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sabato 27 febbraio 2010


Questo blog parla di differenze tra il Brasile e l’Italia quindi ci sono cose, diverse da come sono abituato, che mi piacciono e altre che non mi piacciono.

Oggi parliamo delle cose che mi piacciono. Non starò a parlare del mare, della natura, del sole o delle donne, perché sono cose talmente ovvie che è inutile parlarne. Ci sono invece delle piccole cose, quasi insignificanti, ma a che a me sono piaciute quando sono venuto qui e penso che sarebbe una ottima cosa averle anche in Italia. Ecco un piccolo elenco.

SHOPPING CENTER
Io abitavo in una piccolissima città e c’era solo un centro commerciale della Coop che poteva assomigliare a uno Shopping Center. Era molto piccolo, con pochi negozi e indirizzato principalmente come supermercato. Ma anche andando in altre città la situazione non cambiava molto. A Milano ci sono delle ottime strutture ma sono principalmente indirizzate verso una sola categoria. Esempio Ikea per i mobili o Unieuro per elettrodomestici. Belli, grandi, organizzati bene, ma non sono dei veri centri commerciali. Qui invece sono uno spettacolo per gli occhi! Sono tutti grandi, enormi, con tantissimi negozi diversi, con ristoranti e bar di ogni tipo, con una moltitudine di persone che passeggiano, guardano, confrontano gli articoli, sognano e mangiano! Non c’è che dire: qui i centri commerciali sono bellissimi.

RISTORAZIONE
Io sono italiano e come tutti gli italiani (e non solo) mi piace mangiare bene. Be’, vi assicuro che qui in Brasile si mangia bene. Non tanto dal punto di vista dietetico (non è certamente una comida equilibrata) ma certamente la cucina brasiliana è molto saporita e gustosa. Inoltre c’è una grande particolarità: qui se hai fame stai sicuro che non ha problemi a mangiare a qualunque ora. Ci sono gli shopping center che sono aperti dalle 9.00 del mattino fino alle 10.00 di sera, e lì sono pieni di ristoranti e lanchonete, ma basta anche solo camminare per il centro per trovare chioschi che vendono espetinhos (spiedini in italiano) fantastici! Quando vi viene il classico buco nello stomaco vi posso assicurare che un espetinho de frango insieme a una ottima cerveja brasiliana è una delizia del Paradiso.  State attenti ragazzi, perché se venite in Brasile di sicuro tornerete con qualche chilo in più!

LA BIRRA
Prima abbiamo parlato della cerveja e la birra brasiliana è proprio tra le migliori del mondo. Non sono certo un sommelier né tantomeno un vero esperto di birra, ma è una bevanda che mi è sempre piaciuta e quando ero più giovane adoravo passare le serate in qualche birreria degustando una bella “bionda” insieme a un piatto di patatine o una pizza. Credetemi, non c’è birra belga o tedesca che tenga. La birra brasiliana è ottima, mai troppo secca o amara, e nemmeno troppo dolce o densa. Se vi piace questa bevanda questo è il Paese che fa per voi.

ORARIO NEGOZI
A me dispiace per tutti quelli che lavorano come commessi (io l’ho fatto per 13 anni e so capire) ma devo ammettere che avere un orario continuato è molto comodo. Qui i negozi aprono alle 9.00 del mattino e chiudono alle 18.30. parlo dei negozi “normali” che si trovano nelle vie, perché come ho detto i centri commerciali sono invece aperti fino alle 22.00. E’ molto comodo per chiunque lavori o che abbia poco tempo per comprare qualcosa. Che sia un negozio di scarpe o una panetteria sei sicuro che, anche alle due del pomeriggio puoi trovare quello che cerchi.

LA PIZZA
Mi dispiace ammetterlo, ma la pizza che fanno qui in Brasile è ottima, migliore di quella che ho sempre mangiato in Italia. Che nessuno me ne voglia, sono particolarmente attento ai prodotti tradizionali e alla cucina italiana, ma la pizza che mangiavo in Italia era sì buona, ma mancava sempre di… qualcosa. Non so che cosa, ma non sempre mi soddisfaceva. Qui invece io trovo sempre ottima, in qualunque pizzeria io vada. Forse perché io amo più il “companatico” che il “pane”. Non sono mai stato un fanatico della “pasta” con cui è fatta la pizza, anche se in Italia è certamente migliore, ma ho sempre preferito i vari condimenti e aggiunte come la mozzarella, il prosciutto e chi più ne ha più ne metta! Qui le pizze hanno di solito una pasta molto sottile, ma sopra questa specie di sfoglia c’è ogni ben di Dio! E’ per questo che adoro la pizza qui. Ma a parte questo è veramente buona e, cosa insolita, in qualunque pizzeria io sia andato.

