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domenica 19 dicembre 2010


Giusto per fare un piacere a chi dice che parlo solo di cose serie (ma anche a chi pensa il contrario) vi posso annunciare che oggi ho deciso cosa fare da mangiare per Natale. E non dite che non vi interessa perché non ci credo!

A Natale qui in famiglia faremo "l’amico segreto”, cioè un gioco molto legal dove, una volta scritti tutti i nomi dei partecipanti su dei fogliettini, questi vengono piegati e messi in un recipiente. Dopodiché ogni persona dovrà prendere un foglietto, leggere il nome ma non dirlo alle atre persone (per questo l’amico è segreto) e di conseguenza dovrà fare un regalo alla persona che ha pescato. In questo modo ogni persona riceverà un regalo, senza distinzioni, e senza spendere un capitale come in Italia, dove io dovevo fare un regalo alla mamma, alla sorella, a ogni nipote, agli amici, cognati, ecc.

Quindi il 24 dicembre alla sera faremo una cena italo-brasiliana qui a casa mia, nel senso che io cucinerò italiano e mia suocera brasiliano. In questo modo potremo mangiare come maiali senza spendere cifre da capogiro e nello stesso tempo provare cibi insoliti o perlomeno non abituali. Dopo la cena ogni persona darà il regalo alla persona scelta e tutti alla fine  andremo a dormire felici e contenti e con la pancia piena! Ma non è finita.

Siccome alcune persone, a causa del lavoro, non potranno partecipare alla cena della Vigilia, a Natale faremo un pranzo a casa di mia suocera, sempre italo-brasiliano, ma con portate diverse.

Io dico già che quest’anno mi farò più furbo, dato che l’anno scorso, per il pranzo di Natale, abbiamo speso tantissimo e sia io che mia moglie praticamente non abbiamo mangiato niente, dato che eravamo costretti continuamente a preparare e a servire i piatti. Perdipiù, a causa di differenze culturali diverse, io mi sono anche arrabbiato alla fine perché, appena finito di mangiare, tutti gli invitati sono scappati a casa, lasciandoci soli io e mia moglie come due ciule* (*tipica espressione novarese). Quindi questa volta ho già detto a mia moglie che prepareremo e serviremo a tavola, ma faremo le cose con più calma in modo che anche noi potremmo mangiare e condividere il piacere di stare con gli altri.

Se a qualcuno può interessare (!) questo sarà il menù:

ANTIPASTO
Insalata di arance e finocchi - Salada de laranja e funcho
Insalata di pollo, mela e radicchio - Salada de frango, maça e radicchio
Pomodori ripieni di tonno - Tomates com recheio de atum
Cipolline e peperoni in agrodolce - Cebolinhas e pimentao em agrodoce
Tartine varie - Canapè e torradas varias
PRIMI
Penne al salmone - Pene ao salmao
Penne con mascarpone e peperoni - Pene com mascarpone e pimentao
Cannelloni di carne – Canelones de carne
SECONDI
Scaloppine al vino bianco - Bifé ao vinho branco
Arrosto all’ananas - Pernil com abacaxi
CONTORNI
Zucchine ripiene - Abobrinhas com recheio de carne
Patate al forno - Batatas assadas
Carotine al burro aromatizzato - Cenouras com manteiga e especiarias
Insalate varie - Saladas varias
DOLCI
Pandoro con crema di mascarpone - Pandoro com crème de mascarpone
Tiramisu
Pere al vino rosso - Peras ao vinho tinto

Da bere ovviamente acqua, birra, refrigerante e, non può mancare nella tavola di un italiano, vino (argentino per la precisione).

Come vedete nulla di particolare. Le uniche cose che mi daranno lavoro da fare saranno gli antipasti e l’arrosto, per il resto sono cose semplici da preparare.

Colgo l’occasione per farmi un po’ di pubblicità citando il mio blog di cucina, in cui troverete, oltre che a ricette tradizionali italiane come queste, articoli sul pranzo in Italia e al modo di bere e preparare il caffè, sempre in Italia ovviamente. Il blog in questione è (squillino le trombe…)


Quindi a tutti voi Buon Appetito e, ovviamente, un sincero e sperato Buon Natale!
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sabato 18 dicembre 2010


Un video da condividere, da mostrare a chi non conosce queste cose. Un video che fa pensare, che fa paura, che provoca senzazioni spiacevoli. Un video che mostra una realtà che non vogliamo sapere.

E’ pur vero che le persone che sono in quel luogo hanno stuprato o ucciso innocenti, ma come ho detto qualche tempo fa, c’è un limite a tutto. Il fatto è che la situazione che vedrete non è un caso isolato, ma penso che rappresenti la maggior parte delle prigioni brasiliani, anche se spero che non sia così.

Non che in Italia la situazione sia delle migliori, ma a questo livello non credo proprio.

Con l’augurio che nessuno di noi possa vedere realmente queste cose.

Copyright © 2010 - Sistema Brasileiro de Televisão
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giovedì 16 dicembre 2010


E’ dalle 8.00 che sto lavorando e mi sono fermato solo meno di un’ora per mangiare qualcosa. Ho ancora un lavoro da finire e già uno per domani. E sono sicuro che prima di sera mi verrà altro lavoro da fare. Come se non bastasse di sicuro preparerò io la cena (ma questo mi piace). Il che vuol dire che anche stasera, come da un anno a questa parte, alle dieci o alle undici sarò ancora qui a lavorare sul computer. Non so da quanto tempo non riesco a vedere un film o un programma alla televisione.

Il bello è che non posso lamentarmi. Se provo a dire qualcosa todo o mundo briga comigo dicendo che dovrei ringraziare il Cielo per lavorare così tanto, così possiamo pagare tutti i debiti che abbiamo. Io il Cielo lo ringrazio però mi piacerebbe ogni tanto avere un po’ di tranquillità e avere un po’ di tempo solo per me, per fare quello che mi piace, non solo per il lavoro.

E, sempre todo o mundo, è già preoccupato perché per Natale per qualche giorno non avrò lavoro (miracolo!). Quindi ovviamente (per loro) ora io devo lavorare di più per compensare quei pochi giorni di riposo.

Per l’amor di Dio, io sono contento di lavorare, e sono contento di avere tanto lavoro. Vuol dire che qui le cose vanno bene, a differenza di altri posti. Ma il problema è che qui non c’è limite. Può succedere quello che vuoi, può anche venire un alluvione o stare male, ma qui devi lavorare sempre come un cane, perdi più ringraziando Dio che le cose vanno così!

Così non va bene ragazzi. Ci dev’essere un limite in tutte le cose. E’ giusto lavorare, è giusto guadagnare tanti soldini, ma è anche giusto saper dire BASTA. Io vengo da un Paese dove, se oggi hai gia guadagnato abbastanza, sai fermarti e dire “ora penso a divertirmi”. Vengo da una concezione del lavoro completamente diversa dalla vostra, dove ero abituato a rifiutare (se volevo) il lavoro straordinario, abituato ad avere dei diritti che qui mi sembra essere nell’Ottocento. “Ma qui il datore di lavoro ti paga il biglietto del autobus per andare a lavorare.” Ma cosa me ne importa a me se mi paga il biglietto se poi mi fa morire di troppo lavoro!

Imparate a darvi dei limiti ragazzi. Cercate di rilassarvi di più e di pensare a tutte le cose belle che avete in questo grande Paese, e non solo ai soldi. In questo, lasciatemelo dire, avete molto da imparare da noi.
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giovedì 9 dicembre 2010


Leggendo alcuni post di blog brasiliani sembra che l’Italia sia un Paese ormai distrutto, quasi alla fine del mondo, con case e palazzi grigi e vecchi, strade desolate, cielo sempre grigio e senza colori e abitato solo da vecchi e anziani. Secondo alcuni di voi i bambini sono scomparsi dall’Italia, proprio come i dinosauri o le buone maniere. Ma è proprio questo che voi vedete? E’ così che vedete l’Italia? E poi dicono che siamo noi a essere un popolo triste e deprimente!

Voi non vedete bambini giocare per strada perché a noi italiani non piace che i nostri figli giochino per la strada. Preferiamo che giochino in casa, un luogo più sicuro per loro, più controllato. Provate a chiedere a una mamma italiana perché non lascia giocare i propri figli nella strada. Molto probabilmente vi risponderà “Ma non sono mica degli zingari! Hanno una casa e una famiglia e non devono giocare per strada!” Non so se questo sia giusto oppure no, ma credetemi, è solo per questo motivo che non vedete bambini per la strada. O quasi.

Pensate una cosa: mia madre ha 87 anni. Circa 50 anni fa ha avuto il suo ultimo figlio (cioè io), dopodiché ha deciso di non volerne altri (ne aveva già tre) dato che non poteva mantenerli (la mia famiglia è molto povera). Quindi, 50 anni fa, mia madre aveva già in mente il controllo delle nascite. Quante donne brasiliane di oggi, con 20 o 30 anni, pensano a questo? Qui è normale avere tantissimi figli (mia suocera ne ha 7) ed è quasi nomale che una bambina di 13 anni sia già gravida (una ragazza che abita di fronte a me ha 15 anni ed ha già 3 figli, senza essere sposata). In Italia non è così. Forse neanche i miei nonni pensavano così.

