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giovedì 30 settembre 2010


E’ esattamente un anno che sono qui in Brasile. Sono arrivato qui all’alba di domenica 29 settembre 2009 dopo 12 ore di viaggio interminabile, con quattro valige, 2 gatti e una madre ultra-ottantenne.

Sono arrivato qui convinto di fare la cosa giusta (anche perché, in tutta sincerità, non avevo molta scelta) e con la speranza di fare una vita… non migliore, ma perlomeno uguale a quella che facevo in Italia. Non sono venuto qui “sognando l’America” ma nemmeno pensavo di stare peggio che in Italia.
Quindi dopo un anno penso che sia giusto tirare le somme e vedere se venire a vivere qui in Brasile sia stata una buona idea oppure no. Andiamo allora ad analizzare i valori, per così dire, che caratterizzano la vita di una persona.

Iniziamo dal LAVORO.
In Italia lavoravo come operaio in una impresa di pulizie. Potrà sembrare strano ma mi piaceva quel lavoro. Ogni giorno ero in un posto diverso e non mi annoiavo mai. Il lavoro era tranquillo, ero sempre all’aria aperta, il mio capo non rompeva troppo le balle e con i miei colleghi andavo d’accordo. Inoltre alle 16.30 terminava la mia giornata di lavoro e avevo resto del tempo per fare quello che mi interessava, compreso il sabato e la domenica a casa. Qui in Brasile sto lavorando insieme a mio cognato per alcune “lojas de carros”, preparando insieme la documentazione per chi deve acquistare una macchina. Qui io lavoro in casa, usando internet e un computer. Quindi non devo uscire per andare a lavorare e non devo “sporcarmi le mani”. Uso cose che amo molto, come PC e internet e se devo andare in bagno o prendermi un caffè non devo chiedere il permesso a nessuno.

Quindi a primo avviso sembrerebbe che qui in Brasile stia facendo un lavoro migliore, ma come ho detto il lavoro che avevo in Italia mi piaceva. Inoltre in Italia io sapevo che il mio lavoro iniziava alle 8.00 e terminava alle 16.30 (a volte anche prima); qui invece io accendo il computer dopo colazione e per tutto il giorno devo rimanere disponibile aspettando che mio cognato mi mandi qualche “serviços”. Credetemi quando dico che non posso uscire di casa per fare qualche commissione e che tutte le sere vado a dormire quasi a mezzanotte perchè ho sempre molto lavoro da fare. Inoltre quasi tutti i fine settimana mi tocca lavorare. Quindi come vedete, anche se a prima vista può sembrare un lavoro migliore o più prestigioso di quello che avevo in Italia, non è affatto quello che sembra, perchè ho molta meno libertà di prima. Però è sempre un lavoro e, al giorno d’oggi, è già una buona cosa.
Allora possiamo benissimo dare un punto all’Italia e un punto al Brasile:
ITALIA 1/BRASILE 1

I SOLDI.
In Italia guadagnavo circa 900 euro al mese. Una miseria a mio modo di vedere, ma bene o male era nella media degli stipendi da operaio. Qui in Brasile sto guadagnando dai 1.000 ai 1.200 Reais al mese (più o meno due salarios minimos). Non è male per la media brasiliana, specialmente essendo un extra-comunitario in terra straniera e non avendo nessuna specializzazione. Quindi qui in Brasile sto guadagnando di più che in Italia ma… pensate bene: in Italia io lavoravo 7/8 ore al giorno ed ero a casa il sabato e la domenica (e se capitava di lavorare nei festivi venivo pagato col 70% in più); io qui in Brasile lavoro dalle 9 alle 12 ore al giorno (non sto esagerando) e molte volte anche di domenica. Quindi in proporzione non sto guadagnando molto. Anzi, a mio modo di vedere sto prendendo poco. Non voglio “sputare nel piatto dove mangio”, come avevo detto una volta, ma cerco solo di essere obiettivo in questa comparazione. Perciò è vero che qui in Brasile guadagno di più, ma è anche vero che lavoro molto di più! Per questo motivo non me la sento di dare un punto al Brasile.
Diciamo che anche in questo caso ITALIA 1/BRASILE 1.

Visto che abbiamo appena parlato dei soldi andiamo ad analizzare i BENI MATERIALI.

In Italia, pur avendo avuto sempre pochi soldi, ero l’espressione vivente del consumismo! Mi ha sempre piaciuto avere tante cose e a casa mia avevo 3 televisori, home-theater, due computer, microonde, macchina espresso, robot da cucina e chi più ne ha ne metta! Qui in Brasile sto ancora comprando le cose che mi servono, visto che abbiamo dovuto partire da zero, però anche qui ho due computer e un notebook, una TV 32” LCD, un bellissimo frigorifero NO FROST e tante altre piccole cose. Meno che in Italia ma solo perchè sono ancora all’inizio.
Quindi anche in questo caso ITALIA 1/BRASILE 1.

