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domenica 28 marzo 2010


Dopo una lettera di un illustre personaggio brasiliano è la volta di pubblicare una lettera scritta da una autorevole persona italiana, per la precisione di Pier Luigi Celli, direttore generale della Libera Università internazionale degli studi sociali, Luiss Guido Carli.

Anche in questo caso non farò commenti, anche se può essere uno spunto per tante discussioni.

“Figlio mio, stai per finire la tua Università; sei stato bravo. Non ho rimproveri da farti. Finisci in tempo e bene: molto più di quello che tua madre e io ci aspettassimo. È per questo che ti parlo con amarezza, pensando a quello che ora ti aspetta. Questo Paese, il tuo Paese, non è più un posto in cui sia possibile stare con orgoglio.

Puoi solo immaginare la sofferenza con cui ti dico queste cose e la preoccupazione per un futuro che finirà con lo spezzare le dolci consuetudini del nostro vivere uniti, come è avvenuto per tutti questi lunghi anni. Ma non posso, onestamente, nascondere quello che ho lungamente meditato. Ti conosco abbastanza per sapere quanto sia forte il tuo senso di giustizia, la voglia di arrivare ai risultati, il sentimento degli amici da tenere insieme, buoni e meno buoni che siano. E, ancora, l'idea che lo studio duro sia la sola strada per renderti credibile e affidabile nel lavoro che incontrerai. 
 
Ecco, guardati attorno. Quello che puoi vedere è che tutto questo ha sempre meno valore in una Società divisa, rissosa, fortemente individualista, pronta a svendere i minimi valori di solidarietà e di onestà, in cambio di un riconoscimento degli interessi personali, di prebende discutibili; di carriere feroci fatte su meriti inesistenti. A meno che non sia un merito l'affiliazione, politica, di clan, familistica: poco fa la differenza. 
 
Questo è un Paese in cui, se ti va bene, comincerai guadagnando un decimo di un portaborse qualunque; un centesimo di una velina o di un tronista; forse poco più di un millesimo di un grande manager che ha all'attivo disavventure e fallimenti che non pagherà mai. E' anche un Paese in cui, per viaggiare, devi augurarti che l'Alitalia non si metta in testa di fare l'azienda seria chiedendo ai suoi dipendenti il rispetto dell'orario, perché allora ti potrebbe capitare di vederti annullare ogni volo per giorni interi, passando il tuo tempo in attesa di una informazione (o di una scusa) che non arriverà. E d'altra parte, come potrebbe essere diversamente, se questo è l'unico Paese in cui una compagnia aerea di Stato, tecnicamente fallita per non aver saputo stare sul mercato, è stata privatizzata regalandole il Monopolio, e così costringendo i suoi vertici alla paralisi di fronte a dipendenti che non crederanno mai più di essere a rischio.

Credimi, se ti guardi intorno e se giri un po', non troverai molte ragioni per rincuorarti. Incapperai nei destini gloriosi di chi, avendo fatto magari il taxista, si vede premiato - per ragioni intuibili - con un Consiglio di Amministrazione, o non sapendo nulla di elettricità, gas ed energie varie, accede imperterrito al vertice di una Multiutility. Non varrà nulla avere la fedina immacolata, se ci sono ragioni sufficienti che lavorano su altri terreni, in grado di spingerti a incarichi delicati, magari critici per i destini industriali del Paese. Questo è un Paese in cui nessuno sembra destinato a pagare per gli errori fatti; figurarsi se si vorrà tirare indietro pensando che non gli tocchi un posto superiore, una volta officiato, per raccomandazione, a qualsiasi incarico. Potrei continuare all'infinito, annoiandoti e deprimendomi. 
 
Per questo, col cuore che soffre più che mai, il mio consiglio è che tu, finiti i tuoi studi, prenda la strada dell'estero. Scegli di andare dove ha ancora un valore la lealtà, il rispetto, il riconoscimento del merito e dei risultati. Probabilmente non sarà tutto oro, questo no. Capiterà anche che, spesso, ti prenderà la nostalgia del tuo Paese e, mi auguro, anche dei tuoi vecchi. E tu cercherai di venirci a patti, per fare quello per cui ti sei preparato per anni. 
 
Dammi retta, questo è un Paese che non ti merita. Avremmo voluto che fosse diverso e abbiamo fallito. Anche noi. Tu hai diritto di vivere diversamente, senza chiederti, ad esempio, se quello che dici o scrivi può disturbare qualcuno di questi mediocri che contano, col rischio di essere messo nel mirino, magari subdolamente, e trovarti emarginato senza capire perché.

Adesso che ti ho detto quanto avrei voluto evitare con tutte le mie forze, io lo so, lo prevedo, quello che vorresti rispondermi. Ti conosco e ti voglio bene anche per questo. Mi dirai che è tutto vero, che le cose stanno proprio così, che anche a te fanno schifo, ma che tu, proprio per questo, non gliela darai vinta. Tutto qui. E non so, credimi, se preoccuparmi di più per questa tua ostinazione, o rallegrarmi per aver trovato il modo di non deludermi, assecondando le mie amarezze. 
 
