuna più di un secolo fa. Ma questa volta, invece di contadini e lavoratori manuali l'Italia sta perdendo i suoi migliori e più brillanti giovani laureati per colpa di un decennio di stagnazione economica, di un mercato del lavoro congelato e di un sistema radicato di clientelismo e nepotismo.

… Prendete Luca Vigliero, un architetto di 31 anni. Dopo la laurea presso l'Università di Genova nel 2006 e non riuscendo a trovare un lavoro soddisfacente in Italia, si trasferisce all'estero, lavorando prima per un anno presso l'ufficio “Rem Koolhaas for Metropolitan Architecture di Rotterdam” e quindi di accettare un lavoro a Dubai nel 2007. In Italia, il suo curriculum non aveva tratto alcun interesse!. A Dubai fu rapidamente promosso. Ora lui sovrintende un team di sette persone. "Sto lavorando a progetti per i musei, ville, centri culturali, master plan," dice. "Ho una carriera". La fuga dall’Italia ha anche permesso a Vigliero di accelerare i suoi piani di vita. Lui e sua moglie hanno avuto un figlio nel mese di settembre. Se fossero rimasti in Italia, dice che non sarebbe stato in grado di permettersi i bambini presto. "Tutti i miei amici in Italia non sono sposati, hanno davvero il lavoro di base, vivono con loro genitori," dice. "Qui, c'è un futuro,ogni anno qualcosa succede. Nuovi piani, nuovi progetti. In Italia non c'è vento, tutto è fermo."

… Gli italiani senza formazione universitaria ottengono spesso un lavoro lavorando in nero, facendo ogni sorta di lavoro. Ma laureati - o più in generale, quelli con aspirazioni più alte – serve molto più tempo per trovare un lavoro che si adatta alle loro qualifiche. Il tasso di disoccupazione tra i laureati italiani con età 25-29 è del 14%, più del doppio del resto d'Europa e molto superiore a quella dei loro coetanei meno istruita.

… Gli italiani hanno una parola per il problema: gerontocrazia, o la regola da parte degli anziani. molta dell’economia è orientata verso la cura degli anziani. Mentre il paese spende relativamente poco per l'edilizia abitativa, la disoccupazione e la cura dei figli ha mantenuto alcune delle pensioni più elevate in Europa. Questo squilibrio si estende nel settore privato, dove le gilde nazionale e una cultura radicata di anzianità hanno messo i lavori migliori fuori portata dai giovani.

… L'Italia ha sempre sofferto sotto un sistema gerarchico, con i giovani che vengono rinviati ai posti di comando fino a quando è il loro momento di prendere le redini. "Non sono considerati esperti, sulla base di curriculum vitae, sulla sua capacità o in base alle tue capacità, ma solo sulla base di età," dice Federico Soldani, 37 anni, un epidemiologo che ha lasciato Pisa nel 2000 e ora lavora a Washington, DC, per la Food and Drug Administration. "Quando sei sotto i 40, sei considerato giovane.”

… Il sistema ha funzionato - in una certa misura - fino a quando l'economia era in crescita… Ma con la crisi esteso il mercato del lavoro si è fermato. Alcune professioni - come la posizione lucrativa del notaio - è così limitata che il lavoro è diventato quasi ereditario. In un Paese in cui è costruito il successo sui rapporti e di anzianità, solo gli amici ei figli delle elite hanno la possibilità di arrivare al successo.