Ma non solo. Può sembrare un paradosso, ma non lo è. “In Italia si fanno pochi figli perché gli si vuole troppo bene e i genitori non intendono far loro mancare nulla”, afferma Ermenegildo Ciccotti dell’Istituto degli Innocenti di Firenze. Quindi è proprio questo grande amore che rende questa carenza di nuove nascite. Sapendo che non potranno dare tutto quello che serve ai loro figli le mamme italiane preferiscono non farli. E poi ci sono ovviamente i problemi economici, perché mantenere un figlio costa, e molto (*).

Ma andiamo a vedere un po’ di numeri.
Secondo le ultime rilevazioni dell'ISTAT al 1 gennaio 2010 i giovani fino a 14 anni di età rappresentano il 14% del totale, mentre in Brasile è del 31,8%. Sotto il profilo demografico l'Italia si conferma uno dei paesi con il più basso tasso di natalità al mondo; nel 2009 il numero medio di nascite per donna è stimato a 1,41. In Brasile tale percentuale è del 1,93%. Il 25,4% dei bambini sono figli unici. Più della metà dei bambini (il 54,7%) ha un solo fratellino e la quota di chi ne ha più di uno è scesa al 20%. La percentuale di potenziali genitori che indicano la situazione economica come fattore principale per la decisione di avere o meno un figlio nel triennio successivo è del 49% (*).

Quindi la metà degli italiani pensa, a mio parere giustamente, che proprio per i problemi economici che stanno attraversando in questo (lungo) periodo, è meglio non avere figli, o comunque averne pochi.

Infatti sembra che il primo figlio incide nella misura del 20% sul budget familiare. “Oggi i genitori spendono molto per i bimbi, ma gli stipendi sono inferiori rispetto a 40 anni fa, perché in proporzione si guadagna meno. Lo stile di vita è cambiato e i salari non si sono adeguati: equivalgono ai 2/3 delle medie europee”, spiega Daniela Del Boca economista dell’Università di Torino. E non solo costa mantenerli, ma in Italia le famiglie non possono fare affidamento su aiuti statali. “In Francia lo Stato spende il 3% del Pil per la famiglia - il triplo rispetto all’Italia - e un altro 1% in sgravi fiscali. Più figli si hanno, maggiori sono i vantaggi. Da noi sono le famiglie più povere ad avere più figli. E i bonus dati una tantum non bastano: servirebbero interventi strutturali per ridurre i carichi fiscali sui redditi più bassi(*).

In Italia l’età media della donna al primo parto si è spostata a 30 anni e l’Istat stima che nel 2010 raggiungerà i 31. Per non parlare delle mamme over 40, che sono raddoppiate rispetto a vent’anni fa, tanto che in Italia raggiungono quota 5,6% (contro il 3% di Francia e Gran Bretagna e il 4% in Germania) (*).

E c’è un altro paradosso italiano: da noi le donne lavorano meno (46% contro un obiettivo europeo del 60%) ma fanno anche meno figli. La condizione di casalinghe non aumenta il tasso di natalità. Anzi. Contribuisce ad abbassarlo. Nel resto d’Europa, laddove le donne lavorano di più, cresce il numero dei figli. Perché? “All’estero, le politiche di conciliazione sono iniziate molti anni fa e hanno supportato l’ingresso delle donne nel mondo del lavoro”, commenta Linda Laura Sabbadini direttore centrale dell’Istat per le indagini su condizioni e qualità della vita. “Da noi, invece, sono partite più tardi, tanto che oltre 1/4 delle mamme al primo figlio è costretto ad abbandonare il lavoro”. Già, perché quanto più alti sono i costi di child-care (custodia del bambino), tanto più elevato deve essere il ‘salario di riserva’ ovvero quella retribuzione ‘residua’, al di sotto della quale la donna non ha convenienza a lavorare ma preferisce occuparsi direttamente dei figli. In questo caso, la soluzione ottimale sarebbe il part-time. Ma è uno strumento ancora poco diffuso in Italia. Mentre la precarietà del lavoro, sommata alla crisi, non fa che scoraggiare ulteriormente la procreazione (*).

In poche parole, se la mamma è una casalinga non ha i soldi per mantenere i figli, mentre se lavora non ha i soldi per gli asili e altre strutture di custodia infantile. E dobbiamo anche dire che le mamme italiane non amano affidare i loro figli molto piccoli agli asili, mentre preferisco a ricorrere ai nonni, che anche loro, tutto sommato, amano avere in cura i loro beneamati nipotini.

Altra cosa da tener presente: in Italia le case sono diverse che in Brasile. Là ci sono più palazzi e condomini, e di solito questi edifici hanno un cortile interno. Quindi i bambini che abitano in quei palazzi vanno a giocare in cortile, e non sulla strada dove può essere pericoloso. In Brasile invece sono quasi tutte casette singole, dove di solito vive una sola famiglia. Per questo i bambini si ritrovano insieme nella rua di fronte. Sembra una cosa di poco conto ma spiega, almeno in parte, il perché non ci siano bambini a giocare per le strade.

Questi dati cosa vogliono dire? Una cosa molto semplice: In Italia vedete meno bambini perché ce ne sono di meno che in Brasile e che le abitudini, sia di carattere pratico che sociale, sono diverse dai due Paesi. Io capisco che una persona, nata e cresciuta in Brasile, si possa trovare disorientata in Italia o in qualche altro Paese europeo, ma come vedete c’è sempre una spiegazione logica per tutto. O quasi.

(*) fonte wwwquimamme.leiweb.it Tratto dal numero di marzo 2010 di Donna&mamma
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lunedì 6 dicembre 2010


La fine dell’anno è sempre un periodo dove si fanno rapporti e classifiche sulla vita, sul lavoro e sulla società del proprio Paese. E infatti proprio in questi giorni sono usciti due relazioni molto importanti sull’Italia, precisamente il 44° Rapporto sulla situazione sociale del Paese, sviluppato dal CENSIS (Centro Studi Investimenti SocialI) e la Classifica della Qualità della Vita promossa da Il Sole 24 Ore.

Iniziamo dalla prima, e devo dire che le notizie non sono certamente positive (ma qualcuno si aspettava il contrario?).

Secondo questo rapporto “l’Italia del 2010 viene rappresentata di fatto come un’«ameba», un'entità informe e senza spina dorsale che stenta a prendere coscienza del proprio potenziale e a compiere quello scatto di orgoglio che le consentirebbe di riprendere forza e di guardare avanti. Le motivazioni, secondo i ricercatori, sono da ricercare in diversi fattori: il venir meno dei valori alti che hanno caratterizzato i decenni passati, a partire dalla spinta emotiva ricevuta in eredità dal risorgimento, la delusione per un’economia di mercato che ha disatteso molte speranze, la mancanza di fiducia nella classe politica e nella sempre più marcata verticalizzazione di quest’ultima. 
Gli italiani soffrono di un vero e proprio «calo di desiderio» che si manifesta in ogni aspetto della loro vita: appagati i traguardi che ci si prefiggeva in passato (dalla casa di proprietà che oggi è una realtà per la maggior parte delle famiglie alla possibilità di andare in vacanza o possedere beni) ci si confronta oggi con la frenetica rincorsa ad oggetti «in realtà mai desiderati», come l’ultimo modello di telefonino, magari il quinto o il sesto cambiato in pochi anni. «Tornare a desiderare – fa notare il Censis – è la virtù civile necessaria per riattivare una società troppo appagata ed appiattita». Non a caso tra i segnali in controtendenza vengono citati imprenditori e giovani che lavorano o studiano all’estero, che hanno riversato la loro forma di desiderio nel confronto e nella competitività internazionale.

I dati economici, del resto, non sono confortanti. In Italia, patria della piccola impresa, da qualche tempo sta venendo meno il lavoro autonomo, che ovunque nel mondo è stato il motore che ha consentito l’uscita dalla crisi: dal 2004 al 2009 c’è stato un saldo negativo di 437 mila imprenditori e lavoratori in proprio, con un calo percentuale del 7,6%. E c’è un aumento della disoccupazione tra i giovani che nei primi due trimestri è stato del 5,9%, a fronte di una riduzione media che nel resto d’Europa è stata dello 0,9%. Nel nostro Paese sono 2.242.000 le persone tra i 15 e i 34 anni che non studiano, non lavorano e neppure cercano un impiego, anche per la propensione – confermata da più della metà dei giovani italiani in questa fascia di età - a non accettare lavori considerati faticosi o di scarso prestigio.