CHINELOS
E’ ovvio che è per una questione climatica, usarli in Italia durante l’inverno è impossibile, ma i chinelos (banalissimi infradito in plastica) sono una benedizione per i nostri piedi, specialmente durante le innumerevoli giornate caldissime che ci sono qui. I chinelos sono comodi, freschi ed economici. Sono adatti sia per passeggiare nelle vie della città sia per rimanere in casa. Sono resistenti, durano a lungo e si trovano in innumerevoli colori. Se venite in Brasile non portate molte cose, perché con un paio di tennis e un paio di chinelos potrete stare sempre comodi e risolvere ogni situazione.
 
LE LAVATRICI
“Ma come – direte voi – in Italia non ci sono le lavatrici?” Certo che ci sono, ma non come qui. Qui in Brasile sono enormi! La mia può lavare fino a 15 Kg e se pensate che quella di mia sorella che era di 7 Kg mi sembrava già enorme potete immaginare questa.  Trovo molto strano che in Italia non ci siano così grandi. Penso che avrebbero successo anche lì. Pensate a quando dovete lavare il piumone in inverno. Io qui lo posso fare. In Italia dovevo portarlo in lavanderia. Pensaci Unieuro!

Bene, questa è solo una piccola lista di alcune piccole cose che ho trovato migliori che in Italia. Come sempre sono cose senza molto valore ma aiutano a migliorare la vita delle persone.
Qualche brasiliano sarà contento di quanto ho scritto ma il prossimo capitolo sarà sulle cose che non mi piacciono, allora forse in quel caso farò arrabbiare qualcuno, ma sempre senza cattive intenzioni.

Aggiornamento: anche per questo post vale il fatto che ero da poco arrivato in Brasile quindi tutto mi sembrava bello e nuovo. Ma col tempo s'imparano tante cose...
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domenica 21 febbraio 2010


Ci sono alcune cose che, pur essendo di poco conto, mi fanno pensare.

Una di questa è la musica brasiliana, o meglio, il tipo di musica che i brasiliani ascoltano.

Ascoltando la radio, sentendo la musica che ascolta chi viaggia o le canzoni che canticchiano le persone, è impossibile non rendersi conto che qui si ascolta MOLTISSIMA musica di cantanti brasiliani. E’ difficile sentire qualcuno ascoltare musica straniera. Per carità, a me piace la musica brasiliana, mi piace il genere MPB e il sertanejo, amo Ana Carolina, Victor e Leo, Bruno e Marrone e tanti altri artisti brasiliani. Mi piace la loro musica e penso che siano dei musicisti molto bravi, di ottimo livello. Però io ascolto anche moltissima musica straniera. Non italiana, badate bene, ma straniera, in particolar modo inglese. Inoltre a me piace la musica etnica quindi nel mio MP3 non manca mai qualche canzone araba, o indiana o celtica. Per avere una idea guardate le canzoni che ho inserito ne "La mia musica preferita" e capirete. Per fare un paragone nel MP3 di mia moglie ci sono 2 canzoni italiane, 1 inglese e 112 brasiliane! Gusti personali, direte voi, ma sarà solo questo? Non può essere una questione di cultura, ma non intesa come "abitudine", ma come "diversa apertura mentale"?

Qui non avviene il contrario.
Le persone ascoltano quasi esclusivamente musica autoctona (che parolone!); in TV passano quasi esclusivamente cantanti nazionali; in radio poi le uniche canzoni straniere che sento sono quelle di Beyonce, Lady Gaga e Black Eyed Peas!

Torno a dire: ben venga la musica brasiliana, ma c’è un mondo intero, un universo di musica fuori dal Brasile, ma qui sembra che non interessi a nessuno. Non vuole essere una critica ma questo atteggiamento del tipo “io sono brasiliano e il resto non mi interessa” l’ho notato in molte occasioni diverse quindi penso che sia proprio una caratteristica di questo Paese. Forse penso questo perché in Italia è esattamente l’opposto, nel senso che si ascolta moltissima musica italiana e artisti come Claudia Pausini, Eros Ramazzotti e Vasco Rossi (tanto per citare i più famosi) hanno sempre tantissimo successo, ma nello stesso tempo si ascolta tantissima musica inglese e americana. Forse troppa per qualcuno, ma in ogni caso questa nostra maggiore “apertura musicale” ci fa conoscere artisti di altre nazioni, quindi stili di vita diversi, idee diverse, modi di fare diversi. E penso che questa conoscenza del diverso sia molto utile nella vita e nell’accrescimento di una persona. Quindi ascoltare musica diversa da quella che siamo abituati è qualcosa di positivo, perché aiuta ad accrescere sia il nostro livello culturale ma anche aiuta ad accettare e conoscere cose che sono al difuori  del nostro mondo.