… Per il resto, vuol dire che di posti di lavoro sono scarsi, sottopagati e senza responsabilità. Quando Filippo Scognamiglio, 29 anni, segretario della Associazione Italiana MBA NOVA, confrontando le retribuzioni nette per la stessa posizione negli Stati Uniti e in Italia, ha rilevato che un italiano con un MBA (Master of Business Administration) che ha scelto di rimanere a Italia guadagna solo il 58% di quello che avrebbe guadagnato all’estero. "È più facile per avere successo negli Stati Uniti se hai il talento e la voglia di mettere nello sforzo di quanto non sia nel mio paese," dice. Ma non è solo pagare meglio che attira giovani emigrati italiani: è anche l'occasione per sfuggire a posti di lavoro noiosi che coinvolgono compiti principalmente meccanici e la progressione di carriera appiattita. "Se sei giovane in Italia, sei un problema, in altri paesi, si è visto come una risorsa", afferma Simone Bartolini, 29 anni, copywriter creativo a Sydney. Lasciò Roma nel 2007, a seguito di un cambiamento di gestione alla sua ditta di pubblicità. "Ogni mia idea veiva respinta», dice Bartolini. "Tutto è stato un no. Appena ho commesso un errore, sono stato sotto la luce". In confronto in Australia, dove Bartolini ha lanciato una carriera di successo, in Italia semplicemente non sapevano che farsene della sua perona. "Hanno bisogno di esecutori", spiega Bartolini. "Non hanno bisogno di pensatori".

… Così il paese è intrappolato in un circolo vizioso. Silvia Sartori, 31 anni, ha cercato il ritorno a Treviso, dopo aver lavorato in Asia per quattro anni. Dopo un anno di inutile ricerca di lavoro, tornò in Cina, dove ora gestisce 3 milioni di dollari di sovvenzione della Commissione europea per la costruzione di verde. "E 'qualcosa in Italia non avrei mai potuto fare, a meno che non avessi 45 anni efossi la figlia di qualcuno importante o la sua amante," dice. "Ho dato l'Italia una seconda possibilità", dice. "Hanno bruciato".

Cosa poter aggiungere? Questo è uno dei motivi che mi hanno portato in Brasile: qui ho una seconda possibilità di fare qualcosa. Qui posso migliorare. In Italia no.
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giovedì 7 ottobre 2010


Ci sono cose che, pur non essendo pertinenti con quel che facciamo, sono di un interesse tale che è giusto condividerle con altri, in modo che altre persone possano conoscere e apprezzare cose che non conoscevano.

Io ho trovato questo film per caso e me ne sono innamorato subito.

Home è un documentario su ambiente e cambiamento climatico di Yann Arthus-Bertrand, prodotto da Luc Besson, diffuso contemporaneamente il 5 giugno 2009 nelle sale cinematografiche di 50 paesi, in concomitanza con la giornata mondiale dell'ambiente. Concepito come un reportage di viaggio, è realizzato quasi interamente con immagini aeree.

Home denuncia lo stato attuale della Terra, il suo clima e le ripercussioni a lungo termine sul suo futuro. Un tema che viene continuamente espresso lungo tutto il documentario è quello del delicato e fondamentale collegamento che esiste tra tutti gli organismi che vi fanno parte.

Il documentario inizia con le riprese di grandi paesaggi vulcanici spiegando la connessione che esiste tra le alghe monocellulari e la nascita della vita sul nostro pianeta.

Successivamente, il documentario approfondisce tematiche riguardanti le attività dell'uomo e sui nefasti effetti che queste stesse attività producono sull'ecosistema. Partendo dalla rivoluzione agricola ed il suo impatto sulla natura, vengono affrontate le questioni riguardanti il petrolio, l'industrializzazione, le città e le disuguaglianze sociali, che non sono mai state così grandi quanto nel nostro tempo. L'attuale situazione degli allevamenti di bovini, la deforestazione in Amazzonia ed in altre parti del mondo, la carenza di prodotti alimentari e di acqua pulita, l'eccessiva estrazione di materie prime e la sempre maggiore richiesta di energia elettrica sono alcuni dei temi trattati. Città come New York, Las Vegas, Los Angeles, Mumbai, Tokyo e Dubai sono mostrate come esempio di pessima gestione con i loro ingenti sprechi di energia, acqua e cibo. Lo scioglimento dei ghiacciai e l'essiccamento delle paludi e dei grandi fiumi vengono mostrati attraverso le riprese aeree effettuate in Antartide, al Polo Nord ed in Africa, denunciando l'aumento della emigrazione di massa e dei rifugiati nel caso in cui non vengano subitaneamente prese le adeguate contro misure.