L’appiattimento in campo economico va ricercato, secondo il Censis, anche in altri fattori e, soprattutto, nel confronto con quanto accade all’estero. Tra il 2000 e il 2009 il tasso di crescita dell’economia italiana è stato più basso che in Germania, Francia e Regno Unito. Il made in Italy ha perso lo 0,3% su base mondiale, attestandosi su una quota di mercato globale del 3,5%. E a perdere terreno sono stati i comparti a maggiore tasso di specializzazione, dalle calzature ai mobili, che fino ad oggi avevano rappresentato un plus per le nostre esportazioni. E non è tutto: l’Italia è il Paese europeo con il più basso ricorso a orari flessibili (solo l’11% delle aziende con più di 10 addetti utilizza turni di notte, solo il 14% fa ricorso a lavoro domenicale e il 38% a quello del sabato. Ed è inoltre, tra le nazioni del vecchio continente, quella in cui meno si adottano modelli di partecipazione dei lavoratori agli utili dell’azienda: ciò avviene solo nel 3% del totale, contro una media europea del 14.

E poi i mali tutti (o soprattutto) italiani. A partire dall’economia in nero, basata su un’evasione fiscale da 100 miliardi di euro all’anno, che drena risorse pari al 4,7% del Pil. Tra il 2007 e il 2008 l’economia irregolare si stima sia cresciuta del 3,3%. Un’indagine del Censis stesso dice che gli italiani ne sono in parte consapevoli, che il 44,4% di loro la considera il male principale della nostra economia e che più della metà degli interpellati sarebbe favorevole ad un aumento dei controlli anti-evasione. Tuttavia, più di un terzo degli italiani ammette candidamente di non richiedere scontrini o fatture a esercenti e professionisti, soprattutto se questo consente loro di risparmiare qualche euro. Infine c’è il capitolo della criminalità organizzata che in Sicilia, Campania, Calabria e Puglia – che insieme registrano 672 comuni i cui risultano presenti sodalizi criminali che la fanno da padroni - occupa stabilmente più del 54% del territorio totale.” (1)

Per quanto riguarda invece la classifica de Il Sole 24 Ore il risultato non sorprende di certo, dove al traguardo arrivano quasi fianco a fianco: Bolzano con 637 punti e Trento, una frazione dopo, con 636. Sono le due province autonome del Trentino Alto Adige, metre l’ultimo posto spetta a Napoli, con 107 punti. In questo caso possiamo benissimo modificare il detto con “VIVI a Napoli e poi muori”.

E’ strano però notare che, come tenore di vita, il primo posto vada a Milano (e il VCO, la mia zona al 7°… evviva!), mentre sempre Milano, alla voce AFFARI E LAVORO, scenda al 54° posto. Per quanto riguarda i servizi ambiente e salute il posto d’onore spetta a Bologna, mentre per il tempo libero la palma d’oro va a Rimini (sai che novità!). (2)
(2) fonte Il Sole 24 Ore

Quindi uno, per vivere bene in Italia, dovrebbe lavorare a Bolzano, vivere a Milano, ammalarsi a Bologna e divertirsi a Rimini!

Oppure venire a vivere in Brasile come ho fatto io…
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sabato 4 dicembre 2010


Ieri su Globo Reporter hanno trasmesso un bel servizio sull’Italia, o per meglio dire, su modo di vivere di alcune città italiane. In questo servizio, oltre a mostrare alcune bellezze geografiche come la Liguria (Regione che io adoro), architettoniche come Firenze e gastronomiche come lo Strudel (ma avete provato a mangiare un VERO strudel trentino, magari ancora tiepido, accompagnato da una crema alla vaniglia e magari a un bicchiere di moscato bello fresco?), si parlava soprattutto del modo di vivere più lento, meno frenetico di altri Paesi, e come questo sia un piacere in tutti i sensi. E ovviamente come questa forma più rilassante faccia bene alle persone, sia dal lato fisico che psichico.

E’ ovvio che non in tutte le città d’Italia si vive così. La Globo ha preso come riferimento alcune città della Toscana o della Liguria, città con pochissimi abitanti e con una zona rurale abbastanza ampia. Non potevano certo parlare di queste cose facendo un servizio su Milano, perchè là la vita è certamente più frenetica. Però è vero che noi italiani sappiamo vivere meglio di altra gente. Sappiamo gustare, assaporare meglio le cose, siamo più consapevoli di quello che ci circonda. Non per niente il SLOW FOOD(1) è nato in Italia.

(1) Slow Food nasce nella città di Bra, in provincia di Cuneo e si pone come obiettivo la promozione del diritto a vivere il pasto, e tutto il mondo dell'enogastronomia, innanzitutto come un piacere. fonte Wikipedia

A me è piaciuto molto quel servizio (quasi mi sono commosso a vedere le bellezze della mia lontana Italia). Per questo, per chi non ha potuto vederlo, propongo qui due piccoli video di quella trasmissione, in modo da far conoscere anche ad altre persone quello di buono che c’è nel mio Paese.

Buona visione!

© Copyright 2010 Globo Comunicação e Participações S.A.

© Copyright 2010 Globo Comunicação e Participações S.A.
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venerdì 3 dicembre 2010


Scusatemi, so che sto dicendo una grande bobagem, ma i presentatori brasiliani sanno che esistono anche le giacche e le cravatte? Dico questo perché, a parte i conduttori dei telegiornali, la maggior parte dei altri presentatori, che siano giornalisti o no, usano sempre e solo jeans, magliette e scarpe da tennis.

Nulla da ridire su questo tipo di abbigliamento, ma penso che una cosa sia passeggiare con gli amici lungo una spiaggia sorseggiando una buona cerveja, un’altra cosa è condurre un programma televisivo visto da milioni di persone. Ammetto di essere molto chato in queste cose ma penso che la forma sia importante quando si tratta di esporsi davanti agli altri.

Con questo non voglio criticare la professionalità o la bravura di questi conduttori. Tutti sono molto bravi e mi piace molto il loro modo di condurre una trasmissione o di dare una notizia. Però un pizzico di eleganza in più non guasterebbe!

Non me ne vogliano Tiago & Co.
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martedì 30 novembre 2010


Io sono curioso di natura e ogni tanto mi piace andare a leggere gli altri blog per vedere cosa scrivono (non per copiare, ma solo per una innata curiosità). Una delle affermazioni negative che fanno di noi italiani che trovo più spesso è sul fatto che siamo molto legati alle tradizioni, che non sappiamo evolverci, che siamo legati al passato.

A parte che noi italiani abbiamo migliaia di anni di storia e non qualche centinaia come alcuni Paesi, e quindi proprio per questo siamo legati maggiormente al nostro passato, che male c’è nelle tradizioni?

E’ ovvio, ci sono cose che necessitano di essere attualizzate, rese più moderne, e altre invece no. Una cosa per esempio che qui trovo fantastica, quasi fantascientifica, è la rapidità con cui vengono aggiornate le operazioni bancarie sul proprio conto corrente. Qui in Brasile è praticamente in tempo reale. Se io per esempio faccio una transferência da una conta poupança a una conta corrente state pur certi che basta aggiornare la pagina del sito della propria Banca per vedere direttamente online il nostro movimento appena effettuato. In Italia una cosa così ce la sognamo! Mia madre ha un conto ancora attivo presso la Banca Intesa e credetemi, se io prelevo dei soldi oggi dal suo conto dopo 15 giorni ancora non vedo il prelevamento fatto. E’ una cosa assurda, che porta l’Italia effettivamente a livelli preistorici. Perdipiù non capisco il perché di questa terribile defiance (il Brasile mi fa bene, perchè sto diventando meno grosso: avrei voluto dire questa terribile cagata!), visto che abbiamo tecnologia e risorse in teoria migliori di quelle brasiliane. Eppure è proprio così.

Quindi questo è un esempio di qualcosa che l’Italia deve cambiare, deve evolversi. Ma non è tutto così. Ci sono cose che vanno mantenute come sono.

Parliamo per esempio di cucina, che è un argomento a noi italiani sempre molto caro. Facciamo un esempio per riuscire a capirci: per fare il risotto alla milanese ci vuole il brodo di carne. Immaginiamo che qualche cuoco estroso voglia farlo col brodo di… tartaruga. Si potrebbe chiamarlo ancora risotto alla milanese? Certamente no, perchè la vera e unica ricetta del risotto alla milanese prevede il brodo di carne, e non di pesce o di altri animali. Ma allora non si può fare il risotto col brodo di tartaruga? Certo che si può fare, ma non chiamatelo risotto alla milanese, chiamatelo risotto-fatto-col-brodo-di-tartaruga, o risotto Pinco e Pallino!

Rimaniamo ancora in campo alimentare per fare un altro esempio. Noi italiani abbiamo inventato la DOC (Denominazione Origine Controllata), la DOP (Denominazione di Origine Protetta), l’IGP (Indizazione Geografica Protetta) e anche la STG (Specialità Tradizionali Garantite). Sono tutte sigle, normative e denominazioni varate dall’Unione Europea  atte a proteggere la tipicità di alcuni prodotti alimentari. Cioè il nome o il marchio di tale prodotto designa un prodotto originario di una regione e di un paese le cui qualità e caratteristiche siano essenzialmente, o esclusivamente, dovute all'ambiente geografico (termine che comprende i fattori naturali e quelli umani). Tutta la produzione, la trasformazione e l'elaborazione del prodotto devono avvenire nell'area delimitata. Per fare un esempio, la mozzarella di bufala campana, per aggiudicarsi tale nome, deve essere prodotta in Campania. Si può fare la mozzarella per esempio in vento? Certo che si può, ma non può essere chiamata mozzarella di bufala campana, anche se il latte dovesse provenire da bufale della Campania.
Quindi vedete che non tutte le tradizioni sono da buttare. Come ho detto ci sono cose che l’Italia dovrà cambiare se non vuole rimanere troppo indietro con le altre nazioni più evolute. Ma ci sono cose che non vanno cambiate. Allora prima di dire bobagem io consiglio a certe persone di pensare bene prima di scrivere qualcosa, proprio per non fare brutta figura (questo vale anche per me, è ovvio).