La CASA.
In Italia abitavo in un piccolo bilocale in affitto. Ero proprio al centro del paese e, pur essendo piccolo come appartamento, era carino e confortevole. Come tutte le case in Italia avevo l’acqua calda sia in bagno che in cucina, il riscaldamento per l’inverno e il gas metano incanalato. Qui in Brasile sto abitando in una casa in affitto. Questa casa è più grande del mio appartamento italiano ma è fatta molto male. Come molte case del Brasile non ha avuto un progetto iniziale quindi è stata costruita in base al terreno. Come conseguenza i muri della cucina, della sala e di una camera da letto non formano un rettangolo come una casa normale, ma una sorta di parallelepipedo indefinito in cui è quasi impossibile collocare un armadio o un tavolo. Inoltre l’impianto elettrico è a vista e su tre interruttori due non funzionano a dovere. E poi qui non si usa ancora il metano e per cucinare usiamo una bombola di gas, coi relativi rischi che possono avvenire. Ovviamente, proprio per questo motivo non ho l’acqua calda in cucina ma solo nella doccia grazie a un chuveiro elettrico. Ah, dimenticavo: siccome il mio vicino di casa ha avuto la brillante idea di fare un piccolo orto accanto a me (casa mia è a un livello più basso della sua) in una parte della casa c’è così tanta umidità che non posso accostare nessun mobile, dato che potrebbe daneggiarlo in brevissimo tempo. E siccome qui non ho un vero tetto come in Italia ma una semplice copertura in Eternit nella lavanderia e in sala, quando piove forte mi piove dentro!

Quindi alla luce di tutte queste cose sembrerebbe evidente che dal lato della casa in Brasile abbia perso molto confronto quello che avevo in Italia. Ma…

… ma tra un paio di mesi andrò ad abitare in un’altra città dove sto costruendo un appartamento nella casa di mia suocera. Questo appartamento, che sarà di circa 90 m2, parte subito avvantaggiato, dato che, pur non essendo un geometra o un architetto, io ho progettato le varie stanze in base allo spazio dispobile. Quindi io ho deciso dove mettere le finestre e le porte, come fare il bagno e la cucina; ho pensato all’impianto elettrico e idraulico, ho deciso che piastrelle usare e come mettere le luci. Potrà sembrare un’ovvietà questa, ma qui in Brasile non tutti fanno questo e non per mancanza di soldi, ma proprio per un modo di vivere diverso. Alla fine non diventerà certamente un appartamento da sogno (è sempre un problema di soldi) ma di sicuro sarà migliore di dove sto adesso e migliore del mio ex-appartamento in Italia.

Proprio per questo motivo, grazie anche al mio eterno ottimismo, con la speranza che alla fine avrò quello che avevo pensato, dobbiamo dare un punto al Brasile:
ITALIA 0/BRASILE 1.

Cosa può ancora mancare in questo confronto? 
Per il CIBO non è cambiato nulla, perchè è pur vero che qui in Brasile non trovo tutti i prodotti italiani, ma i più importanti ci sono e in ogni caso in Brasile si mangia bene. La QUALITA’ DELLA VITA? Ma è un parametro troppo generico, che dipende sia dalla propria situazione economica che da quello che lo Stato può offrirti. Quindi possiamo parlare della STRUTTURE PUBBLICHE, come la Sanità e l’Istruzione, e in questo caso è inevitabile che il Brasile perda punti. E’ vero che anche in Italia succedono cose da altro mondo (è proprio di questi giorni la notizia che a Roma è morta una persona dopo 36 giorni di agonia perchè gli avevano chiusa per sbaglio l’arteria sbagliata, mentre a Bergamo, siccome i ginecoloci si sono messi a litigare nella sala parto per decidere se fare o no un cesareo, una bambina è nata invalida al 95% e ora non vede, non camminerà, e si nutre solo con un sondino nell’addome!), ma in ogni caso qui succede di peggio e le istituzioni pubbliche, che dovrebbero dare al cittadino almeno le cose più importanti, sono da escludere.

Quindi, anche se mi dispiace farlo, dobbiamo togliere un punto al Brasile.
Alla fine che punteggio abbiamo? ITALIA 3/BRASILE 3. Non è male come risultato.

Allora qual’è la conclusione? Che un anno dopo il mio arrivo in Brasile la mia vita non è cambiata di molto. Non sono diventato ricco ma non sono nemmeno povero. Lavoravo in Italia e lavoro in Brasile. Bene o male le cose che avevo in Italia le ho anche qui in Brasile. Certo, alcune cose erano meglio là e altre sono migliori qua, ma sarebbe lo stesso se fossi andato a vivere in un altro Paese. Io non sono partito con l’idea di lasciare l’Italia per vendere cocco sulle spiagge o comprare una pousada per i ricchi stranieri. Il mio scopo era di fare PERLOMENO la stessa vita che facevo in Italia, e in questo ci sono riuscito. Questo anche grazie a mia moglie che riesce ad amministrare molto bene le nostre entrate e grazie anche agli amici e familiari che ci hanno aiutato e che continuano a farlo.