A questo punto del documentario viene posta l'attenzione sul riscaldamento globale ed il buco dell'ozono. HOME ci spiega come lo scioglimento dei ghiacciai, l'innalzamento del livello del mare e il cambiamento meteorologico non hanno solo a che fare con il terzo mondo ma che, continuando di questo passo, molto presto interesseranno anche le regioni più sviluppate. Per circa tre minuti del film vengono forniti i dati sulla situazione attuale che vengono visualizzati mediante grandi scritte bianche su sfondo nero.

La conclusione del film cerca di essere al tempo stesso positiva e propositiva. Il documentario, dopo aver mostrato le terribili conseguenze di alcune attività umane sul nostro pianeta e sul suo ecosistema, fornisce indicazioni riguardo alle energie rinnovabili, la creazione di parchi nazionali, la cooperazione internazionale tra le varie nazioni in merito alle questioni ambientali come risposta agli attuali problemi che affliggono la terra.

Home è stato girato in varie fasi a causa della vastità delle aree riprese. Ci sono voluti oltre diciotto mesi di tempo per completarlo. Il regista, Yann Arthus-Bertrand, un cameraman, un ingegnere di macchina e un pilota hanno volato su di un piccolo elicottero attraverso varie regioni in oltre cinquanta paesi. Le riprese sono state effettuate in alta definizione "Cineflex" con le telecamere sospese ad un giroscopio stabilizzato da una sfera fissata su una rotaie posta sulla dell'elicottero stesso. Queste telecamere, originariamente preggettate per scopi bellici, sono automaticamente in grado di ridurre le vibrazioni contribuendo in questo modo a catturare immagini molto stabili e pulite tanto da far sembrare che le riprese siano state effettuate con metodi tradizionali quali le gru o i carrelli. Dopo praticamente ogni volo, le registrazioni venivano immediatamente controllate assicurandosi in questo modo che fossero di altissima qualità. Quando tutte le riprese sono state completate, Besson e il suo staff hanno impiegato oltre 488 ore per editarlo e montarlo.[1]

[1] fonte Wikipedia

Il film è in italiano ma su internet è disponibile su YouTube in altre cinque lingue (francese, inglese, spagnolo, tedesco, russo, arabo e italiano). Come sempre in portoghese non esiste ma un internauta brasiliano lo ha tradotto e pubblicato su YouTube. Peccato che sia diviso in piccolissime parti di 10 minuti ciascuno! In ogni caso penso che valga la pena vederlo.

Buona visione!








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sabato 2 ottobre 2010


Leggo oggi sulla Stampa:

Il Brasile al voto: candidato clown stella di YouTube


“ Domani si terranno le elezioni presidenziali e parlamentari brasiliane, per scegliere il successore di Lula e rinnovare Camera e Senato. Tra i candidati al Congresso, uno in particolare sta facendo discutere: si tratta di Tiririca, un clown molto popolare nel Paese. Nonostante i sondaggi lo diano come super favorito, le autorità giudiziarie potrebbero sbarrargli la strada, se verrà confermato il suo presunto analfabetismo. In Brasile, circa il 10% della popolazione non sa nè leggere nè scrivere.
Secondo gli ultimi sondaggi, Tiririca, il cui vero nome è Francisco Silva, sarà il candidato più votato alla Camera bassa alle elezioni di domani in Brasile, conquistando oltre un milione di preferenze. Nelle ultime settimana, i suoi spot hanno registrato milioni di utenti su Youtube, con slogan come «Non può andare peggio» e «Cosa fa un parlamentare? In tutta sincerità, non lo so. Ma votatemi e lo scoprirete».

Tuttavia, lo scorso fine settimana la rivista Epoca ha pubblicato le interviste concesse da diverse persone che hanno lavorato con Silva nei suoi spettacoli televisivi, facendo emergere il presunto analfabetismo del comico.

Un giudice di San Paolo ha quindi chiesto a Tiririca di dimostrare di saper leggere e scrivere, come richiesto da regolamento elettorale. Tuttavia, le autorità elettorali hanno già fatto sapere che è troppo tardi per bloccare la sua candidatura, ma l'attore comico rischia di essere rimosso dal suo incarico subito dopo le elezioni, se l'accusa di analfabetismo dovesse risultare fondata. “

Poi non lamentatevi di quello che pensa la gente, ok?
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