Per fortuna, come ho detto nel mio post precedente, ci sono persone che sanno essere obiettive e vedere le cose negative che in ogni caso, ogni nazione possiede, ma anche le cose positive che esistono sempre in qualcun luogo.


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venerdì 26 novembre 2010


parlate bene dell’Italia.

Questo vuole essere un piccolo ringraziamento per tutti quei brasiliani che, pur vivendo lontano dal loro Paese, sanno apprezzare tutte le cose buone che ci sono in Italia. Perché sì, credeteci o no, in Italia non è tutto ruim! Come ho già detto una volta, questo blog è nato per colpa di mia moglie, che fin dall’inizio affermava che gli italiani erano tutti metidos e maleducati, perlomeno più dei brasiliani, anche se poi ho scoperto che il termine esatto è grosseiros, non maleducati (e mi viene spontaneo chiedere per quale motivo abbia sposato un italiano, ma lasciamo perdere). Come se non bastasse, sempre all’inizio, trovavo molti brasiliani che parlavano molto male di noi italiani, a volte con giusta ragione e altre no. Inoltre mia figlia è molto orgogliosa di essere brasiliana, e ogni giorno in casa ogni scusa è buona per fare a gara di chi è migliore, se l’Italia o il Brasile (brincando ovviamente).

Quindi potete ben capire perché ogni tanto parlo male del Brasile. E’ quasi un riflesso condizionato: tu parli male di me, io parlo peggio di te. E potete anche capire come mi faccia piacere ogni tanto leggere cose buone sull’Italia e su noi italiani proprio da persone brasiliane. Come dire… stai a vedere che non siamo poi così male come dicono!

Quindi ho fatto un “copia e incolla” da tre blog che ho trovato per caso tra ieri e oggi (eh sì… tra un lavoro e un altro riesco a trovare anche il tempo di fare quello che mi piace, cioè oziare!). Leggendo questi post è come una boccata di aria fresca in questo caldo tropicale. E’ qualcosa che mi fa bene e che quindi ringrazio con cuore queste amabili persone che, oltre a parlar bene della mia lontana Italia, mi aiutano in qualche modo in questo mio mondo di straniero.

Spero che le autrici di questi blog (sono tutte donne, chissà perché) non me ne vogliano se ho copiato qui parte del loro lavoro, ma penso di aver fatto le cose giuste menzionando sia il blog, che l’autore che il titolo del post. In ogni caso sono pronto a cancellare tutto quello che non è gradito, basta dirlo.
Um abraço a todos!
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MANGIA CHE TI FA BENE...  di Claudia Contieri – La casa è caduta
Se alguém pensa naquela imagem estereotipada das gordas mamas italianas à volta de uma mesa cheia de filhos gordinhos e pais também gordos comendo muita pasta e bebendo muito vinho, está bem enganado... kkkkk exceto pela parte comendo e bebendo muito...

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Ainda não vi ninguém gordo por aqui... só tem gente muito bonita e muito magra... italianos principalmente, mas também espanhóis, alemães, orientais, árabes, etc.
Como pode????????

Eles comem pra caramba.... as porções são muito grandes, e pior ainda, só massa... é “pasta e pane tutti i giorni”... Carne???? Nem cheiro...raríssimo... As pizzas são individuais, só que quase do tamanho de uma pizza grande que a gente come em 3 ou 4 pessoas. A quantidade de pasta individual equivale à metade do que minha mãe faz pra nós quatro lá em casa... E ainda tem os doces... cada um mais calórico que o outro... e todos costumam comer sobremesa!!!! E aqueles produtinhos básicos light e diet que encontramos tão facilmente no Brasil... nem de longe se acha em nenhum mercado... Isso tudo sem falar no vinho e cerveja que eles bebem muuuuuito...

É Deinha... estou lendo o livro que vc me indicou... mas não sei não... “Come potrò diventarmi magra in questo paesi”????? kkkkkkkkkkkkkk

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Descobrindo as Delícias... di Carla Guanais Branchini - Sonhos na Itália
          Antes de vir pra cá já ouvia muitas histórias de mulheres que vieram para a Itália e engordaram, por não resistires às delícias e tentações da culinária italiana. Já bateu o medo, porque só pela ansiedade e a distância do eu marido, os 7 meses que ficamos longe, engordei 4 kg. O que seria de mim aqui na Itália? hahahah 

          Ainda não me pesei, mas estou controlando minha boca também! Mas como a maioria das refeições fazemos em casa, numa dieta normal, praticamente equilibrada, pecar de vez enquando não resistindo às tentações não é o fim né? 

           O que mais me deixou fascinada foram os sorvetes, i gelati... ai ai ai ... 

           Bem que a Liz (do livro Comer, Rezar e Amar) falou! É simplesmente divino! Maravilhoso! Não dá pra resistir, nem no frio e chuva como estava nesses dias.

          
 Tento sempre provar sabores diferentes, os que mais me agradaram até agora foram os de noccioli (avelãs), o pistacchio (pistache) e a de noce (nozes). Sou apaixonada por todos os tipos de castanhas e os sorvetes são irresistíveis. Cremosos, consistentes e bem servidos.

                
E os doces das pasticcerias? Gente, é coisa de louco para uma formigona que nem eu! hahaha 

                Sabe o que tenho percebido de diferente? A qualidade. Tudo tem muita qualidade, feito com produtos de qualidade. Os sorvetes e iogurtes por exemplo, todos são feitos com frutas de verdade, tem gosto da fruta, e não aquele gosto artificial, de aromatizantes. E eu como uma boa química, sempre leio rótulos, de tudo. E a maioria não tem corantes nem aromatizantes artificiais. Vejam os do Brasil. Quase tudo...

              
 Os doces recheados, a maioria é com creme de ricota, e não aquele creminho de maisena sem graça..hahahah... 

               Agora entendo a qualidade de vida dos italianos. Está na mesa! hahaha

              
 E as pizzas? Bem, diferentes das brasileiras, claro. Pra quem gosta de muito recheio, muito queijo, etc, vai achar a daqui sem graça. Aqui se encontra pizza a cada esquina, a qualquer hora do dia (tem 2 na frente de casa!). Se come individualmente. Cada um compra a sua e come a sua..hahahah.. Tem a massa fina e crocrante, mas isso pode variar também. Olha o Tiago aí na próxima foto, nós comendo pizza em Como:

                 
Bem, deu água na boca!  Sei que terei muitas delícias a descobrir, só tenho que controlar a boca para não estourar no peso. hahahah... 

                  Baci, e até mais!

… E hoje acordei e estava nevando! Vi neve pela primeira vez, acordei feliz, mesmo tendo de ir trabalhar, no frio, às 6 da manhã! (É, tô trabalhando, depois conto essa parte!).

            E nesse um mês tive ótimas experiências. E várias impressões sobre a Itália, sobre Milão, sobre ser uma estrangeira aqui, entre outras coisas.

            Eu com um mês de "casa", a nova casa, óbvio tenho muito mais impressões boas do que ruins. Isto digo pois tenho encontrado muitas pessoas (estrangeiros, claro) que estão aqui 7, 4, 2 anos e acabam falando mais mal do que bem, mas mesmo assim continuam aqui. Por que será que isso acontece?

O legal daqui é:
  • o lindo idioma
  • a cara antiga da cidade, do país e de toda sua história
  • a elegância das pessoas
  • as coisas baratas no supermercado
  • as roupas baratas em lojas (algumas, claro! haha)
  • produtos eletrônicos e carros baratos
  • a prestatividade e receptividade dos italianos
  • estar no centro de Milão e ouvir uma porção de línguas de uma vez, por tanto estrangeiro que aqui estão em busca de um sonho, ou em busca de uma vida melhor
  • andar de bicicleta seja para onde for e seja qual idade se tem
  • a perceptível mudança da estação do ano
  • a neve
  • o Duomo que não canso de admirar
  • o centro de Milão à noite
  • Brioches alla crema
  • Nutella
  • Queijos e vinhos
  • Sorvetes
  • Pizza
  • ecc...ecc..ecc..ecc..
O ruim é:
  • o frio é frio de verdade
  • os italianos fumando em tudo quanto é lugar
  • não se encontrar quase nada aberto no domingo
  • horários de ônibus limitados
  • engordar de tanta coisa boa pra comer...hahahaha (até meu item negativo vem de uma coisa boa)
  • a burocracia de certos serviços públicos
  • Berlusconi, kkkk
  • a saudade da família e amigos do Brasil
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Bem, todo mundo sabe que quando chega o inverno, a gente se enche de roupa né. Já fica parecendo um bugio de tanta coisa que a gente coloca pra se esquentar! Aff

Imaginem aqui que tem que se proteger do vento, da neve e da chuva ao mesmo tempo. Tem que ser um super casaco!