Preparati comunque a soffrire.
Con affetto,
tuo padre “

L'autore è stato direttore generale della Rai. Attualmente è direttore generale della Libera Università internazionale degli studi sociali, Luiss Guido Carli.

(Tratto da La Repubblica del 30 novembre 2009)

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sabato 27 marzo 2010


Un consiglio, forse il più importante, per chi decide di venire a vivere in Brasile è di: NON DIPENDERE FINANZIARIAMENTE DAL BRASILE.

Cosa voglio dire con questo?

Voglio dire che venire a vivere in Brasile, cercando un lavoro qui e di conseguenza avere uno stipendio brasiliano è forse la cosa peggiore da fare, perché qui gli stipendi sono molto bassi e il metodo di lavorare, possiamo dire la concezione che il datore di lavoro ha verso il lavoratore è diversa dall’Italia. Quindi un europeo che venisse qui per fare un lavoro semplice come il commesso o l’operaio si troverebbe in una situazione molto difficile, a cui farebbe molta fatica ad accettare.

Dico questo per esperienza personale perché io sto facendo qualche piccolo lavoro qui aspettando i miei documenti e nello stesso tempo sto guardando e cercando altri lavori più seri, magari in qualche grande azienda dei dintorni, e vi assicuro che sto facendo moltissima fatica per accettare molte cose. 

Ho già parlato di questo nel mio precedente post Schiavi moderni, ma vedrò di fare qualche esempio:

Donizete lavora come portiere notturno in un piccolo albergo della città. Lui esce di casa dopo aver cenato e torna nel tardi mattinata. A volte succede che qualche cliente non voglia pagare il conto (non è certamente un albergo a 5 stelle), allora è suo dovere fare in modo, con le buone o con le cattive maniere, di far ragionare il cliente e ottenere il pagamento della camera, perché nel caso non lo facesse dovrebbe mettere lui di propria tasca i soldi che mancano. Già è successo che qualcuno abbia tirato fuori un coltello o che la polizia, pur vedendo due persone litigare, non ha fatto niente. Lui guadagna 616 R$ al mese.

Izais fa un lavoro simile. Lui lavora in una clinica privata come vigilante e anche come portiere, sempre di notte. E’ già successo diverse volte che la persona che fa il turno di giorno fosse malata o con un impegno, allora lui è stato costretto a coprire anche l’altro turno, lavorando senza sosta per più di 15 ore. Se gli chiedete “ma perché non dici di no al tuo capo?” lui tranquillamente risponde che non si può dire di no al proprio capo, in nessun caso, perché se dici di no una volta il tuo capo alla prima occasione ti lascia a casa e trova un’altra persona per lavorare al posto tuo. Izaias lavorando di notte guadagna 730 R$ al mese. Quel mese che fa tantissime ore extra riesce a prendere a 900 R$ (ma con 12/15 ore al giorno di lavoro).

Mario è italiano e vive a Sao Paulo con  sua moglie brasiliana. Lui lavora per il fratello di lei analizzando conti correnti e buste paga per alcune società finanziarie. A volte succede che deve fare alcune commissioni e allora avvisa il suo “capo”: “Guarda che domani posso lavorare solo al pomeriggio – gli dice- perché al mattino devo accompagnare mia moglie a fare un esame dal medico e poi ne approfitto e vado a fare un po’ di spesa”. Suo cognato allora si arrabbia con lui dicendo che ha un “compromisso”, cioè un impegno da mantenere e che non può lasciare il suo lavoro. “Ma guarda che non vado a passeggio –risponde Mario – vado a portare tua sorella dal medico e a comprare da mangiare!”. Non importa. Il lavoro è la cosa più importante. Manda tua moglie da sola oppure trova un giorno meno lavoro. Questo è più o meno quello che succede a Mario lavorando per suo cognato, e pensate che la moglie sia d’accordo col marito? No! Sua moglie da ragione a suo fratello perché qui in Brasile il lavoro e il guadagno è la cosa più importante in assoluto e, come ho detto, in nessun caso puoi dire di no al tuo capo, sia che sia uno della tua famiglia!

Questo atteggiamento della moglie di Mario non è dovuto alla cattiveria o alla ignoranza di lei, ma al fatto che per i brasiliani è naturale pensare a questo. Per loro è naturale pensare prima al lavoro e poi al resto. Per loro è logico e naturale dire sempre sì al proprio datore di lavoro, perché, effettivamente, c’è una fila lunghissima di persone che vogliono prendere il tuo posto anche per meno. Forse questo loro atteggiamento è dovuto a tutti gli anni di schiavitù che hanno avuto nel passato. Non so, è solo una mia idea, però questa cosa di dire sempre sì al proprio capo mi fa pensare a questo.