Io continuo ad essere ottimista e penso che, se in un anno sono riuscito ad avere le stesse cose che avevo in Italia, allora in dieci anni posso solo migliorare ed avere di più. Cosa questa ormai impossibile in Italia, dato che là è già un cosa buona tenere quel poco che si ha ottenuto senza perderlo.

Un grazie a tutti voi.
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lunedì 27 settembre 2010


La rivista americana Newswek ha pubblicato il mese scorso un rapporto sui migliori Paesi del Mondo, o per meglio dire in quali Paesi è meglio vivere.

Stando a questo elenco l’Italia si colloca al 23° posto mentre il Brasile al 48°.
ITALY
BRAZIL

Questo studio fatto da Newsweek, condotto in collaborazione del Premio Nobel per l’Economia Joseph E. Stiglitz, guarda diversi fattori come la sanità, la qualità della vita, la cucina e tanti altri aspetti che caratterizzano un Paese.

A me piace leggere queste classifiche ma non so fino a che punto siano da prendere in considerazione, pur essendo fatte da persone e organizzazioni molto qualificate. Dico questo perchè, secondo questa classifica, tra le altre cose viene fuori che il miglior posto per giocare con gli aquiloni è l’India, il miglior posto per fare sesso è la Repubblica Ceca, il miglior posto per avere un cane è il Belgio, il posto dove si mangia meglio è la Spagna (solo perché ci lavora Ferrán Adrià!), per fare un viaggio in auto dovete andare in Sud Africa, la miglior musica si ha a Mali, un Paese dell’Africa occidentale, il miglior clima è quello di Malta, il miglior posto per essere un rapper è la Svizzera (!) e, badate bene, il miglior posto per fare la chirurgia plastica è il Brasile!

Quindi quando leggo che l’Italia si piazza al 3° posto tra I Paesi del mondo per la sanità questo mi fa piacere, ma se la stessa persona mi dice che se voglio divertirmi con gli aquiloni devo andare a vivere in India… allora comincio a pensare che ci sia qualcosa che non funziona.

Però penso che sia interessante leggere questo articolo.
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Come ormai avrete capito non mi piacciono le novelas. Ho provato a vederne alcune ma non sono mai riuscito a vedere più di 4 o 5 episodi. Pur riconoscendo la bravura degli attori trovo le novelas così assurde, così senza senso che mi è impossibile andare fino alla fine. Fu così che, quando stava per uscire la nuova novela della Globo, Passione, ero sia un po’ curioso e anche speranzoso di vedere finalmente una bella storia ambientata nella mia Italia.

Ma purtroppo ho dovuto ricredermi quasi subito.

Troppe assurdità, troppi errori, troppi luoghi comuni… in poche parole una delusione unica!

Già il fatto di ambientare la storia in una immaginaria città italiana, Laurenza-in-Chanti (si scrive con la lineetta!), città che non esiste, mi ha fatto pensare. Poi il personaggio principale, interpretato dal bravissimo Tony Ramos, si chiama Antonio “Totò” Mattioli. Totò?? E’ per caso un omaggio al Grande Principe de Curtis? O forse in Brasile pensano che siamo tutti napoletani?

Oppure possiamo parlare della casa dove vive la famiglia Mattioli, un classico (e bellissimo) cascinale della campagna toscana. Ma forse pensate che tutti noi italiani viviamo in posti come quelli? Pensate che le città italiane siano tutte come questa città immaginaria? Pensate che viviamo tutti in campagna e che nelle nostre cucine ci siano appesi i salami come nella casa di “Totò”? Ma avete idea di come sono le città e le case in Italia? Provate a cercare su internet le foto di Torino, Milano o Varese, solo per restare nelle mie (ex) vicinanze.

Poi le parolacce! Ma veramente pensate che noi italiani parliamo come nella novela? In ogni frase che dicono c’è almeno una “zoccola”, una “puttana” o perlomeno una “schifosa”. Guardate che noi italiani saremo grosseiros, come dite voi, ma conosciamo molte bene l’educazione e, in linea di massima, evitiamo di dire parolacce in pubblico, e in particolar modo in casa. E pensate che gli attori presero anche lezione da una certa Cecilia Casini, professoressa di italiano della USP, l’Università di Sao Paulo, in modo di imparare la lingua, l’accento e la gesticolazione tipici della Toscana! Immagina cosa succedeva se non avessero studiato!

Ma questa cosa della lingua non è piaciuta anche ad altre persone, infatti si legge: “… A caracterização não foi vista de forma positiva por parte da imprensa. Marcelo Marthe, da Revista Veja criticou tanto a errônea pronúncia de mamma quanto o fato do núcleo italiano, apesar de situado na Toscana, refletir os hábitos napolitanos, enquanto a jornalista Patrícia Kogut chegou a declarar que "o sotaque não funciona mesmo. O italiano predomina sobre o português e o que se ouve não é nem carne, nem peixe e sim uma espécie de pilha de clichês sonoros", visão semelhante à de Marcella Huche, do site Laboratório Pop. O público demonstrou rejeitar a predominação do italiano, e as críticas mostraram-se negativas o suficiente para que mais expressões em português passassem a ser utilizadas.” fonte Wikipedia

Qualche giorno fa ero al supermercato. La cassiera, riconoscendo che sono straniero, quando gli dissi che ero italiano si complimentò molto con me e quando volle sapere se mi piaceva il Brasile, alla mia affermazione commentò. “Eh, ma qui la vita è molto più stressante. In Italia è tutto più tranquillo, più calmo.” In Italia è più tranquillo? E’ più stressante la vita in Brasile?? “Ma sì – rispose lei – nella novela è così”. Ma la vita non è una novela, boba di una cassiera (le volevo dire). La realtà è molto diversa da come ve la fanno vedere!