Forse è anche per questo che gli artisti brasiliani non sono conosciuti in Europa. In Italia nessuno conosce Ivete SangaloJorge Vercilo. Ma perché, pur essendo due grandissimi artisti, non hanno successo in altri Paesi? Forse perché sono loro i primi a non aver interesse a farlo. So che può sembrare un assurdo ma quando vedo persone di così grande talento rimanere chiusi nella loro nazione penso che non sia per una questione di cultura o di gusti diversi (forse agli italiani non piace la mia musica, possono pensare) ma che sia proprio una loro decisione. O meglio, un loro totale disinteresse nel mondo esterno. Forse sbaglio, non so, ma io penso questo.

E questa mancanza di interesse “dell’esterno” si ha anche in ambito letterario. Basta entrare in qualunque livraria del Brasile e cercare qualche libro di autore americano o europeo. Sarà molto difficile trovare ciò che si cerca mentre hanno la collezione intera di Paulo Coelho e di altri autori brasiliani.

Ok, è giusto valorizzare i lavori del proprio Paese, però penso che non si dovrebbe esagerare, perché, come in campo musicale,  oltre a Dan Brown e Stephenie Meyer (alcuni dei pochi autori stranieri conosciuti in Brasile) ci sono una miriade di autori e di libri che meriterebbero di essere conosciuti.

Ma c’è un’altra cosa che trovo strana qui, e cioè che tutto viene tradotto in portoghese. Che sia un titolo di un libro, un film o un piatto tipico qui viene preventivamente tradotto nella lingua locale. Faccio alcuni esempi: qui non troverete mai un Hot Dog, ma un cachorro quente, e qui non andrete al cinema a vedere Twilight, New Moon, ma assisterete a Crepuscolo, Lua Nova. Sono solo esempi e non è nulla di importante, però questa traduzione totale (o quasi) esiste veramente.

E questo mi fa pensare a un pezzo di storia dell’Italia: l’italianizzazione.

Era più o meno il 1930 quando il governo fascista dell’Italia a quell’epoca tentò di “globalizzare” la lingua italiana, cercando di far adottare a tutte le persone l’italiano puro, evitando perciò tutte le parole straniere. Questo con lo scopo di favorire la lingua italiana e fare in modo che tutte le persone potessero parlare e capire la stessa lingua. Non dimentichiamoci che a quel tempo i dialetti erano molto più radicati di adesso e, sempre in quel periodo, vennero ammesse all’Italia regioni “straniere” come il Friuli e il Trentino. Quindi lo scopo forse fu nobile ma questo fece tornare (a mio parere) l’Italia all’età della pietra. Inoltre penso che i dialetti siano qualcosa di positivo e non dovrebbero venire messi al bando (anche se alcune idee leghiste come insegnare il dialetto a scuola mi sembrano esagerate).

Quindi quando vedo queste cose qui in Brasile, quando vedo questa chiusura mentale, mi viene spontaneo chiedermi: ma il Brasile è come l’Italia di 70 anni fa?

Franco
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giovedì 18 febbraio 2010


Proprio oggi ho letto alcuni dati dell’Italia sull’ultimo rapporto ISTAT e la mia innata curiosità mi ha spinto di fare un confronto con il Brasile.
Il problema è che è praticamente impossibile trovare dei dati dello stesso anno. Per esempio non ho trovato i dati del Brasile attinenti al anno 2009, come invece è facile trovare per i dati italiani.

Perciò i dati raccolti non sono validi per un giusto confronto perché le date sono molto diverse fra loro (esempio 2000 per il Brasile e 2009 per l’Italia). Per questo motivo sarei molto grato se qualcuno di voi potesse aggiornarmi con i dati più recenti in modo che possa fare un confronto più equo.
I dati italiani sono stati presi dal ISTAT (Istituto Nazionale di Statistica) mentre quelli brasiliani vengono dal IBGE (Instituto Brasileiro de Geografia e Estatistica).

ITALIA (1) BRASILE (2)
Popolazione 60,4 milioni 189 milioni
Stranieri residenti 7.1% 0.37%
Popolazione con età > di 65 anni 20.2% 5.8%
Popolazione con età fino a 14 anni 14% 29.6%
Figli per ogni donna 1,41 2,3
Età media del primo parto 31 anni 21,6 anni
Vita media uomini 79 anni 68 anni
Vita media donne 84 anni 76 anni
Analfabeti 1.30% 15.7%
(1) dati del 2009
(2) dati del 2000
Come ho detto questi dati servono solo per una mia semplice curiosità e data la differenza di data non possono essere presi per un confronto diretto.