Sempre rimanendo nel capo lavorativo, e per dare una idea degli stipendi qui in Brasile, posso informarvi che, per esempio, un commesso di negozio guadagna un salario minimo, cioè 510 R$ al mese, più una provvigione su quello che vende. Un tecnico radiologo, lavorando 8 ore al giorno con pochissime (o quasi nulle) protezioni contro le radiazioni guadagna dai 700 ai 900 R$. Un tecnico di informatica (anche se come termine è un po’ generico) guadagna dai 700 ai 1.200 R$ al mese. E’ ovvio che ci sono professioni che guadagnano bene. Esempio , restando in ambito informatico, un programmatore Java prende più di 3.000 R$, mentre un Webmaster supera i 4.000 R$ mensili. Forse qui il grande vantaggio è chi ha studiato guadagna di più, cosa che in Italia non succede, quindi chi ha una laurea o un diploma importante qui ha certamente più possibilità di trovar lavoro che in Italia, e con uno stipendio migliore. Ma per chi non ha titoli di studio è meglio di pensarci bene prima di mollare tutto e venire qui. 

Altra cosa importantissima è venire qui con tanti soldi, o perlomeno abbastanza.

Non fate prestiti in Brasile, hanno dei tassi di interesse a dir poco assurdi!

Farò alcuni esempi: immaginiamo che voglio comprare una lavatrice. In Italia con la Findomestic, tanto per citare una finanziaria, se chiedo un prestito di 1.000 euro io posso pagare fino a 24 rate con un importo di 48.00 euro al mese. E’ un TAEG del 9.65%. Alla fine dei due anni avrò pagato 1.152 euro, cioè 152 euro in più, cioè il 15.20% in più del valore iniziale. In Brasile, se vado da Casas Bahias, la maggior catena di negozi di articoli per la casa, io posso comprare una lavatrice per 999.00 R$, pagando anch’essa in 24 rate, ma con una rata mensile di 74.47 R$, che significa un tasso di interesse del 39.46 all’anno! Alla fine dei due anni io avrò pagato quella lavatrice 1787.28 R$, cioè 788.28 R$ in più, cioè il 78.91% del valore iniziale! E’ vero che qui potete pagare molte cose a tasso zero, ma solo fino a 10 rate. Se per ipotesi volete pagare in più volte in modo da avere una rata minore qui vi uccido con gli interessi. Per avere una idea, in Italia, la Carta Aura, che è tra le peggiori carte revolving che ci siano, ha un tasso di interesse del 21.56%. Tantissimo, ma molto meno di quanto avviene qui.

Ma non contento di questo ho voluto fare una ricerca e ho provato a chiedere un prestito personale a una banca brasiliana, precisamente alla Bradesco, molto famosa qui. Chiedendo un prestito di 20.000 R$, immaginiamo per comprare un’auto nuova, posso pagare 1.252,39 R$ al mese per 36 mesi, il che significa che alla fine dei 3 anni quella automobile mi sarà costata la bellezza di 45.086,04 R$, cioè 25.086,04 R$ in più, cioè mi costano di più gli interessi che la macchina. Il CEAT, che corrisponde più o meno al nostro TAEG, è del 88,13 all’anno, il 5,39 mensile! Se cambio banca la situazione non conta. Con la Nossa Caixa è pressoché uguale: chiedendo lo stesso importo devo pagare 36 rate di 1.272,48 R$, il CEAT è del 87.77% annuo o se preferite il 5,39 mensile! Sapete quanto è il TAEG di una banca italiana, esempio il Monte dei Paschi di Siena? 15,06%!! Facendo un finanziamento di 20.000 euro io pago 806,56 euro al mese per 36 mesi. Finito i tre anni quella auto mi sarà costata solo 9.036 euro in più, cioè 29.036 euro invece di 20.000. 

Una bella differenza vero?

Quindi torno a dire: meditate gente, meditate!


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venerdì 19 marzo 2010


Spulciando nei vari blog ho trovato per caso questa lettera scritta da Frei Betto  per un bambino brasiliano.

Per chi non lo sapesse Frei Betto (il cui vero nome è Carlos Alberto Libânio Christo) è un teologo, uno scrittore e un politico brasiliano.

Non farò nessun commento su quanto è scritto in questa lettera. Sta a voi pensare quello che è giusto.

Insegna a tuo figlio che il Brasile può farcela, e che deve crescere felice di essere brasiliano. Vi sono in questo paese giudici giusti, benché questa verità possa suonare sgradevole. Giudici che, come mio padre, non hanno mai dato lavoro ai familiari, pur avendo figli avvocati, che mai hanno sfruttato il proprio incarico per ottenere un favore e che, imparziali, hanno dato causa vinta anche ai poveri, contestando ricchi padroni o aziende che si sono viste obbligate a riconoscere che, per certi uomini, l’onore non è un bene negoziabile
 
Insegna a tuo figlio che in questo Paese vi sono politici integri, amministratori competenti, autorità meritevoli che non si lasciano corrompere, che non nascondono le infamie sotto il tappeto, che non hanno paura di risultare sgraditi agli amici o di deludere i potenti, che hanno il coraggio di pensare con la propria testa e di tutelare più l'onore che la vita.

