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mercoledì 7 aprile 2010

Lavoro, lavoro e ancora lavoro!


In un mio precedente post parlavo del lavoro in Brasile, o più precisamente del concetto di lavoro in Brasile.. Proprio oggi ho visto una cosa che penso che renda molto bene questo concetto del lavoro dei brasiliani.

Come saprete a Rio de Janeiro c’è stata così tanta pioggia che praticamente tutta la città è rimasta allagata. Inoltre sempre a causa della pioggia ci sono state molte frane nei morros (colline) di Rio distruggendo molte case causando così molti morti e feriti (nel momento in cui scrivo ci sono già 98 morti). Una vera tragedia, ma che forse in qualche modo si poteva evitare. Ma non è di questo che voglio parlare.

Proprio oggi, nel telegiornale di Rede Globo, hanno fatto vedere scene molto drammatiche dovute a questa tragedia, tra cui alcune interviste agli abitanti sui disagi che questa alluvione (perché è questo quello che è successo) ha creato.

Una di queste interviste è stata fatta ad alcune persone che, sebbene fossero le 4 del mattino, erano in attesa del autobus per tornare a casa dopo una giornata di lavoro. La cosa che mi ha lasciato a dir poco perplesso è che la maggior parte di quelle persone abitavano fuori di Rio, e venivano in città solo per lavorare. Quindi loro a quella ora del mattino stavano aspettando l’autobus per tornare a casa ma non avevano nemmeno il tempo per riposarsi un po’, perché appena arrivati dovevano riprendere l’autobus per ritornare a Rio de Janeiro per lavorare, perché in ogni caso non si può perdere un giorno di lavoro, per qualunque motivo sia.

Questa cosa rende molto bene l’idea di cosa voglia dire lavorare qui.

Quando io lavoravo in Italia a volte, in inverno, succedeva che nevicasse. Non avendo gomme da neve e non potendo montare le catene perché la neve era poca diventava un problema andare a lavorare, perché il luogo di lavoro era sempre fuori città e purtroppo non c’era un servizio efficiente di autobus come invece c’è qui. Quindi cosa succedeva? Nulla di particolare: telefonavo alla mia ditta dicendo che, a causa della neve, sarei andato a lavorare in ritardo o addirittura quel giorno non sarei andato.

Tutti i miei datori di lavoro non mi hanno mai lasciato a casa quando facevo questo (anche se per fortuna queste cose succedevano molto di rado). E questo perché? Perché i miei datori di lavoro capivano il mio problema. Loro sapevano che con la neve diventava un grande problema per tutti, anche per loro, andare a lavorare. Quindi forse non facevano salti di gioia ma capivano che se ritardavo di qualche ora o non andavo a lavorare era proprio perché non c’era la possibilità di fare diversamente.

Nessuno che io conosca ha mai perso un lavoro per motivi come questi e in ogni caso si aveva diritto a un certo numero di ore di permessi che potevo usare durante l’anno in caso di necessità.

Qui invece come vedete, anche in caso di una alluvione non si può perdere un giorno di lavoro.

E questo perché? Perché c’è così tanta gente che ha bisogno di lavorare che se il tuo capo ti lascia a casa oggi è sicuro che domani avrà perlomeno cento persone che vogliono prendere il tuo posto.

Io capisco che questo sia un motivo per agire in questo modo ma quando vedo o sento queste cose non posso fare a meno di immaginare al classico schiavetto negro costretto a lavorare e faticare tutti i giorni per un tozzo di pane.

Forse esagero, ma è quello che abbino quando chiudo gli occhi e penso al lavoro in Brasile.

So benissimo che in Italia le cose vanno molto male e che, specialmente con gli extracomunitari, molti datori di lavoro sono peggio degli schiavisti che c’erano qui in passato, ma non riesco a togliere dalla mente questa mia associazione: lavoro=schiavitù.

Ma devo trovare il giusto compromesso se voglio vivere qui, altrimenti la mia vita sarà un inferno.

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2 commenti:

  1. Ciao Franco,
    Come va il mio amico italiano in Brasile?
    Mi piace leggere i tuoi articoli, fa pensare tantissimo.
    Sono andata in Brasile settimana scorsa, un viaggio veloce, giusto per rivedere la famiglia e mi ha colpito tutto questo che hai descritto.
    Sai, quando viviamo li dalla nascita, senza vedere niente altro, sembra tutto normale.
    Invece questa volta ho visto cose che prima non riuscivo a capire bene, o forse si, non so. Sono tornata diversa. Non so se un giorno tornerò a vivere in Brasile, ma per ora sono molta contenta della mia vita in Toscana.

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  2. Querida Barbara,
    è sempre un piacere vederti qui.
    Segueo sempre il tuo blog e, se mi permetti, mi sei piaciuta subito perchè sei molto obiettiva in quello che scrivi e sei una delle poche persone brasiliane che sanno apprezzare quello che c'è di buono in Italia, poco o tanto che sia.
    Io sto cercando di fare la stessa qui e se a volte mi arrabbio è proprio perchè ho a cuore questo paese.
    Voi brasiliani siete un popolo straordinario e con un cuore così grande che mai ho visto. Ma nello stesso tempo siete, se mi permettete, un popolo bobo perchè accettate tutto quello che vi viene dato pur sapendo che è sbagliato.
    Ma come diceva il grande Confucio: "sapere sia di sapere una cosa, sia di non saperla: questa è conoscenza".
    Quindi già sapere che quella determinata cosa è sbagliata è un inizio.
    Um abraço.

    P.S. Nossa, abitando in Toscana hai modo di conoscere personalmente Tony Ramos, Mariana Ximenes e gli altri attori della nuova novela della Globo. Que sorte!

    PP.SS Estou virando brasileiro? rsrs

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