SÓ QUE AQUI as mulheres são pequenas, magras, mignons, e ficam muito bem com esse tipo de casaco que tem em TODAS AS LOJAS e todo mundo tem...
Gentem, vocês não tem noção do que é isso! É uma praga fashion! Tem de todas as cores e tipos, até metalizado eu vi! Todo mundo usa! Você fica parecendo um bife a rolê!!! OMG


Essa semana foi a semana da correria dos documentos pra nossa legalização aqui. Pro meu filho poder estudar, foi pedido um Codice Fiscale, algo como nosso CPF, que fomos fazer na Agenzia delle Entrate, que não sei se tem algum órgão semelhante no Brasil. Aqui tudo tem que pegar senha. Até no supermercado pra fazer uma pergunta tem que pegar senha ¬¬

E não foi diferente quando fomos fazer o Codice Fiscale. A GRANDE DIFERENÇA entre aqui e aí no Brasil é: Aqui o atendimento é rápido. Não se faz corpo mole. Apesar de termos várias pessoas antes de nós pra serem atendidas, não gastamos mais que meia hora esperando.

Fiquei só relembrando as vezes que eu tinha que ir ao Banco do Brasil, com 2 pessoas antes de mim e perdia no mínimo 2 horas esperando atendimento. Bem igual né?

Aqui o painel de senhas FALA a tua senha e NÃO REPETE A CHAMADA. Comeu bola? Dançou! Pega outra senha! Os atendentes não esperando nem 5 segundos pra chamar a próxima pessoa. Bravo! Adorei! Pelo menos raiva a gente não passa por ter que perder um dia inteiro em filas pra ser atendido! BRASIL, ACORDA!

Uma coisa que ADOREI saber que existe são os sabões líquidos pra cada tipo de roupa! Tem o específico pra roupas escuras e pretas, tem aquele somente para roupas coloridas e também o que é só pra roupas brancas, que deixa o branco mais branco (até parece comercial de sabão em pó hauhauha)

Os perfumes são deliciosos e REALMENTE permanecem na roupa depois de secas!

Por que ninguém por aí pensou nisso? As donas de casa agradeceriam!

A parte mais legal e que me fez sentir a maior caipira do mundo foi o banheiro do aeroporto heheheh
Esqueçam os banheiros de todos os locais públicos no Brasil. Isso não existe lá. São branquíssimos, impecáveis (e não fica nenhuma senhorinha ali dentro controlando a limpeza) e o mais interessante é que SEMPRE TEM papel higiênico disponível, inclusive ao lado do vaso podemos usar um SANITIZADOR de assento, pra não termos que 'forrar' o vaso pra sentar, né. E além disso, nem precisamos puxar a descarga, porque ela funciona sozinha. Automática! Luxo total!  :) Desculpa, gente, não sei se sou só eu, mas não estou acostumada com essas coisas não! hehehe Adorei!
A parte doméstica também é cheia de surpresinhas! Já paguei vários micos (e não faz nem 1 semana que estou aqui).

Primeiro que aqui existe coleta seletiva de lixo e o negócio funciona mesmo. Ainda não me acostumei e me perco totalemente.

Aqui também NÃO SE JOGA papel higiênico no lixo. Vai tudo pra dentro do vaso. Por quê? De acordo com o marido, é porque assim o banheiro não fede. o.O E realmente, aqui não tem fedor de lixo em nenhum lugar. Quando expliquei pro marido que no Brasil não se faz isso, primeiro ele fez a maior cara de nojo, e depois ele compreendeu porque os banheiros dos hotéis que ficávamos sempre entupiam hahahaha Diferenças culturais né, fazer o que!

E na hora de limpar, como se faz??? Se passa aspirador e depois pra passar pano, NÃO EXISTE RODO!!! OMG, será que eu que sou índia? Ainda não aprendi como se faz pra puxar a água de um cômodo quando se lava, mas pra passar pano, tem uma vassoura com as cerdas bem duras, que grudam no pano, e pasmem, é 1000 vezes mais fácil de usar do que o rodo! Ponto pros italianos!

Pra terminar, porque o post tá ficando grande, a última coisa espantosa que vi foi no supermercado. Pra manusear frutas e verduras, TODAS as pessoas usam luvas descartáveis, que ficam em uma caixinha logo abaixo dos saquinhos plásticos! Detalhe que NÃO SE APERTA os produtos aqui. São todos perfeitos, sem machucados ou amassados! Cada um escolhe o que quer, vê o preço, digita o preço na balança e cola a etiqueta no saquinho. Tudo sozinho. Será que esse esquema funcionaria no Brasil??? hehehehe
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mercoledì 24 novembre 2010


Guardate com’è strano il Mondo e come ognuno vede le cose im modo differente: in un mio post precedente avevo scritto che una delle cose che mi mancavano di più dell’Italia era il suono delle campane delle innumerevoli chiese che esistono nelle città (solo vicino a me c’enerano quattro).  Era una cosa che mi ha accompagnato fin dalla mia nascita e che ho sempre trovato piacevole. Mi piace il suono delle campane e non mi davano nessun fastidio (e se pensate che in Italia le campane vengono suonate ogni mezz’ora con un tocco, poi vengono suonate le ore, poi le celebrazioni come messe e funerali, ecc ecc potete ben capire che nel Bel Paese le campane suonano spesso). Però a me piacevano!

In Brasile invece le campane proprio non piacciono!

Leggo sul Correio Braziliense: Paróquia São Pedro Alcântara vai recorrer da proibição de badaladas do sino.

In poche parole cosa è successo? Questa piccola chiesa di Brasilia quattro volte al giorno, per chiamare i fedeli alle messe, suona appunto le campane, precisamente alle 8:25, alle 12:00, alle 18:00 e alle 18:30. I parrocchiani di quel quartiere, disturbati da questo “terribile” suono, hanno denunciato tale atto vandalico al Tribunale dell Giustizia. Il Tribunale, osservando giustamente le regole, ha mandato dei tecnici presso quella chiesa per vedere (o meglio, sentire) se effettivamente questo suono è così fastidioso come dicono. I tecnici, con la strumentazione adeguata, hanno dimostrato che il suono prodotto dalle campane della Chiesa di São Pedro Alcântara effetivamente hanno un livello decisamente elevato, arrivando a 56 db, mentre il massimo livello sonoro nell’area residenziale di Brasilia è di 50 db. Di conseguenza il Tribunale ha ordinato di modificare le campane in modo di ridurre il rumore emesso, ma il problema è che l’unico modo di ridurre tale rumore è di cambiare interamente le campane, collocandone di più piccole. Ma ovviamente non è una cosa semplice da fare, anche perchè quelle campane sono un regalo ricevuto proprio dalla Chiesa Cattolica. In questo caso il Tribunale ha condannato la chiesa a paghare 1.000 reais cada tocco di campana ci dovesse essere!

Ora, io non voglio commentare sul fatto che le campane (per me) non sono un rumore fastidioso, né fare commenti su questi parrocchiani rompiballe, né tantomeno parlare del fatto che con tutti i problemi di Giustizia che ci sono in Brasile questo sarebbe proprio il male minore, ma guardate una cosa: secondo le linee guida dell'Oms, il rumore durante la notte non dovrebbe superare i 50 decibel per i problemi cardiovascolari, mentre per non soffrire di disturbi del sonno dovrebbe essere sotto i 42 decibel e per non sentirsi irritati o tesi sotto i 35 decibel, il suono di un sussurro. Per fare qualche esempio, partiamo dal suono più tenue, quello del battito di una farfalla, che è pari a 5 dB. Una conversazione a voce “normale” fa registrare 30 decibel e il rumore della pioggia 50. Ben più elevato è il rumore dell’aspirapolvere, 85 dB, forte quanto quello che si rileva in una strada di traffico medio che è pari a 90 dB. Ma anche una conversazione animata può disturbare orecchie e sistema nervoso di chi ascolta: si possono toccare i 60 dB, che è più o meno la stessa intensità della tv o della radio a volume alto. (1)


Quindi cosa vuol dire, che in quel quartiere non possiamo usare l’aspirapolvere o la macchina perché fanno troppo rumore? Io ho il mio vicino che sente la Tv a un livello pazzesco, per non parlare di tutte quelle auto che passano con un impianto da 1.000 watt a manetta. Cosa dovrei fare con loro?
Giuro ragazzi, ci sono cose di questo Paese che proprio non capisco!
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martedì 23 novembre 2010


Leggo oggi sul Corriere della Sera: Lula, sommerso dai regali, rischia di soffocare!

Da quanto sembra l’attuale Presidente del Brasile ha ricevuto, durante i suoi otto anni di mandato, circa 760 mila regali! Per la precisione 760.440! E ovviamente ce ne sono per tutti i gusti, da una spada di oro rosso tempestata di diamanti, rubini e smeraldi donatagli dal re dell’Arabia Saudita Abdullah Bin Abdulaziz Al-Saud a un sbattitore da cucina ricevuto pochi giorni fa da due cittadini anonimi. Per non parlare di 80.000 (avete letto bene: ottantamila) quadri d’autore e di 642.977 documenti (fra cui lettere, film e foto).