Insegna a tuo figlio che non avere talento sportivo o viso e corpo da top-model, che sentirsi brutti a confronto dei vigenti canoni di bellezza, non è motivo per perdere l'autostima. La felicità non si compra né è un trofeo che si conquista vincendo la concorrenza; è intessuta di valori e virtù, e disegna, nella nostra esistenza, quel senso per il quale vale la pena vivere e morire. 
 
Insegna a tuo figlio che il Brasile ha dimensioni continentali e le terre più fertili del pianeta. Non è quindi giustificabile tanta terra senza gente e tanta gente senza terra. Così come la liberazione degli schiavi ha tardato, ma è arrivata, anche la riforma agraria avrà il suo momento. E auguriamoci che sulla sua strada scorra poco sangue.
Sappia tuo figlio che i senza terra che occupano aree incolte, indebitamente accaparrate dai latifondisti o abbandonate sono, oggi, chiamati "banditi", come un tempo la condanna aveva colpito Gandhi, seduto sui binari delle ferrovie inglesi, e su Luther King che occupava le scuole proibite ai negri.

Insegna a tuo figlio che pionieri e profeti, da Gesù a Tiradentes, da San Francesco d'Assisi a Nelson Mandela, sono stati invariabilmente trattati, dalle élite del loro tempo, da sovversivi, malfattori, visionari.
Insegna a tuo figlio che il Brasile è un paese lavoratore e creativo. Milioni di brasiliani si alzano presto ogni mattina, mangiano al di sotto dei loro fabbisogni e consumano la maggior parte della loro vita sul lavoro, in cambio di uno stipendio che non gli garantisce nemmeno l'accesso ad una casa propria. E tuttavia questa gente è incapace di rubare una matita dall'ufficio, un mattone dal cantiere, un attrezzo dalla fabbrica. Ed è orgogliosa di non cadere in basso, dove allo stesso livello si ritrovano i banditi dai colletti bianchi ed i piccoli malviventi. É gente fatta della stessa materia prima di quei netturbini di Vitória che consegnarono alla polizia dei sacchi pieni di denaro, che rapinatori di banca avevano nascosto in un secchio.

Insegna a tuo figlio ad evitare la corsia preferenziale di questa società neoliberista che cerca di inculcarci che essere consumatore è più importante che essere cittadino, che incensa chi dilapida fortune, che esalta più l'estetica che l'etica. Convincilo che la felicità non è il risultato della somma di piaceri, e che la via spirituale è un tesoro che si custodisce nel profondo del cuore - chi riesce ad aprirlo godrà di allegrie indescrivibili.

Sappia tuo figlio che il Brasile è la terra degli indios che non si sono piegati al giogo dei portoghesi, e di Zumbi, Angelim e Frei Caneca, di Joana Angélica e Anita Garibaldi, dom Helder Câmara e Chico Mendes.

Insegna a tuo figlio che non deve per forza essere d'accordo con il disordine stabilito e che sarà felice se si unirà a coloro che lottano per trasformazioni sociali che rendono questo paese libero e giusto. Trasmetterà allora a tuo nipote l'eredità della tua saggezza.

Insegna a tuo figlio a votare secondo coscienza, e a non avere mai disgusto della politica, in quanto chi agisce così è governato da chi non ne ha, e se la maggioranza dovesse provarlo, sarà la fine della democrazia. Che il tuo voto ed il suo siano in favore della giustizia sociale e dei diritti dei brasiliani immeritatamente così poveri e esclusi, per motivi politici, dai doni della vita.

Insegna a tuo figlio che ad una persona bastano pane, vino e un grande amore. Coltiva in lui i desideri dello spirito, il rispetto verso i più anziani, l’amore per la natura, la difesa dei più fragili.

Sappia tuo figlio ascoltare il silenzio, rispettare le espressioni di vita e lasciarsi amare dal Dio che lo abita.”

Frei Betto
*Da “IL BLOG DI BEPPE GRILLO” del 4 dicembre 2005

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mercoledì 17 marzo 2010


Una notizia di questi giorni che mi ha reso triste è sapere che gli italiani hanno cambiato abitudini alimentari. Secondo una ricerca fatta dalla Università Cattolica di Roma gli italiani stanno diventando un popolo di obesi, e questo è dovuto sia alla scarsissima attività fisica degli italiani in genere (siamo un popolo molto pigro), ma anche alle nuove cattive abitudini alimentari. Sembra che la tanto decantata dieta mediterranea sia ormai solo un ricordo, dato che gli italiani hanno aumentato notevolmente l’uso di carni rosse, di dolci e di snack salati. Per maggiori dettagli leggete qui:


Questo mi rende triste perché una cosa che mi ha sempre reso orgoglioso di essere italiano è proprio la nostra cucina, e non solo intesa come ricette gastronomiche ma proprio come abitudine alimentare. E’ risaputo in tutto il mondo che la dieta mediterranea è la più salutare di tutte, che è la migliore per vincere i problemi cardiovascolari, è tra le più bilanciate in assoluto perché comprende proteine nobili date dalle carni bianche e di pesce, vitamine e sali minerali dovuti dalla frutta e dalla verdura e l’uso coscienzioso di grassi grazie all’olio di oliva.