Però qualche considerazione si può fare…

Franco
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mercoledì 17 febbraio 2010


Se qualche italiano dovesse chiedermi qualche consiglio per il suo primo viaggio in Brasile la prima cosa che gli direi è: stai attento ad attraversare la strada!

Qui non è come in Italia che le macchine si fermano quando passi. Avremo tanti difetti ma almeno in questa cosa siamo bravi. Qui non solo devi stare attento quando attraversi una strada trafficata, ma anche quando sei sulle strisce pedonali gli automobilisti non si fermano se ti vedono passare! Giuro che è così perché ne ho la prova diretta tutti i giorni. Da noi è buona norma fermarsi quando vediamo qualcuno aspettare sul lato della strada davanti alle strisce. Qui no. E credetemi, anche se ti vedono sulla strada difficilmente si fermeranno. Quindi la cosa migliore è attraversare dove c’è qualche semaforo pedonale, in modo da essere sicuro di passare nel momento giusto, senza però dimenticare di guardare sempre sia a destra che a sinistra, non avendo mai la certezza che anche in quel caso l’automobilista si fermerà nel vederti, e cercando sempre di essere veloce!

Altro consiglio che posso dare sempre rimanendo in tema di transito è di non litigare con gli altri automobilisti. Noi italiani siamo molto bravi in questo. In auto, anche la persona più dolce e mite diventa una tigre, sbraitando con ogni tipo di turpiloquio e con gesti molto eloquenti il pensiero di quel momento. Qui è meglio non fare questo. Se mentre state guidando qualcuno vi fa arrabbiare, ad esempio tagliandovi la strada, è meglio far finta di niente e non usare parole o gesti offensivi. Perché, se doveste fare questo, nella migliore delle ipotesi potreste correre il rischio di prendere tante bastonate oppure, nel caso peggiore, trovare qualcuno armato che senza troppi problemi vi spara senza pensarci su due volte.

Guardate che non sto esagerando quindi prima di fare cazzate pensateci bene!
Franco
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martedì 16 febbraio 2010


Il carnevale qui è praticamente finito e i brasiliani stanno piano piano tornando alla vita normale di sempre.

Il carnevale, oltre a essere una delle maggiori feste del Brasile, viene anche associato al Samba, grazie alle manifestazioni, famose in tutto il mondo,  delle scuole di samba di Rio, Sao Paulo o Salvador di Bahia.

Ma cos’è il Samba?

Il Samba (non LA Samba come siamo abituati a dire) è un genere musicale, da cui deriva anche un ballo, sorto in Brasile verso la fine del XIX secolo e di chiare origini africane.  Pur esistendo in tutto il Paese con diversi ritmi , specialmente a Bahia, Maranhao, Minas Gerais e São Paulo, il Samba è una espressione musicale tipica di Rio de Janeiro, dove di fatto è nato e sviluppato. Fu proprio a Rio che questo ballo praticato dagli ex-schiavi emigrati da Bahia entrò in contatto con gli altri generi musicali come la polka, il tango e ritmi minori come il maxixe e il lundu. Nel 1917 fu inciso quello che viene considerato il primo Samba: “Pelo Telefone” di Ernesto dos Santos e Mauro de Almedia. Da quel momento il Samba iniziò a espandersi in tutto il paese acquistando una propria nicchia nel mercato musicale.

Pur essendo una derivazione del Samba, altre forme musicali guadagnarono una propria denominazione, come il samba de gafieira, il samba enredo, il samba de breque, il samba-canção, il samba-rock, il partido alto e il pagode. Nel 2007 il IPHAN (Instituto do Patrimônio Histórico e Artístico Nacional) dichiarò il Samba Patrimonio Culturale del Brasile. Oltre ad essere il genere più popolare di questo Paese il Samba è molto conosciuto anche all’estero associato, insieme al calcio e al carnevale, al Brasile. Ora un po’ di storia.