Per poter trasportare tutte queste cose servirebbero 11 camion ma soltanto classificare e depositare in un magazzino questa enorme quantità di oggetti costituirebbe per il presidente e la moglie Marisa una spesa insostenibile.


Tadinho neh???
Sono quasi tentato a dargli il mio indirizzo così può dare a me parte di questo suo problema (sono molto generoso quando voglio) ma penso che sarebbe solo tempo sprecato.

Anche dire che potrebbe usare questa abbondanza di doni ricevuti per aiutare chi ha meno di lui, e in Brasile sono a milioni, ma sarebbe troppo demagogico e banale.

Quindi Parabens Presidente Lula! Spero che il prossimo Natale nessuno ti faccia un regalo, nemmeno una scatola di cioccolatini, per non peggiorare la tua situazione.

Ma se hai bisogno d’aiuto per smaltire tutte quelle cose conosco molte persone che non vedrebbero l’ora di fare qualcosa per te.
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sabato 20 novembre 2010


Tempo fa, navigando come sempre su internet, mi sono imbattuto in un blog dove si parlava di come”fazer morrer um italiano de raiva”. L’ho trovato molto divertente e ne prendo spunto per dire cosa a me fa veramente morire di rabbia:
  1. Mischiare tutte le pietanze nel piatto. Non c’è niente di più nojento che vedere qualcuno mangiare riso, fagioli, carne, pasta e insalata insieme. Neanche il mio cane mangia così!
  2. Non comportarsi bene in tavola. Gridare, non usare le posate, far cadere il cibo o le bevande sulla tavola, stare scomposto sulla sedia e altre cose simili. E’ maleducazione.
  3. Dire che le altre comidas sono migliori di quella italiana.
  4. Dire che non siamo capaci a vestirci. Ma fatemi il piacere!
  5. Dire che solo i nostri vestiti invernali sono belli, mentre quelli estivi lasciano a desiderare. Forse perché da voi sembra Carnevale tutti i giorni!
  6. Dire che noi invece di parlare sappiamo solo gridare.
  7. Dire che noi italiani non siamo persone pulite, solo perchè non stiamo mezz’ora sotto la doccia come voi.
  8. Pensare solo al lavoro e ai soldi. Pensavo che voi brasiliani eravate più rilassati, ma invece sembra che il vostro primo interesse sia dinheiro, dinheiro e dinheiro.
  9. Pensare che il Brasile sia il Centro del Mondo e che qui sia tutto meraviglioso, mentre tutto il resto fuori non merita attenzione.
  10. Entrare in una loja e essere assalito ogni minuto da una miriade di venditori. Non sapete come sia bello entrare in un negozio e guardare con calma quello che ci interessa, senza avere un avvoltoio dietro di voi che non aspetta altro di vendervi qualcosa, e chiedere informazioni solo quando servono.
Be’… per ora sono solo queste le cose che mi fanno arrabbiare. Appena ne trovo altre le aggiungo.

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giovedì 18 novembre 2010


Dopo quasi un mese di silenzio (ho appena fatto trasloco, scusatemi) e dopo aver parlato abbastanza bene del Brasile andiamo a raccontare un fatto che ha quasi dell’assurdo (anzi, togliamo il quasi).

A Sorocaba c’è un ospedale molto grande che copre 48 municipios (città) della omonima Regione, l’Hospital Regional. Oltre a essere importante per la vasta zona che appunto copre è un ospedale in piena regola dotato di tutte le strutture per curare ogni tipo di malattia, dalla influenza al cancro.

(A questo punto apro una parentesi per dire che proprio in questo ospedale, quando mia madre ha dovuto fare una TAC, hanno fatto entrare anche me nella sala insieme a lei perché dovevo tranquillizzarla e tenerle ferma la testa – era molto nervosa. Ovviamente senza nessuna protezione per me. E anche nella Santa Casa di Votorantim, quando mia madre ha dovuto fare una radiografia al braccio, ho dovuto entrare insieme a lei per tenerle fermo l’arto. E anche in questo caso non avevo nessuna protezione contro le radiazioni. Ma in questo Paese la sicurezza non è certo il punto forte.)
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domenica 24 ottobre 2010


Riporto parte di una notizia letta sul Corriere della Sera, dove si parla della mancanza di figure professionali in Italia.

In quest’articolo si legge che: “… Mancano installatori di infissi, panettieri, pasticceri, sarti ma anche falegnami e cuochi: per le aziende italiane nel 2010 sarà difficile reperire il 26,7% delle figure professionali delle quali hanno bisogno: è quanto emerge da uno studio della Confartigianato che elabora i dati del Rapporto 2010 Excelsior-Unioncamere secondo il quale a fronte di circa 550.000 nuove assunzioni previste per l'anno le aziende avranno difficoltà a coprire oltre 147.000 posti.”

“Nonostante la crisi economica e l'aumento della disoccupazione, soprattutto giovanile, ci sono mestieri quindi per i quali il posto di lavoro è sostanzialmente assicurato e questo avviene prevalentemente per le attività tipicamente artigiane. Su circa 1.500 nuovi installatori di infissi necessari alle aziende - si legge nella ricerca - ne mancano all'appello oltre l'83% mentre per i panettieri artigianali (attività faticosa soprattutto per gli orari notturni) è difficile coprire il 39,4% dei 1.040 nuovi posti. Senza considerare attività comunque richiestissime come quella dell'infermiere, la Confartigianato, guardando alle proprie aziende, sottolinea la carenza di gelatai e pasticceri (mancano il 29,1% dei 1.750 cercati dalle imprese) ma anche di sarti e tagliatori artigianali (manca il 21,9% dei 1.960 specialisti richiesti dalle aziende). Difficile anche reperire estetisti e parrucchieri (vuoti il 21% dei posti) e falegnami specializzati (mancano il 19,8%). Meno complicato trovare baristi (mancano il 14,2% dei 7.030 posti disponibili) e camerieri (resta vuoto il 14,1% dei posti offerti dalle aziende).”

“Per i giovani insomma restano poco appetibili i cosiddetti «posti in piedi» ovvero quelli tipicamente manuali e senza una scrivania. Mancano il 13,3% dei 26.900 muratori chiesti dalle aziende mentre per i macellai i posti che restano vuoti sono il 10,3%. E se come ha sottolineato ieri il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi il mercato è ancora «opaco» per quanto riguarda la possibilità di conoscere le offerte delle aziende e i profili disponibili resta quella delle «conoscenze» la strada maestra per entrare in azienda. Secondo lo studio Confartigianato che elabora su questo dati Istat l'aiuto di amici, parenti e conoscenti è stato determinante per l'ingresso nel lavoro del 55,3% dei giovani tra i 15 e i 34 anni nuovi occupati. La richiesta diretta al datore di lavoro ha riguardato il 16,6% dei nuovi assunti mentre il 6,8% è entrato in azienda grazie a inserzioni sulla stampa e alla ricerca sul web. Il 6,1% dei giovani nuovi occupati ha iniziato una attività autonoma mentre il 4% si è fatto conoscere in azienda tramite uno stage o un tirocinio. Il 3,8% dei nuovi assunti è stato segnalato da scuole e università mentre il 3,1% è passato attraverso una agenzia per il lavoro. I centri per l'impiego pubblici sono stati decisivi solo per l'1,5% dei nuovi occupati giovani. Sono passati per «altri canali» il 2,9% dei nuovi assunti (fonte Ansa).”

Cose che sapevamo già, ed è anche per questo motivo che in Italia ci sono tanti immigrati, perché ormai gli italiani non hanno più voglia di fare certi lavori. Il che può essere una chance per chi sa fare questi mestieri e vuole trasferirsi in Italia, ma pensateci bene, perché la vita di un immigrato non è per niente facile.

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sabato 23 ottobre 2010


Un mio amico, lasciando un commento a un mio post, mi ha chiesto se fosse una buona idea lasciare l’Italia per venire a vivere in Brasile. Siccome è una domanda molto importante e le cose da dire sono molte penso che sia giusto riservarle un post vero e proprio.

Iniziamo innanzitutto a dire che ovviamente dipende da persona a persona. Quello che per me può essere facile non lo può essere per qualcun altro, e viceversa. Ognuno di noi ha le proprie idee, i propri sogni e le proprie ambizioni, quindi dare una risposta definitiva a questa domanda penso che sia proprio impossibile.

Quindi io posso dire cosa per me ha significato venire a vivere in Brasile, cosa mi è piaciuto e cosa mi ha dato fastidio.