Eppure sembra che le cose stiano cambiando, e questo è un vero peccato. Io non conosco i motivi di questo cambiamento, anche perché in Italia siamo molto tradizionalisti in ambito alimentare e non c’è questa grande passione per la comida americana, per esempio, che non è certo tra le migliori dal punto di vista dietetico. Infatti noi italiani preferiamo di gran lunga un kebab che un Big Mac®. Eppure sembra che questa fantastica dieta bilanciata sia solo un ricordo. Forse è dovuto al caro prezzo della frutta e della verdura che ha avuto in questi anni. Boh, vai a sapere.

Qui tutto sommato si mangia bene, visto che il piatto principale è arroz e feijão, quindi una combinazione perfetta di carboidrati e proteine: http://saude.abril.com.br/edicoes/0294/nutricao/conteudo_266006.shtml

Se poi aggiungiamo che è abitudine mangiare insieme anche una insalata possiamo dire che abbiamo raggiunto il massimo equilibrio alimentare (magari con una frutta come sobremesa). E’ anche vero che qui si mangia moltissima carne. Ho una coppia di amici che abitano in un sitio e solo loro due mangiano un chilo di carne al giorno! Inoltre in alcune lanchonete locali è facile trovare, come piatto del giorno, hamburger con uovo fritto e patatine! Certamente un piatto gustoso ma dal punto di vista della salute… 

Però torno a dire che la classica comida brasiliana è molto valida dal punto di vista dietetico. E’ vero che moltissimi brasiliani hanno la pancia (scusatemi ma è così) però penso che sia dovuto al fatto che i brasiliani mangiano tantissimo, certamente più di un piemontese come me!

Che sia la volta della dieta carioca invece di quella mediterranea? 


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lunedì 15 marzo 2010


Per noi è una prassi comune ricevere lo scontrino dopo aver fatto qualunque acquisto, anche il più insignificante. Ricordo che a volte, dimenticandomi di prendere la ricevuta fiscale, quella povera cassiera mi correva dietro con lo scontrino in mano gridando: “Signore, lo scontrino!” Noi italiani siamo abituati a chiedere la ricevuta quando compriamo qualcosa, sia che sia un cespo di insalata al mercato che una TV da 42”.

Qui in Brasile è esattamente il contrario: secondo una ricerca fatta dalla CfK, una società internazionale di ricerche di mercato, solo il 44% dei brasiliani chiede lo scontrino quando fa gli acquisti. Inoltre qui è molto facile che lo stesso esercente no faccia lo scontrino. E’ ovvio che se vado alla Carrefour a fare la spesa mi danno la ricevuta fiscale, ma se vado al piccolo supermercato qui all’angolo state pur certi che dopo aver pagato non avrete niente in mano, così come quando vado al bar a bere qualcosa, o dal parrucchiere a tagliarmi i capelli o qualunque altra attività commerciale. E’ ovvio che in questo modo chi ci guadagna è l’esercente, perché non avendo nessun documento fiscale può dichiarare, ammesso che lo dichiari, qualunque cifra.

Per questo motivo lo Stato di Sao Paulo ha inventato la Nota Fiscal Paulista. E’ una cosa molto semplice: ogni volta che si fa un acquisto bisogna chiedere di “collocar il CPF na nota” (il CPF è un documento molto importante qui in Brasile, tipo il nostro Codice Fiscale). Perché fare questo? Perché in questo modo il consumatore ha una piccola percentuale sull’imposta che paga il commerciante. Cercherò di spiegarmi meglio: il commerciante quando acquista qualcosa paga una tassa, il ICMS, più o meno simile alla nostra IVA, che varia dal 7 al 12%. Una parte di questa tassa (non so dire la percentuale esatta ma arriva fino al 30%) viene devoluta all’acquirente che ha comprato quel articolo. Quindi se io compro qualcosa e dico di mettere il mio CPF alla fine avrò qualche soldino in tasca! Poca cosa, molto poca. E’ una percentuale su una percentuale. Però in questo modo sono incentivato a chiedere lo scontrino.