E poi mi chiedono perché non mi piacciono le novelas…
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venerdì 24 settembre 2010


Voi direte: cosa c’entra l’Ikea con il sole e con il Brasile?

Purtroppo niente, ed è proprio questo il problema. Sarà perché in questo periodo mi sto interessando di case e di arredamento (che tra le altre cose sono sempre stato appassionato di questi argomenti), ma mi manca molto l’Ikea. Non sono diventanto matto (almeno credo) ma quando ero in Italia adoravo andare ogni tanto all’Ikea di MIlano. Trovavo bellissimo passeggiare tra le corsie piene di mobili e di articoli per la casa. Tutto quello che c’era mi piaceva moltissimo e facevo sempre molti progetti su come arredare la mia casa. E infatti molte cose le ho comprate là e non mi sono mai pentito.

E’ strano che qui in Brasile non ci sia nessun negozio Ikea, perchè gli articoli che vendono hanno un prezzo molto basso, perlomeno in Italia, e la qualità è più che accettabile. Qui c’è Casas Bahias, ma parliamoci chiaro, i prodotti che vende sono una cosa quasi ignobile. Qualunque mobile sembra fatto con la peggior plastica che ci sia, e invece sono di legno (o quasi). Ma non è l’unica lojas a vendere prodotti di scarsa qualità . Ho comprato una libreria da Americanas, dato che qui in Brasile non è facile trovare librerie. L’ho pagata 299 Reais e posso affermare con sincerità che fa schifo. Il peggior mobile made in China è mille volte migliore di questo. Se penso alle librerie Billy comprate a Milano per 39 euro…

Quindi speriamo che il Sig. Ikea si decida ad aprire un negozio a Sao Paulo in modo che io possa arredare la mia casa spendendo poco!

Altra cosa che trovo strana, sempre rimandendo in ambito architettonico (?) è la quasi totale mancanza di pannelli solari nelle case brasilane. E’ strano questo. Siamo in un Paese tropicale, dove c’è sempre un sole terribile e fa un caldo bestiale, eppure qui la gente continua a usare il chuveiro elettrico e finora io non ho ancora visto una casa con un impianto solare per l’acqua calda. In Italia non saranno tantissime le case con tale impianto ma certamente in proporzione ce ne sono molte. Qui neanche una, o quasi. Capisco che abbia un costo iniziale da non sottovalutare ma se pensiamo a quanta energia elettrica potrebbero risparmiare, considerando anche la quantità di docce e il tempo dedicato da ciascuna persona qui in Brasile, il risparmio finale è notevole. Eppure niente.

Boh, vai a capire certe cose!
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sabato 18 settembre 2010


Alzi la mano chi non ha mai avuto la voglia di mollare tutto e rifare una nuova vita. Quanti di noi, almeno una volta, non hanno pensato di lasciare tutto quello che avevano… il lavoro, la famiglia, le preoccupazioni… e andare a vivere su un’isola deserta senza nessuno che potesse conoscerci, senza nessuno che desse ordini, che rompesse le balle e che ci stressasse tutti I giorni, e vivere così una vita diversa, forse meno comoda ma certamente meno stressante.

Bene, per tutte queste persone la rivista americana Forbes ha compilato una classifica dei posti più remoti della Terra, posti dove quasi sicuramente nessuno vi potrà trovare. Sono luoghi ovviamente un po’ selvaggi, dove le comodità non sono all’ordine del giorno, ma la libertà ha un prezzo che si deve pagare, e poi forse, a ben guardare, non sarà così diverso dalla vita che facciamo adesso.

In quest’elenco ci sono isole dell’Oceano Atlantico e Indiano, giungle tropicali e deserti mongoli. Si va dal Canada alla Nuova Guinea e penso che sia interessante leggere quest’articolo anche solo per sognare e immaginare, anche solo per cinque minuti, come potrebbe essere la nostra vita in quei luoghi isolati.

La tentazione è forte, vero?
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mercoledì 15 settembre 2010


Io penso che pochissimi italiani sanno che l’Esercito brasiliano ha partecipato alla Seconda Guerra Mondiale e che ha combattuto in Italia, al fianco dell’Esercito statunitense, contro i nazisti.