Nel 1896 nello Stato di Bahia ci fu una sanguinosa guerra tra l’esercito della repubblica appena formata e un movimento popolare ideato da Antonio Conselheiro. Questa guerra, conosciuta come Guerra de Canudos, terminò il 5 novembre del 1897 con la totale distruzione dei “ribelli”. Gli ex-soldati di questa guerra iniziarono a popolare i vari morros (colline) dei dintorni di Rio creando così le prima favelas. Proprio da queste favelas, come Mangueira, Salgueiro e São Carlos, si sviluppò il Samba come lo conosciamo noi mentre la prima scuola di Samba sorse nel bairro di Estácio de Sá nel 1928. Rimanendo in tema, le scuole di samba non sono solo luoghi di ritrovo ma sono una equipe di tecnici, coreografi, storici, ballerini, scultori e artisti di ogni genere che nel corso dell’anno preparano la sfilata di carnevale. Inoltre si occupano dei bisogni degli abitanti del quartiere, come la istruzione o la assistenza sanitaria. Non sono quindi delle semplici organizzazioni di spettacolo come molti potrebbero pensare.

A partire del 1930 il samba divenne sempre più conosciuto in tutto il Brasile grazie anche alla radio che promuoveva canzoni di Noel Rosa, Ary Barroso, Lamartine Babo e Braguinha. Sempre in quel periodo Carmen Miranda proiettò il samba a livello internazionale grazie al cinema. Nel 1950 invece nacque la bossa nova, unendo il ritmo del samba insieme a quello del jazz. Il samba continuò a evolversi fino ai giorni nostri creando nel 1980 il pagode e negli anni 90 il samba-rap.

Una considerazione: la musica brasiliana è una delle più diversificate al mondo. In special modo  il samba, che è un genere musicale ampio e complesso. Proprio questa sua grande diversità rese difficile l’imposizione nel proprio paese d’origine di un sistema unico di musica popolare, il cosiddetto POP, come invece è successo nel resto del mondo. Universalmente diffuso attraverso di dischi, radio, tv e video, la musica pop è una produzione industriale che privilegia la forma esteriore al contenuto e viene creata per arrivare al massimo del successo in poco tempo e rimanere in vetta fino alla sostituzione della prossima canzone Pop. Attraverso questo sistema l’industria di intrattenimento rifiuta le differenze e lavora per stabile un linguaggio unico di musica popolare. Proprio per questi motivi le grandi aziende internazionali discografiche ignorano o desqualificano il samba.

Bene, ho cercato di spiegare in poche parole cos’è il samba. Spero di esserci riuscito e di aver provocato in alcuni di voi un minimo di curiosità per approfondire il tema.

Franco

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sabato 6 febbraio 2010


Sinceramente non so rispondere a questa domanda però una cosa è certa: per gli uomini brasiliani le donne sono considerate in modo diverso degli uomini.

Mi spiego meglio con qualche esempio:

quando vado in giro con mia moglie a fare shopping (soldi permettendo!) il commesso, che sia uomo o donna, si rivolge sempre a me anche se le compere le sta facendo mia moglie.

Se vado alla Prefettura o in qualche locale del Governo gli impiegati si rivolgono sempre a me pur sapendo che sono straniero e che non posso capire o intendere tutto quello che dicono.

Oppure un altro esempi: il mio padrone di casa deve arrumar il tetto e altre cose perché la casa è molto vecchia. Mia moglie ha già parlato molte volte con lui ma finora non ha ancora fatto niente, inventato scuse come la pioggia che c’è stata, o la mancanza di tempo o di denaro, o per la semplice dimenticanza o altro. Quando viene qui lui parla sempre rivolto a me, come se fossi io il brasiliano capace di intendere cosa dice o che conosce le leggi e le usanze del Brasile. Oggi lui è venuto a casa mia e questa volta sono stato io a iniziare il discorso e sembra che la settimana prossima inizierà a fare i lavori che servono.

E perché tutto questo? Perché io sono l’uomo di casa!

Per carità, è vero che sono l’unico uomo di questa casa (a parte il mio gatto e un cane maschio) ma sono pur sempre uno straniero che sta morando aqui no Brasil, e anche se capisco un poco di portoghese faccio fatica a capire tutto quello che le persone dicono. Per questo faccio parlare mia moglie. Lei oltre a conoscere la propria lingua madre conosce tutto del Brasile e sa come come funzionano le cose qui, cose che per me invece sono diverse. Inoltre vengo da una Paese, o meglio, da una parte del Paese dove queste cose non esistono.

Quindi questi piccoli avvenimenti mi fanno pensare che i brasiliani, o meglio, gli uomini brasiliani, siano delle persone maschiliste, nel senso che considerano le donne in qualche modo inferiori agli uomini. Non vuole essere una critica né una offesa al Brasile o al popolo brasiliano ma solo una mia considerazione su ciò che vedo vivendo qui.

E questo mi fa pensare che quando dico a mia moglie che i brasiliani sono come i meridionali italiani dico il vero, senza per questo criticare i miei connazionali del Sud.

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