Ma torno a dire una cosa: questa iniziativa dello Stato di Sao Paulo è nata sia per combattere l’enorme evasione fiscale di questo Paese, ma anche per abituare i brasiliani a chiedere lo scontrino. E’ uno strano Paese questo. I brasiliani sanno che i commercianti rubano molto non dichiarando quello che vendono, ma non fanno nulla per combattere questa truffa quotidiana. Ma qui è normale questo. Pensate una cosa: ho una amica che vende vestiti. Avrà un negozio, penserete voi. No. Nel garage di casa sua invece di mettere la macchina a messo qualche scaffale con dei vestiti nuovi e usati, un tavolino, una sedia, qualche piccolo complemento e vende la sua mercanzia. Ovviamente senza licenza. Ovviamente senza dichiarare niente. Perché qui è così. Non solo: siccome vendeva poco suo fratello decise di aiutarla facendo in casa prodotti di pulizia (sì, avete capito bene: in casa lui faceva detergenti, disinfettanti e altri prodotti simili) per poi venderli nella loja di sua sorella. E’ servito qualche permesso per produrre prodotti chimici in casa? Certamente no. Posso vendere vestiti e prodotti chimici nello stesso tempo? Qui sì. E se le cose non andavano ancora bene non era un problema. Avrebbe smesso di vendere vestiti e avrebbe venduto caramelle e dolci confezionati! Proprio così.Tu puoi partire oggi vendendo una cosa senza chiedere nessun permesso o licenza. Se poi le cose non vanno bene puoi benissimo cambiare genere quando vuoi senza problemi.

E’ ovvio che non è così per tutti. I negozi che vedete nei Centri Commerciali e nelle grandi avenidas pagano imposte e sono tutti in regola, ma la maggior parte dei negozietti che vedete nelle stradine secondarie sono come quelli che ho descritto. Ora non sta a me giudicare ciò che è giusto o sbagliato.E’ ovvio però che in questo modo l’evasione fiscale di questo Paese sarà sempre a livelli esageratamente grandi. Ma sembra che questo non interessi molto.

Un’ultima cosa a carattere economico: se comprate un articolo che costa 9.99 R$ non aspettatevi 1 centesimo di resto. Qui non esiste 1 centesimo. O meglio, esiste, ma se chiedo a mia moglie perché non lo danno di resto lei dice che siccome non ha nessun valore il commerciante non lo da. Ora, è vero che un centesimo di Real vale veramente poco, ma è sempre qualcosa, pur se piccolo di valore. E poi in ogni caso è una cosa che è MIA, è mio diritto avere questo centesimo, poi sta a me decidere che valore dargli. E inoltre, pensate ai commercianti, pensate a tutti i centesimi che non danno di resto ma si tengono in tasca (perché il commerciante è furbo, non è bobo come chi compra, sa dare il valore ai soldi). Alla fine dell’anno sarà una bella sommetta, non siete d’accordo? Ma provate a spiegare questo al brasiliano comune. Per lui sarà ancora certo non avere il centesimo di resto, perché… fazer o que?

Franco
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giovedì 11 marzo 2010


Penso che sia la domanda che si fanno tutti gli alunni della scuola dell’obbligo brasiliana. Allora…

in Brasile la scuola è obbligatoria come da noi e dura 8 anni. Si parte dalla 1° serie (che corrisponde alla nostra 1° elementare) fino alla 8° serie (che sarebbe la nostra 3° media). Fin qui non c’è nulla di strano, ma qualcuno ebbe una grande pensata. Nel 1996 lo Stato di São Paulo promulgò una legge conosciuta poi come progressão continuada o aprovação automática. Questa legge, varata da sociologi, insegnati e studiosi (ma mi piacerebbe sapere i nomi di queste persone) dice che non si deve MAI bocciare un alunno che frequenta la scuola dell’obbligo, anche se non studia e non sa niente! Questo metodo è considerato una metodologia avanzata di insegnamento per proporre una valutazione costante, continua e cumulativa, e si basa sull'idea che gli studenti, non essendo mai bocciati, migliorino l'apprendimento.

Ora, io non sono uno sociologo, né uno psicologo e nemmeno uno studioso così intelligente come queste persone, però questo metodo così avanzato mi sembra proprio una grande cazzata, perché, e mi metto nei panni del ragazzino di 10 o 12 anni, se tanto non vengo mai bocciato cosa studio a fare? Per la verità possono essere bocciati gli studenti che frequentano la 4° serie o l’8°, oppure  chi non frequenta le lezioni più del 75% nell’anno scolastico, però è una cosa che succede raramente e in ogni caso a cosa serve bocciare un ragazzo quando arriva all’ultimo anno di scuola? Se non ha mai studiato per 8 anni hai voglia a bocciarlo!