Monumento al Milite Ignoto di PistoiaPochi sanno che a Pistoia c’è un cimitero brasiliano dove vennero sepolti 462 militari morti durante la Campagna italiana, morti che poi vennero resumati e i resti trasferiti a Rio de Janeiro, nel Aterro do Flamengo, dove è stato è stato eretto in loro onore un monumento ai caduti. E pochi sanno che durante i lavori di restauro di tale cimitero fu trovato ancora un morto, ma siccome non si riuscì a identificare questo povero militare brasiliano, fu lasciato al suo posto e eretto poi il monumento al Milite Ignoto.

Ci sono tantissime cose che non sappiamo del nostro passato quindi penso che sia giusto dedicare almeno un post a tutte quelle persone che hanno contribuito a rendere libera l’Italia. E se pensate che l’Esercito brasiliano è solo composto da volontari e che il Brasile è un Paese pacifico, neutrale, che mai ha fatto guerre a qualcuno, penso che sia un motivo in più per rendere omaggio a tutti loro.

Allora…
Nel 1939, all'inizio della Seconda guerra mondiale il Brasile rimase neutrale, coerentemente alla politica del presidente Getúlio Vargas di non allinearsi a nessuna delle grandi potenze, ma cercando di godere dei vantaggi offerti da queste. Questo "pragmatismo" fu interrotto quando, all'inizio del 1942, gli Stati Uniti praticamente ordinarono al vacillante governo brasiliano di cedere l'isola di Fernando de Noronha e la costa nord-orientale brasiliana per il rifornimento delle loro basi militari. Dal gennaio dello stesso anno, iniziò una serie di siluramenti di navi mercantili brasiliane da parte di sommergibili italo-tedeschi nel corso di un'offensiva che mirava ad isolare il Regno Unito, impedendo di ricevere dal continente americano forniture vitali (attrezzature, armi e materie prime) per sostenere l'impegno in guerra contro i tedeschi.

Questi attacchi dell'Asse avevano anche l'obiettivo di intimidire il governo brasiliano, in modo che si mantenesse neutrale; inoltre, gli agenti infiltrati nel Paese e i simpatizzanti fascisti brasiliani, spregiativamente denominati dalla popolazione con il soprannome di Quinta colonna, diffondevano la voce che gli affondamenti fossero opera degli anglo-americani, interessati all'ingresso del Brasile nel conflitto al loro fianco.

FEB-logoTuttavia, l'opinione pubblica non si lasciò confondere: colpita dalle morti dei civili e dai proclami provocatori e arroganti trasmessi dalla Radio di Berlino, iniziò a richiedere che il Brasile riconoscesse lo stato di belligeranza contro i paesi dell'Asse, finché il 22 agosto dello stesso anno il Brasile dichiarò guerra alla Germania nazista e all'Italia fascista. Ecco che nacque la Forza di Spedizione Brasiliana (in portoghese Força Expedicionária Brasileira), conosciuta con l'acronimo FEB. La FEB è stata la forza militare brasiliana di 25.334 uomini, dei quali 15.069 erano del Corpo combattente, che ha combattuto a fianco degli Alleati in Italia, durante la Seconda guerra mondiale. Costituita inizialmente da una divisione di fanteria, finisce per coprire tutte le forze militari brasiliane che parteciparono al conflitto. La FEB adottò il motto "Il cobra sta fumando", alludendo a un discorso di Getúlio Vargas, nel quale il presidente aveva affermato: "è più facile che un serpente fumi che il Brasile entri in guerra". Invece il "serpente fumò" (a cobra fumou) con destinazione l'Italia. Ma fu solo dopo quasi due anni, il 2 luglio 1944, che un primo scaglione della FEB partì per Napoli sotto il comando del generale João Batista Mascarenhas de Morais. Le prime settimane furono usate per acclimatarsi, per far arrivare l'attrezzatura minima e per completare la formazione necessaria sotto la supervisione del comando statunitense, al quale la FEB era subordinata, visto che la preparazione in Brasile si era dimostrata insufficiente nonostante i due anni di attesa.

I soldati brasiliani erano una delle venti divisioni alleate presenti al fronte in quel momento: una vera e propria Babele costituita da statunitensi (comprese le truppe segregate della 92ª divisione, formate da discendenti di africani e giapponesi e comandate da ufficiali bianchi), italiani antifascisti, esiliati europei (polacchi, cechi e greci), truppe coloniali britanniche (canadesi, neozelandesi, australiani, sudafricani, indiani, kenioti, ebrei ed arabi) e francesi (marocchini, algerini e senegalesi), in una diversità etnica che molto somigliava al fronte francese del 1918.

La FEB fu integrata in seno al IVº Corpo d'armata dell'esercito statunitense, sotto il comando del generale Willis D. Crittemberger, Corpo a sua volta assegnato alla 5ª armata comandata dal generale Mark W. Clark.