Tempo fa una mia amica, Barbara Bueno, una brasiliana che vive a Firenze, aveva posto lo stesso dilemma: vale la pena lasciare tutto quello che ha costruito in Italia per tornare a vivere in Brasile? Io le avevo risposto, riassumendo e semplificando al massimo, che tutto dipende da quello che lasci e da quello che trovi. Nel suo caso dissi che non valeva la pena, perché lei in tutti gli anni di vita in Italia era riuscita a costruirsi una buona vita, con un buon lavoro e un guadagno ragionevole. Anche suo marito faceva un buon lavoro (non ricordo più quale però) e i suoi figli studiavano in una buona scuola. Quindi lasciare tutto quello per tornare in Brasile, solo per uno spirito patriottico (“sono nel mio Paese”) mi sembrava un errore. E infatti ancora adesso vive felicemente in Toscana!

Per me è stato diverso. In Italia io avevo tantissime piccole cose (piccole ma che per me erano importanti e che qui mi mancano) ma non avevo niente di concreto: il mio lavoro era molto semplice e poco remunerativo; la casa era piccola e in affitto; il conto corrente era sempre in rosso. E, cosa più importante, le possibilità di migliorare erano praticamente nulle, a meno che di vincere alla Lotteria!
Quindi io ho lasciato molto poco in Italia, a parte la famiglia, e sempre pensavo che, in ogni caso, qui in Brasile non sarei potuto stare peggio.

Ma io sono stato fortunato. Grazie alla famiglia di mia moglie, qui in Brasile ho lavorato fin dal primo giorno, e anche se non è stato facile abituarmi subito mi ha permesso di guadagnare quel tanto che basta per poter vivere senza morir di fame e pagare le spese della casa.

Quindi il primo consiglio che posso dare a chi decidesse di trasferirsi in Brasile è di venire qui con la sicurezza matematica di trovare un lavoro, o meglio ancora, di avere un lavoro già dall’inizio, qualunque che fosse, perché è vero che qui in Brasile la vita costa meno, ma senza soldi non puoi vivere, quindi…

Altro consiglio è di portare con sè più soldi possibili. Partiamo sempre con l’idea che stiamo iniziando una nuova vita qui, quindi dobbiamo comprare o affittare una casa e comprare tutto quello che occorre, dalla carta igienica al televisore. E siccome qui i finanziamenti sono qualcosa di assurdo, con tassi di interesse allucinanti (circa il 4/5% mensile, il 60% annuale!) è ovvio che la cosa migliore è avere un po’ di soldi da parte e acquistare “a vista”, approfittando anche del cambio più o meno favorevole. Quindi prima di venire pianeggiate bene la cosa e cercate di risparmiare il più possibile, perché anche 10 euro in più fanno la differenza.

Un’altra cosa da considerare è che per venire in Brasile dovete lasciare l’Italia. Sembra ovvio questo ma c’è qualcuno che non pensa a questo. Per poter venire in Brasile io ho dovuto lasciare tutto quello che avevo, che anche se era poco era tutto quello che avevo. E ovviamente ho dovuto comprare di nuovo tutto qui. Il che vuol dire che, nell’eventualità io non mi trovassi bene in Brasile non avrei potuto tornare indietro, perché non avrei avuto la possibilità di ri-comprare tutte le cose che avevo e che servivano per vivere. Per venire qui ho dovuto lasciare il mio lavoro, e non potevo ritornare dopo qualche mese o un anno e averlo di nuovo, né tanto meno avrei potuto cercare un nuovo lavoro considerando la crisi che c’è stata (e che forse c’è ancora) in Italia e anche la mia età (quasi 50 anni) e il mio scarso livello scolastico (3° media). Ho dovuto vendere la mia macchina (anzi, regalare) e non avrei potuto, perlomeno non subito, acquistarne un’altra. Per non parlare dei mobili, degli accessori e di tutte quelle cose che compongono una casa. Ho dovuto anche dare via molti miei vestiti perché qui non avrei usato (ma in Italia sì).

Quindi questa è un’altra cosa molto importante da considerare: prima di venire in Brasile (o in un altro Paese) pensate che non avrete la possibilità di ritornare in Italia. La possibilità di crearsi una nuova vita si ha una volta sola, certe occasioni non si hanno tutti i giorni. Quindi pensate, pensate molto bene a quello che state facendo.

Un’altra cosa da considerare è che qui avrete bisogno di un plano de saude nel caso avreste bisogno si supporto medico, perchè la Sanità pubblica qui è qualcosa di indecente, perlomeno per i livelli che ero abituato io in Piemonte. Quindi una volta in Brasile preparatevi a spendere perlomeno  300 Reais al mese per un buon plano, e vi assicuro che sono soldi spesi bene.

Alla fine può sembrare solo un problema di soldi trasfersi in Brasile, e in effetti, a costo di sembrare freddo, cinico e calcolatore, è proprio così. Senza soldi non puoi vivere né in Italia né tanto meno in Brasile o in un altro posto. Per questo consiglio di avere un lavoro, quindi un guadagno sicuro, sin dal primo giorno. E consiglio anche di portare con sè abbastanza soldi per comprare le cose che servono e per le emergenze.

Ma c’è anche un’altra cosa da considerare, perché per me è stato così. Dovete pensare che venite qui per vivere e non per passare le ferie. Dovete pensare che qui sarete un extra-comunitario in un Paese straniero, e quindi dovrete accettare tutte le leggi, le abitudini e i costumi di questo nuovo grande Paese. Sembra facile far questo ma vi assicuro che non è così. Questo è molto strano e ancora adesso non riesco a capire perché ho avuto (e ho ancora) così tante difficoltà ad accettare tutte queste cose nuove. Per 5 anni io passavo le mie vacanze qui In Brasile, a casa di mia moglie, quindi pensavo di conoscere le abitudini e le usanze brasiliane. Ma invece, una volta stabilitomi qui, le difficoltà di accettare tali differenze sono diventate evidenti, facendomi a volte litigare con mia moglie su quale Paese fosse migliore. Come ho detto prima di stabilirmi qui conoscevo già molte abitudini dei brasiliani, dal modo di mangiare e di vestire al modo di fare una casa o di lavorare, ma in qualche modo sembra che abbia dimenticato tutto quanto e che ogni cosa che succede qui mi sembra sbagliata (o perlomeno mi sembrava migliore in Italia). Quindi pensate anche in questo: se venite in Brasile sarete una persona straniera in un Paese straniero, e tutto quello che succede qui, ma proprio tutto, qualunque idea, abitudine o modo di fare, voi dovrete accettarla. Non pensate di venire in Brasile e vivere come in Italia, mangiare come in Italia e fare le stesse cose che facevate in Italia. Può sembrare esagerato ma per me è stato così.

Allora torniamo alla domanda iniziale: ne vale la pena? Vale la pena lasciare il proprio Paese per farsi una nuova vita qui? Io penso che non ci sia una risposta precisa, ma che valutando tutte le conseguenze, tutti i pro e i contro, tutto quello che occorre fare, considerando tutto quello che lasciamo e tutto quello che possiamo trovare, che sia buono o cattivo, allora penso che si possa fare la scelta giusta. E poi solo il Tempo, o Dio o il Destino potrà dirci se è stata effettivamente la scelta migliore.


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martedì 12 ottobre 2010


Qualche tempo fa la rivista americana Time ha pubblicato un articolo sulla “fuga di cervelli” che avviene ogni anno in Italia, cioè sul triste fatto che moltissimi giovani sono costretti a cercarsi un lavoro all’estero per il semplice motivo che in Italia non vengono presi in seria considerazione.

Già in un altro post avevo trattato questo argomento, e questo nuovo articolo non può far altro che sottolineare quanto sia vera questa triste situazione. Quindi per tutti quelli che ancora adesso pensano di andare in Italia per farsi un futuro… be’, forse non è proprio il posto adatto.

Riporto qui alcune parti di tale articolo, ma considerando il mio pessimo inglese è meglio che, a chi interessa, vada a leggere direttamente dal sito (l’articolo completo lo trovate qui).

“… I motivi degli abbandoni non sono cambiati molto da quando l'ultima ondata di emigranti sbarcava in America per fare la loro fortuna più di un secolo fa. Ma questa volta, invece di contadini e lavoratori manuali l'Italia sta perdendo i suoi migliori e più brillanti giovani laureati per colpa di un decennio di stagnazione economica, di un mercato del lavoro congelato e di un sistema radicato di clientelismo e nepotismo.

… Prendete Luca Vigliero, un architetto di 31 anni. Dopo la laurea presso l'Università di Genova nel 2006 e non riuscendo a trovare un lavoro soddisfacente in Italia, si trasferisce all'estero, lavorando prima per un anno presso l'ufficio “Rem Koolhaas for Metropolitan Architecture di Rotterdam” e quindi di accettare un lavoro a Dubai nel 2007. In Italia, il suo curriculum non aveva tratto alcun interesse!. A Dubai fu rapidamente promosso. Ora lui sovrintende un team di sette persone. "Sto lavorando a progetti per i musei, ville, centri culturali, master plan," dice. "Ho una carriera". La fuga dall’Italia ha anche permesso a Vigliero di accelerare i suoi piani di vita. Lui e sua moglie hanno avuto un figlio nel mese di settembre. Se fossero rimasti in Italia, dice che non sarebbe stato in grado di permettersi i bambini presto. "Tutti i miei amici in Italia non sono sposati, hanno davvero il lavoro di base, vivono con loro genitori," dice. "Qui, c'è un futuro,ogni anno qualcosa succede. Nuovi piani, nuovi progetti. In Italia non c'è vento, tutto è fermo."