Sapete che mia figlia, che frequenta la 7° serie (2° media) non ha mai avuto e mai avrà compiti da fare a casa? Sapete che non ha libri di testo su cui studiare? Quelli si tengono a scuola, non servono a casa! All’inizio dell’anno scolastico lei deve solo comprare 3 o 4 quaderni, qualche biro, matita, gomme varie e articoli per disegnare come pennarelli e matite colorate. Solo questo, a parte la divisa della scuola, perché questa è importante! Finita l'8° serie è nostra intenzione farla continuare a studiare, ma già sto pensando a come sarà difficile per lei (e per la quasi totalità dei ragazzi brasiliani) quando dovrà frequentare una scuola (forse) più seria dove dovrà sapere, studiare e imparare (forse) molto di più.

Qui è il paradiso dei genitori che spendono quasi niente per la scuola dei propri figli, e lo è anche per tutti i giovani studenti perché qui studiano pochissimo (per non dire niente).

Boh, vai a capire certa gente. E poi sento anche qualcuno criticare la scuola italiana!

Una notizia sempre a carattere scolastico: ieri a Jundiaì, una città dello stato di São Paulo, una scuola municipale ha buttato via centinaia di libri della propria biblioteca. Ma veniamo ai fatti:

Bruno e Vanessa, di 12 e 13 anni,  furono molto impressionati quando videro pile e pile di libri ammassati nel marciapiede della scuola Nassib Cury. Senza pensarci troppo raccolsero quello che poterono e con l’aiuto di amici e genitori li portarono a casa. Alcuni libri sono importanti e parlano della storia della città e hanno il timbro della scuola municipale e alcuni anche della donazione del Rotary Club.

I libri in totale erano 271 e ora sono stati dati a un’altra scuola di quella città. Questo grazie al buon senso di quei ragazzi che hanno capito il valore di quei libri. Il direttore e i dirigenti di quella scuola all’inizio non hanno voluto fare commenti sul perché hanno gettato via tutti quei libri (che voglio sottolineare erano tutti in buono stato), ma poi hanno affermato che erano libri ormai vecchi e che non servivano più. Strano, perché tra quei libri c’erano anche molte enciclopedie, biografie e libri sulla storia del Brasile.

E’ molto strano per me leggere queste notizie perché quando ero in Italia avevo più di 1.000 libri in casa e per venire qui molti di questi ho dovuto regalarli a parenti o amici, e vi assicuro che non è stato facile per me, tanto è vero che i migliori di questi li ho portati (a caro prezzo) qui in Brasile, perché non riuscivo ad abbandonare i miei libri preferiti.

E qui ci sono scuole che buttano via i libri dicendo che non servono…

Franco
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martedì 9 marzo 2010


Per chi non lo sapesse:
SPUTARE NEL PIATTO DOVE SI  MANGIA”
E' un modo di dire riferito a chi, dopo avere beneficiato dei favori di qualcuno, ben presto li disprezza con evidente, egoistica ingratitudine.  (*)
(*) fonte www.proverbi-italiani.com

Ogni tanto mi piace andare a leggere gli altri blog, specialmente quelli di brasiliani che vivono in Italia. Blog di italiani che vivono in Brasile ce ne sono pochi e molti di questi sanno solo parlare di mare e spiagge quindi li trovo poco interessanti. Finora l’unico che seguo è BRASILE DA SCOPRIRE, ma spero che se ne aggiungano altri prima o poi.

Parlando dei blog di brasiliani in Italia ce ne sono alcuni che parlano molto bene del mio Paese, specialmente per quanto riguarda l’arte, la storia o la cucina. Altri blog (pochi per la verità) sanno discutere di ciò che è buono ma anche di quello che non va bene in Italia. Ma ce ne sono alcuni che mi fanno veramente arrabbiare, perché sanno solo parlare male dell’Italia.

Ora, io sono il primo a dire che in Italia le cose non vanno bene. So dei problemi che sta avendo in ambito economico, so che l’Italia è il peggior paese d’Europa per quanto riguarda la tecnologia e riconosco che, in fatto di educazione o di igiene, non siamo certo i migliori. L’Italia non è certamente il miglior Paese del mondo, ma non è però neppure il peggiore!

Come in  tutti i Paesi ci sono cose che vanno bene e altre che vanno male. Ma questo non significa che l’Italia e gli italiani facciano schifo. Eppure leggendo certi blog sembra che sia proprio così.

Ci sono persone che sembra che si divertano a scrivere solo male dell’Italia, senza però vedere cosa succede nel loro Paese d’origine. E’ facile fare come loro, chiunque saprebbe farlo.

E’ facile mostrare un video su una uccisione della camorra e dire “guardate come si muore in Italia”, dimenticandosi però che qui in Brasile la violenza è all’ordine del giorno. Basta guardare il Jornal Nacional della Rede Globo per vedere che qui si muore per motivi inutili tutti i giorni. Sapete quanti omicidi ci sono stati in Italia nel 2006? 621 (*)
Sapete quanti sono stati in Brasile nel 2005? 55.312! Solo a Curitiba morirono assassinate 2.108 persone e “… o Paraná registrou 9530 mortes por decorrência de crime, sendo 3.644 em 2004 e 5.886 em 2005, o que o coloca como quarto estado mais violento, atrás apenas de Rio de Janeiro, São Paulo e Pernambuco” (*)


E’ facile mostrare alcuni video del Grande Fratello o delle liti (combinate o meno) che avvengono in determinati programmi e dire “guardate il livello della TV italiana”, dimenticandosi però che il Big Brother c’è anche in Brasile e che la Rede Globo trasmette 5 novelas al giorno, passa i film migliori dopo le 22.00 e che non ha un vero programma culturale o scientifico.