Oltre a due unità dell'esercito, due unità della Forza Aerea Brasiliana furono integrate nella FEB. Una di loro fu il 1º Grupo de Aviação de Caça , creato nel 18 dicembre 1943; l'altro fu la 1ª Esquadrilha de Ligação e Observação , creata il 20 luglio 1944, al fine di sostenere le attività di divisione dell’artiglieria.

napoliIl 22 settembre, si imbarcarono a Rio de Janeiro il 1° e il 3° gruppo tattico di FEB, a bordo delle navi di trasporto truppe "Generale William a. Mann" e "Generale M.C. Meigs". La Marina brasiliana fornì l’incrociatore "Rio Grande do Sul" per unirsi alla scorta della Marina degli Stati Uniti e, dopo l'adesione del Mediterraneo, anche con le navi della Royal Navy. Furono trasportati 10.340 uomini, che approdarono al porto di  Napoli il 6 ottobre 1944. Da lì, furono trasferiti poi su lance da sbarco e trasportati a Livorno, in un viaggio molto disagevole,  e infine a Pisa.

In questo stesso periodo, il personale del "Depósito de Pessoal da FEB" fu trasportato a bordo della nave "Generale M.C. Meigs", in un totale di 4.682 uomini, arrivati a Napoli il 7 dicembre e successivamente trasferiti a Pisa.

L'ultimo contingente di 5.082 uomini della FEB fu inviato in Italia, il 9 febbraio 1945, arrivando a Napoli il 22 dello stesso mese.

Il FEB in Italia
Il FEB, al momento dell'arrivo in Italia, divenne parte della V armata USA., comandata dal generale Mark Wayne Clark. Insieme con l’8ª Compagnia dell'esercito britannico, comandata dal generale Leese, faceva pate di 15 gruppi-composti di brasiliani, canadesi, inglesi, indiani, americani e sudafricani.

La FEB entrò in combattimento nel settembre del 1944 nella valle del fiume Serchio, a nord della città di Lucca. Le prime vittorie della FEB furono ottenute con le conquiste di Massarosa, Camaiore e Monte Prano. Solo alla fine di ottobre, nella regione di Barga, la FEB subì i primi contraccolpi. Visto il successo della campagna di settembre e inizio ottobre, alla fine di novembre la FEB, in pochi giorni, fu responsabile della presa della zona di monte Castello e monte Belvedere.

Il comandante della FEB avvertì la 5ª armata statunitense che tale missione non poteva essere realizzata da una sola divisione, come era già stato dimostrato in tentativi falliti in altre missioni, e che per aver successo sarebbe stato necessario l'attacco congiunto di due divisioni contemporaneamente a monte Belvedere, monte della Torraccia, Monte Castello e Castelnuovo. Tali argomentazioni furono accettate solo dopo il fallimento di due tentativi, questa volta fatti dai brasiliani, uno a novembre e l'altro a dicembre.

716330Durante il rigido inverno tra il 1944 e il 1945, negli Appennini la FEB trovò delle temperature fino a venti gradi sotto lo zero. Molta neve, umidità e continui attacchi da parte del nemico, che attraverso piccole schermaglie cercava da un lato di minare la resistenza fisica e psicologica delle truppe brasiliane non abituate alle basse temperature e già provate da più di tre mesi di campagna ininterrotta senza pause di recupero, dall'altro di testare possibili punti deboli nel settore occupato dai brasiliani per una controffensiva nell'inverno. Tuttavia, sotto questo aspetto, l'atteggiamento involontariamente aggressivo dei due tentativi di prendere Monte Castello alla fine del 1944 e l'atteggiamento volontario di rispondere alle incursioni esplorative del nemico nel territorio occupato dalla FEB con incursioni esplorative della FEB in territorio nemico, fece sì che i tedeschi ed i loro alleati scegliessero per la loro controffensiva un altro settore del fronte italiano, occupato dalla 92ª divisione statunitense.

Tra la fine di febbraio e il marzo del 1945, come aveva suggerito il comandante della FEB, iniziò l'Operazione Encore per sfondare gli ultimi baluardi dell'Asse sull'Appennino modenese e bolognese assieme alla 10ª divisione di montagna statunitense (10th Mountain Division) arrivata di recente. I brasiliani conquistarono alcune posizioni, tra cui Monte Castello e Castelnuovo, mentre gli americani presero Monte Belvedere e Monte Della Torraccia. Da queste posizioni fu possibile avviare l'offensiva finale di primavera, nella quale, in aprile, la FEB prese il paese di Montese. Le posizioni conquistate da parte delle truppe brasiliane, sommate a quelle ottenute dalla divisione di montagna statunitense in questo settore secondario, ma vitale, diede la possibilità alle forze sotto il comando dell'VIII esercito britannico, più a est nel settore principale del fronte italiano, di vedersi finalmente libere dal fuoco di artiglieria nemica che partiva da quei punti e di spostarsi sopra Bologna, rompendo la Linea Gotica dopo otto mesi di combattimento.