… Gli italiani senza formazione universitaria ottengono spesso un lavoro lavorando in nero, facendo ogni sorta di lavoro. Ma laureati - o più in generale, quelli con aspirazioni più alte – serve molto più tempo per trovare un lavoro che si adatta alle loro qualifiche. Il tasso di disoccupazione tra i laureati italiani con età 25-29 è del 14%, più del doppio del resto d'Europa e molto superiore a quella dei loro coetanei meno istruita.

… Gli italiani hanno una parola per il problema: gerontocrazia, o la regola da parte degli anziani. molta dell’economia è orientata verso la cura degli anziani. Mentre il paese spende relativamente poco per l'edilizia abitativa, la disoccupazione e la cura dei figli ha mantenuto alcune delle pensioni più elevate in Europa. Questo squilibrio si estende nel settore privato, dove le gilde nazionale e una cultura radicata di anzianità hanno messo i lavori migliori fuori portata dai giovani.

… L'Italia ha sempre sofferto sotto un sistema gerarchico, con i giovani che vengono rinviati ai posti di comando fino a quando è il loro momento di prendere le redini. "Non sono considerati esperti, sulla base di curriculum vitae, sulla sua capacità o in base alle tue capacità, ma solo sulla base di età," dice Federico Soldani, 37 anni, un epidemiologo che ha lasciato Pisa nel 2000 e ora lavora a Washington, DC, per la Food and Drug Administration. "Quando sei sotto i 40, sei considerato giovane.”

… Il sistema ha funzionato - in una certa misura - fino a quando l'economia era in crescita… Ma con la crisi esteso il mercato del lavoro si è fermato. Alcune professioni - come la posizione lucrativa del notaio - è così limitata che il lavoro è diventato quasi ereditario. In un Paese in cui è costruito il successo sui rapporti e di anzianità, solo gli amici ei figli delle elite hanno la possibilità di arrivare al successo.

… Per il resto, vuol dire che di posti di lavoro sono scarsi, sottopagati e senza responsabilità. Quando Filippo Scognamiglio, 29 anni, segretario della Associazione Italiana MBA NOVA, confrontando le retribuzioni nette per la stessa posizione negli Stati Uniti e in Italia, ha rilevato che un italiano con un MBA (Master of Business Administration) che ha scelto di rimanere a Italia guadagna solo il 58% di quello che avrebbe guadagnato all’estero. "È più facile per avere successo negli Stati Uniti se hai il talento e la voglia di mettere nello sforzo di quanto non sia nel mio paese," dice. Ma non è solo pagare meglio che attira giovani emigrati italiani: è anche l'occasione per sfuggire a posti di lavoro noiosi che coinvolgono compiti principalmente meccanici e la progressione di carriera appiattita. "Se sei giovane in Italia, sei un problema, in altri paesi, si è visto come una risorsa", afferma Simone Bartolini, 29 anni, copywriter creativo a Sydney. Lasciò Roma nel 2007, a seguito di un cambiamento di gestione alla sua ditta di pubblicità. "Ogni mia idea veiva respinta», dice Bartolini. "Tutto è stato un no. Appena ho commesso un errore, sono stato sotto la luce". In confronto in Australia, dove Bartolini ha lanciato una carriera di successo, in Italia semplicemente non sapevano che farsene della sua perona. "Hanno bisogno di esecutori", spiega Bartolini. "Non hanno bisogno di pensatori".

… Così il paese è intrappolato in un circolo vizioso. Silvia Sartori, 31 anni, ha cercato il ritorno a Treviso, dopo aver lavorato in Asia per quattro anni. Dopo un anno di inutile ricerca di lavoro, tornò in Cina, dove ora gestisce 3 milioni di dollari di sovvenzione della Commissione europea per la costruzione di verde. "E 'qualcosa in Italia non avrei mai potuto fare, a meno che non avessi 45 anni efossi la figlia di qualcuno importante o la sua amante," dice. "Ho dato l'Italia una seconda possibilità", dice. "Hanno bruciato".

Cosa poter aggiungere? Questo è uno dei motivi che mi hanno portato in Brasile: qui ho una seconda possibilità di fare qualcosa. Qui posso migliorare. In Italia no.
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giovedì 7 ottobre 2010


Ci sono cose che, pur non essendo pertinenti con quel che facciamo, sono di un interesse tale che è giusto condividerle con altri, in modo che altre persone possano conoscere e apprezzare cose che non conoscevano.

Io ho trovato questo film per caso e me ne sono innamorato subito.

Home è un documentario su ambiente e cambiamento climatico di Yann Arthus-Bertrand, prodotto da Luc Besson, diffuso contemporaneamente il 5 giugno 2009 nelle sale cinematografiche di 50 paesi, in concomitanza con la giornata mondiale dell'ambiente. Concepito come un reportage di viaggio, è realizzato quasi interamente con immagini aeree.

Home denuncia lo stato attuale della Terra, il suo clima e le ripercussioni a lungo termine sul suo futuro. Un tema che viene continuamente espresso lungo tutto il documentario è quello del delicato e fondamentale collegamento che esiste tra tutti gli organismi che vi fanno parte.

Il documentario inizia con le riprese di grandi paesaggi vulcanici spiegando la connessione che esiste tra le alghe monocellulari e la nascita della vita sul nostro pianeta.

Successivamente, il documentario approfondisce tematiche riguardanti le attività dell'uomo e sui nefasti effetti che queste stesse attività producono sull'ecosistema. Partendo dalla rivoluzione agricola ed il suo impatto sulla natura, vengono affrontate le questioni riguardanti il petrolio, l'industrializzazione, le città e le disuguaglianze sociali, che non sono mai state così grandi quanto nel nostro tempo. L'attuale situazione degli allevamenti di bovini, la deforestazione in Amazzonia ed in altre parti del mondo, la carenza di prodotti alimentari e di acqua pulita, l'eccessiva estrazione di materie prime e la sempre maggiore richiesta di energia elettrica sono alcuni dei temi trattati. Città come New York, Las Vegas, Los Angeles, Mumbai, Tokyo e Dubai sono mostrate come esempio di pessima gestione con i loro ingenti sprechi di energia, acqua e cibo. Lo scioglimento dei ghiacciai e l'essiccamento delle paludi e dei grandi fiumi vengono mostrati attraverso le riprese aeree effettuate in Antartide, al Polo Nord ed in Africa, denunciando l'aumento della emigrazione di massa e dei rifugiati nel caso in cui non vengano subitaneamente prese le adeguate contro misure.

A questo punto del documentario viene posta l'attenzione sul riscaldamento globale ed il buco dell'ozono. HOME ci spiega come lo scioglimento dei ghiacciai, l'innalzamento del livello del mare e il cambiamento meteorologico non hanno solo a che fare con il terzo mondo ma che, continuando di questo passo, molto presto interesseranno anche le regioni più sviluppate. Per circa tre minuti del film vengono forniti i dati sulla situazione attuale che vengono visualizzati mediante grandi scritte bianche su sfondo nero.

La conclusione del film cerca di essere al tempo stesso positiva e propositiva. Il documentario, dopo aver mostrato le terribili conseguenze di alcune attività umane sul nostro pianeta e sul suo ecosistema, fornisce indicazioni riguardo alle energie rinnovabili, la creazione di parchi nazionali, la cooperazione internazionale tra le varie nazioni in merito alle questioni ambientali come risposta agli attuali problemi che affliggono la terra.

Home è stato girato in varie fasi a causa della vastità delle aree riprese. Ci sono voluti oltre diciotto mesi di tempo per completarlo. Il regista, Yann Arthus-Bertrand, un cameraman, un ingegnere di macchina e un pilota hanno volato su di un piccolo elicottero attraverso varie regioni in oltre cinquanta paesi. Le riprese sono state effettuate in alta definizione "Cineflex" con le telecamere sospese ad un giroscopio stabilizzato da una sfera fissata su una rotaie posta sulla dell'elicottero stesso. Queste telecamere, originariamente preggettate per scopi bellici, sono automaticamente in grado di ridurre le vibrazioni contribuendo in questo modo a catturare immagini molto stabili e pulite tanto da far sembrare che le riprese siano state effettuate con metodi tradizionali quali le gru o i carrelli. Dopo praticamente ogni volo, le registrazioni venivano immediatamente controllate assicurandosi in questo modo che fossero di altissima qualità. Quando tutte le riprese sono state completate, Besson e il suo staff hanno impiegato oltre 488 ore per editarlo e montarlo.[1]

[1] fonte Wikipedia

Il film è in italiano ma su internet è disponibile su YouTube in altre cinque lingue (francese, inglese, spagnolo, tedesco, russo, arabo e italiano). Come sempre in portoghese non esiste ma un internauta brasiliano lo ha tradotto e pubblicato su YouTube. Peccato che sia diviso in piccolissime parti di 10 minuti ciascuno! In ogni caso penso che valga la pena vederlo.

Buona visione!








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