E’ facile parlare male dei politici italiani dicendo che sono corrotti, dimenticandosi però della corruzione incredibile che avviene qui in Brasile. Ormai è un classico, ma vale sempre la pena vedere:

Quindi a tutte queste persone che sanno solo parlare male della Italia dico: ANDATE VIA, perché pur avendo migliaia di anni di storia dietro alle spalle per voi saremo sempre un popolo barbaro e troglodita.  Andate via dall’Italia, non rimanete più in quel Paese che a voi sembra così orribile. Ma andate via anche dalla Europa, perché persone come voi possono vivere solo qui in Brasile. Non è una cattiveria questa. Ci sono persone che non riescono a vivere in altri posti, non riescono ad abituarsi. Allora tornate qui che di sicuro sarete molto più felici che rimanendo in Italia.

Voglio solo finire con alcune parole dette duemila anni fa da una persona molto più importante e migliore di me:

Dal Vangelo secondo Matteo 7,1-5
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: "Non giudicate, per non essere giudicati; perché col giudizio con cui giudicate sarete giudicati; e con la misura con la quale misurate sarete misurati. Perché osservi la pagliuzza nell'occhio del tuo fratello, mentre non ti accorgi della trave che hai nel tuo occhio? O come potrai dire al tuo fratello: permetti che tolga la pagliuzza dal tuo occhio, mentre nell'occhio tuo c'è la trave? Ipocrita, togli prima la trave dal tuo occhio e poi ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall'occhio del tuo fratello".

Meditate gente, meditate.


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giovedì 4 marzo 2010


Due fatti di cronaca successi ieri che non hanno bisogno di commenti:

a Rio de Janeiro un gruppo di tre persone hanno attaccato un pulmino con a bordo 25 persone dandogli fuoco. Questi i fatti: mentre attraversava la favela Cidade de Deus un uomo lanciò una pietra contro il parabrezza del pulmino facendolo fermare mentre altre due persone, tra cui una ragazza di 15 anni (!), lanciavano una molotov contro il veicolo. Molti dei passeggeri non riuscirono a uscire in tempo e furono così investiti dalle fiamme.  Alcuni di essi, per la maggior parte ragazzi, furono ricoverati all’ospedale locale con ustioni di 1° e 2° grado, alcuni con quasi il 50% del corpo bruciato. Il motivo di questo agguato? Qualche tempo fa la Policia Militar arrestò un trafficante che viveva in quella favela, un certo Leandro da Silva, di 19 anni. I parenti di questo Leandro, suo padre, suo cugino e la moglie di questi (che ricordo ha 15 anni) decisero di attaccare questo pulmino solo per ritorsione all’arresto del loro parente. 13 persone che viaggiavano in quel veicolo ora sono nel reparto intensivo del Ospedale Souza Aguiar con ustioni in tutto il corpo solo perché la Policia ha arrestato un trafficante di droga. Queste persone non c’entravano niente in tutto questo. E’ stato solo un caso che viaggiassero su quel pulmino. Un destino fin troppo crudele.

Altro caso sempre a Rio: un uomo di 47 anni è stato ucciso con un colpo di pistola mentre viaggiava su un pullman della linea urbana da un altro uomo che poi è fuggito, ma che sembra abbiamo già preso oggi. Sapete perché è morto? Perché non ha voluto chiudere la finestrella del suo lato! Mentre viaggiava su questo pullman R.P. da S., aiuto-cuoco di 47 anni, ha avuto una discussione con un altro passeggero per il fatto di non chiudere la finestra, perché sembra che l’aggressore avesse freddo. Durante la discussione, visto che la finestra continuava a essere aperta, questa persona, senza pensarci due volte, ha tirato fuori una pistola calibro 38 e ha sparato alla vittima, fuggendo poi all’arrivo della polizia.

Io non vivo a Rio quindi queste fatti non mi dovrebbero interessare, ma queste cose che succedono, insieme a mille altre che non sto a raccontare, dimostrano una cosa molto inquietante, e cioè che la vita umana qui ha meno valore che in altri posti.

E’ brutto da dire, sicuramente qualcuno non sarà d’accordo, ma è l’unica ragione per cui succedono questi crimini.

Ma tutto questo non ha importanza, perchè Rio sarà e rimarrà sempre una
Cidade maravilhosa
Cheia de encantos mil
Cidade maravilhosa
Coração do meu Brasil

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