feb-brasil_006Era la fase finale dell'offensiva di primavera nel fronte italiano. A Fornovo di Taro, con una manovra perfetta e una mossa audace del suo comandante, gli effettivi della FEB, in stato di inferiorità numerica, circondarono il nemico e con un rapido accordo riuscirono ad avere la consegna di due divisioni nemiche, la 148ª divisione di fanteria tedesca, comandata dal generale Otto Freter-Pico, e gli effettivi rimasti della divisione bersaglieri, comandata dal generale Mario Carloni. Quando furono prese, queste divisioni si stavano ritirando dalla zona di La Spezia e Genova, liberata dalla 92ª divisione statunitense, per unirsi alle forze italo-tedesche della Liguria al fine di contrattaccare la 5ª armata americana, la quale avanzava rapidamente ma in maniera scoordinata, con ampi squarci soprattutto nella falange sinistra e nella retroguardia. Molti ponti sul fiume Po furono lasciati intatti dai nazifascisti con questo intento. A Caserta, il comando dell'armata C tedesca, che era già in accordo di pace da un paio di giorni con il comando Alleato in Italia, sperava in una vittoria per poter ottenere migliori condizioni per la rinuncia. Gli eventi a Fornovo di Taro impedirono tuttavia l'esecuzione di questi piani sia a causa delle numerose perdite che per il ritardo causato e, insieme alle notizie della morte di Hitler e della presa finale di Berlino da parte delle forze dell'Armata Rossa, non lasciarono al comando tedesco altra opzione se non quella di accettare la rapida consegna delle loro truppe in Italia. Alla fine della sua marcia, la FEB arrivò anche a Torino e il 2 maggio 1945 alla città di Susa, per poi unirsi alle truppe francesi sul confine franco-italiano.

imagesIl 6 giugno 1945, il Ministero della Guerra del Brasile ordinò che le unità della FEB ancora in Italia si subordinassero al comandante della prima regione militare (1ª RM), situata nella città di Rio de Janeiro: in ultima analisi, questo significava lo scioglimento del contingente. Nonostante la sua smobilitazione rapida, il ritorno della FEB dopo la fine della guerra contro il fascismo ha precipitato la caduta di Getúlio Vargas e la fine dello Stato Nuovo in Brasile.
Le perdite
In questa campagna il Brasile perdette in combattimento circa quattrocentocinquanta soldati e tredici ufficiali, oltre ad otto ufficiali-piloti della Forza Aerea Brasiliana (FAB). Vi furono inoltre circa duemila morti dovuti a lesioni da combattimenti e più di dodicimila dispensati per ferite, mutilazioni o altre cause. Considerando sostituzioni e turni, dei venticinquemila uomini inviati più di ventiduemila hanno partecipato alle azioni. Quindi, compresi morti e invalidi, la FEB ha avuto una media di 1,7 uomini per ogni posto di combattimento, un grado apprezzabile se paragonato ad altre divisioni in condizioni analoghe. Alla fine della campagna, la FEB aveva catturato più di ventimila soldati nemici, quattordicimilasettecentosettantanove solo a Fornovo di Taro, ottanta cannoni, millecinquecento autovetture e quattromila cavalli.

800px-Pracinhas-CCBYI brasiliani caduti nella campagna d'Italia furono sepolti a Pistoia, in località San Rocco. Nel 1960 vennero trasferiti in Brasile, ed ora giacciono nel monumento che fu eretto nell'Aterro do Flamengo, zona sud della città di Rio de Janeiro, in onore e ricordo del loro sacrificio. Cinque anni dopo, a Pistoia, nello stesso luogo ove si trovava il cimitero, si iniziò la costruzione (durata fino al 1967) di un monumento votivo. Durante i lavori venne ritrovato un ultimo corpo che non fu possibile identificare: si decise così di lasciarlo nel sacrario stesso come milite ignoto.

Bene, questa è la storia di un Paese pacifico, che cercando la comprensione tra le Nazioni, fu costretto a entrare in guerra dopo essere stata attaccata dall'asse. Furono 239 giorni di combattimenti, in cui la FEB perse 463 uomini, ma il loro sacrificio non fu invano!

Spero più avanti di approfondire questo argomento, perché lo trovo molto interessante sotto vari aspetti, ed è giusto che gli italiani sappiano che la loro libertà di oggi è dovuta anche grazie a uomini come questi.



















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Qui in Brasile siamo in periodo di elezioni. Infatti il prossimo 3 ottobre si svolgeranno le elezioni politiche 2010 dove più di 130 milioni di elettori dovranno scegliere il nuovo Presidente della Repubblica, ma anche il Governatore del proprio Stato e i rappresentanti della popolazione nelle Assemblee Legislative, nella Camera dei Deputati, nel Senato Federale e, per la prima volta, nel Parlamento MERCOSUR (Mercato Comune dell’America del Sud).

Una cosa che mi lascia sempre quasi stupefatto è il metodo di voto qui in Brasile. In Italia, settima potenza economica mondiale e undicesimo stato del mondo nella classificazione dell'hard power, membro del G7, G8 e G20 (ma quante G ci sono?), si vota ancora usando una matita (nemmeno una BIC, ma proprio una matita) mettendo una semplice croce su un pezzo di carta. Scommetto che per contare i voti vengono usati dei pallottolieri, visto che in questo campo siamo ancora alla preistoria!

In Brasile invece, Paese povero, in alcuni casi da terzo mondo, dove non esistono le strutture come in Europa, si usa la urna eletrônica, cioè una specie di mini-computer dove la scelta del candidato o del Partito viene fatta con una semplice tastiera. Questa macchina, sviluppata nel 1996 dalla società brasiliana Omnitech, dispone di un piccolo monitor, ha una memoria interna 32 MB e una esterna su Flash-Card. Inoltre c’è la possibilità di stampare il proprio voto e di accedere tramite una interfaccia biometrica!

E noi siamo ancora con la carta e la matita!

Cosa poter dire? Che il Brasile è il Paese dei Paradossi. in alcune cose è ancora nel Medioevo (e non sto esagerando) ma in altre è già nel futuro, molto, ma molto più avanti di noi. In questo caso non si può fare altro che complimentarsi con chi ha ideato e creato questa macchina, e complimentarsi ovviamente col Brasile per aver introdotto questo sistema quasi avverinistico nel proprio Paese.

Bravi!
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lunedì 13 settembre 2010


Io non sono un grande fan della Rede Globo, perché la maggior parte delle sue programmazioni sono novelas, ma alcune cose riescono a farle molte bene. Una di queste è il Jornal Nacional, in pratica il Telegiornale nazionale, dove le notizie vengono sempre descritte in modo chiaro e semplice. A mio avviso l’unica pecca che possiamo riscontare è che, in proporzione, ci sono poche notizie del mondo “esterno”, ma questo poco interesse di quello che succede al di fuori del Brasile sembra che sia una caratteristica proprio dei brasiliani (è solo una mia idea).

E in questo periodo di elezioni i manager della Rede Globo hanno avuto la brillante idea di visitare e conoscere tutti I 27 stati che compongono la República Federativa do Brasil. E come riuscire a percorrere tutte quelle migliaia di chilometri tra uno Stato e l’altro? Certamente non con un autobus, dato che ci vorrebbe tantissimo tempo solo per andare da una città a un’altra. Ecco quindi che hanno inventato il JN no Ar, cioè il Jornal Nacional usando un aereoplano, per la precisione un Falcon 2000 (per la verità gli aerei sono due, uno più piccolo per atterrare in quei posti dove non ci sono piste adeguate).

Questa idea io la trovo bellissima e permette a me, ma anche a molti brasiliani, di conoscere cose di questo Paese che nemmeno immaginavo. Ad esempio non sapevo che in moltissime città, specialmente non Nord del Brasile, non esiste nemmeno la rede de esgoto (le fognature) o che il tasso di analfabetismo è ancora molto elevato. Per non parlare di salute pubblica o altre istituzioni importanti.

A bordo di questo areoplano, il giornalista Ernesto Paglia, insieme a una equipe di otto persone, sta viaggiando in tutto il Paese per sapere cosa la popolazione pensa dello Stato in cui vive. A tutt’oggi ha già percorso più di 20.000 km, e sono appena a metà del percorso! Questo sta anche a dimostrare le dimensioni di questo Paese, che per conoscerlo bene occorre molto tempo. Infatti io sto iniziando a capire qualcosa dopo un anno di permanenza in Brasile, ma sono appena all’inizio. Penso che avrò ancora tantissime cose da impararare e, ovviamente, da raccontare.

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lunedì 6 settembre 2010


Tempo fa, parlando della Sanità in Brasile, una mia amica ha fatto una considerazione molto semplice e ovvia, ma che per qualche strano motivo io non riuscivo nemmeno a immaginarla. Rispondendo a un mio post lei ha detto che il Brasile è una Nazione in via di sviluppo e che non posso pretendere di avere le stesse cose di un Paese sviluppato come l’Italia.

Questo, oltre ad essere giustissimo e pertinente, mi ha fatto pensare una cosa così ovvia che quasi mi sono sorpreso a pensarla: il Brasile è un Paese giovane, sta nascendo ora, si sta sviluppando e crescendo giorno per giorno. E’ come se fosse un immenso cantiere dove si stia costruendo di tutto, dalle strade alle case, dalle Leggi alle Istituzioni. Quindi è ovvio che non posso avere le stesse cose che ci sono in Europa o in altri Paesi più evoluti e più vecchi. E questo è un bene, perché io ho deciso di passare il resto della mia vita qui, quindi devo solo avere pazienza. Alla fine le cose andranno meglio per tutti, me compreso.

Non è un sogno o un desiderio ancestrale. E’ l’evoluzione! Io non lo posso dire personalmente perché non vivevo qua ma sono sicuro che il Brasile di 10 anni fa era peggiore di adesso, quindi tra 10 anni sarà ancora migliore di come è oggi. E 10 anni, considerando lo sviluppo e l’evoluzione di una Nazione, non sono niente.

E’ ovvio, qui i problemi ci sono, e molti. E non mi stancherò mai di farli notare. Però non significa che ci saranno per sempre. Come ho detto devo solo avere pazienza. Già in un anno ho avuto più cose di molti brasiliani che vivono qui da sempre, quindi se continua ad andare avanti di questo passo le cose per me possono solo migliorare (almeno così spero!).

Quindi io ringrazio tutti quelli che mi scrivono perché è grazie a tutti voi che io inizio a capire il vostro Paese.

Un abbraccio di cuore a tutti voi!
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